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Semestre europeo. Renzi alla Camera presenta i “Mille giorni” per le riforme: “Sfida al Parlamento per migliorare Paese”

Dal 10 settembre 2014 al 28 maggio 2017, un arco di tempo nel quale individuare “come cambiare il fisco, quale tipo di infrastrutture inserire nel decreto ‘sblocca Italia’, come intervenire nella PA”. E poi ancora l’emergenza immigrazione, il vertice sul lavoro spostato e le ambizioni europee. Così il premier ha illustrato alla Camera le linee programmatiche del semestre europeo a guida italiana. 

“L’Europa non è il luogo delle autorizzazioni. Se l’Italia fa l’Italia, credo che il processo di unificazione europea possa decisamente cambiare e in modo molto rapido. Forti delle nostre ricchezze, forti della qualità del nostro lavoro”. Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, questa mattina ha presentato alla Camera le linee programmatiche del semestre anche in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno.

Parlando delle recenti elezioni europee, Renzi ha spiegato che, “chi oggi immagina che il gap di democraticità dentro l’Europa si colma e si recupera semplicemente indicando Juncker o un altro a fare il presidente della Commissione, vive su Marte. È accaduto che un pezzo intero – ripeto: un pezzo intero – della comunità civile europea non è andato a votare. È accaduto che chi è andato a votare ha spesso espresso un voto profondamente ostile non solo e non tanto all’idea europea ma al modo con il quale quell’idea è stata esplicitata in questi anni. La discussione di giovedì sera sui nomi deve partire da questo giudizio. Deve partire dal fatto che il vulnus che si è creato nelle istituzioni europee si colma soltanto con la politica e che non basta un ‘copia e incolla’ tecnocratico per riuscire a risolvere il problema che l’Europa oggi ha davanti e che o l’Europa ne è consapevole oppure rischiamo di perdere una chance, un’occasione storica”.

Per il premier non sarà dunque sufficiente “avere una moneta in comune”, non basterà “avere un Presidente in comune”, non basterà neppure “avere una fonte di finanziamento in comune”: “O noi accettiamo l’idea di avere un destino in comune e dei valori in comune – ha detto Renzi – oppure perdiamo non il ruolo dell’Italia in Europa, perdiamo il ruolo dell’Europa davanti a se stessa”. Allacciando il discorso all’emergenza immigrazione, parlando degli sbarchi sulle nostre coste, Renzi ha detto che “se noi dobbiamo sentirci dire, di fronte a ciò che è accaduto anche in questi mesi in Europa: questo problema non ci riguarda, tenetevi la vostra moneta ma lasciateci i nostri valori, perché il valore di rispetto di una mamma che partorisce e dopo sei ore muore con il suo figlio, e che non può essere un’emozione subitanea per cui il Governo e la Commissione si recano in un’isola e poi, però, soltanto al Governo viene lasciato il compito di affrontare quella vicenda, se c’è questo atteggiamento qui, sia chiaro che l’Italia rivendica i suoi valori e chiede, a partire dal vertice di venerdì mattina, che l’operazione Mare Nostrum sia un’operazione inserita nella dinamica di Frontex, anzi di Frontex plus, come viene definita a livello di Commissione europea, chiede che ci sia la sensibilità per andare a intervenire laddove si deve intervenire”.

Passando poi alle questioni più strettamente economiche e ricordando la richiesta da parte di Germania e Francia di poter sforare nel 2003 il tetto del 3%, il premier ha rimarcato: “Noi non chiediamo di violare la regola del 3 per cento. Come la Germania di allora però, noi vogliamo smettere di vivere l’elenco delle raccomandazioni come una lista della spesa che tutte le volte ci capita fra capo e collo e che sembra essere una sorta di elenco di cose da fare, quasi che questo trasformi l’Europa in una vecchia zia noiosa che ci spiega i compiti da fare e che noi possiamo semplicemente cercare di elencare ed enucleare facendo poi di volta in volta il meglio che possiamo fare. Ecco perché – inizio a entrare nella seconda parte del ragionamento, vale a dire nel ragionamento che riguarda più il semestre a guida italiana – l’Italia intende presentarsi in questo semestre con un pacchetto unitario di riforme e l’occasione mi è preziosa anche per poter dire in modo molto sintetico che questo pacchetto di riforme rende giustizia anche di alcune critiche che sono state espresse comprensibilmente e giustamente, magari – al Governo in questi primi tre mesi, anzi quattro mesi ormai”.

Passando a questioni più interne, Renzi ha poi lanciato al Parlamento la sfida dei ‘mille giorni’ per le riforme. “Dico qui che il semestre di Presidenza italiana deve essere l’occasione per un pacchetto di riforme cui darei innanzitutto un riferimento cronologico: ci prendiamo, dopo i primi cento giorni più o meno scoppiettanti, un arco di tempo che sia sufficiente – potremmo definirlo medio periodo in politica più che in economia – di mille giorni, dal 10 settembre al 28 maggio, 10 settembre 2014 – 28 maggio 2017, inseriamo cioè un arco temporale ampio sul quale sfidiamo il Parlamento. Il punto è che noi vi proponiamo un arco di tempo quasi triennale nel quale individuare punto per punto – questo sarà il lavoro da fare entro il 1o settembre 2014 – ciò che noi, in modo molto esplicito, proponiamo ai cittadini, non genericamente le riforme, ma come vai a cambiare il fisco, quale tipo di infrastrutture inserisci nel decreto ‘sblocca Italia’ e nell’arco della programmazione triennale, come intervieni, dai diritti all’agricoltura, dalla pubblica amministrazione al welfare, come in questi mille giorni sei nelle condizioni di sfidare, in una logica positiva e propositiva, il Parlamento a migliorare il Paese”.

Infine, sul lavoro, “il vertice sul lavoro l’abbiamo spostato alla fine del semestre e non più all’inizio, e lo abbiamo fatto pensando sia a motivi interni sia esterni”, ha detto Renzi. Che ha proseguito: per quanto riguarda i motivi interni, “speriamo che il parlamento riesca entro la fine del semestre ad approvare il disegno di legge delega – jobs act – che è la vera sfida sul lavoro”. “E poi ce n’è uno esterno: fare l’appuntamento sul lavoro l’11 luglio avrebbe impedito di fare una verifica seria del programma garanzia giovani”. Da questo punto di vista, aggiunge il premier, “è chiaro e lo diremo giovedì al Consiglio europeo, la garanzia giovani non può rimanere appesa per aria. Nessuna stabilità possibile se l’Europa non si preoccupa della disoccupazione. Non c’è possibile stabilità se non c’è crescita in Europa. La stabilità senza crescita diventa immobilismo. Mi fa ridere chi dice che viola il trattato chi parla di crescita, viola il trattato chi parla solo di patto di stabilità. Il trattato ci impone di guardare alla stabilità e alla crescita come elementi che si tengono insieme. In questi anni le politiche economiche hanno fallito per questo”. 

QS – 24 giugno 2014

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