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Riscaldamento globale. «A rischio estinzione animali e piante comuni»

Sempre meno spazio per piante e animali a causa dei cambiamenti climatici. Metà delle piante più comuni e un terzo delle specie animali rischiano di vedersi dimezzare lo spazio vitale entro fine secolo: è il drammatico scenario descritto sulla rivista Nature Climatic Changes da un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’università britannica dell’East Anglia.

La ricerca però una possibile strada per migliorare la situazione: basterebbe una riduzione minima delle emissioni di gas serra per migliorare di molto la situazione. ”Mentre esistono molti studi relativi agli effetti dei cambiamenti climatici sulle specie rare o in via di estinzione, sappiamo poco degli effetti sulle specie più comuni”, ha osservato Rachel Warren, responsabile della ricerca.

Analizzando la situazione attuale e prevedendo la distribuzione futura di oltre 50.000 specie tra piante e animali molto comuni in tutto il mondo, i ricercatori prevedono che lo spazio vitale, ossia la distribuzione di circa il 57% delle piante e del 34% degli animali, si ridurrà della metà entro il 2080.

”La nostra ricerca – ha proseguito Warren – prevede che il cambiamento climatico ridurrà la diversità delle specie esistenti, anche di quelle molto comuni che si trovano nella maggior parte del mondo. Questa perdita di biodiversità su scala globale impoverirà notevolmente la biosfera e la ricchezza che ci forniscono gli ecosistemi”.

Si tratta di una previsione realizzata considerando di mantenere le stesse emissioni di gas serra che si registrano ora, quindi senza considerare eventuali politiche per la mitigazione del riscaldamento globale, ma che non tiene neanche conto di possibili fenomeni negativi come lunghi periodi di siccità, oppure pestilenze: ”una perdita di vegetazione colpirebbe molto gli animali che potrebbero soffrire oltre le previsioni”.

Lo studio però rileva che un eventuale inversione di tendenza nelle emissioni, ossia una riduzione anche minima rispetto agli anni precedenti, entro i prossimi 10 o 15 anni porterebbe a ridimensionare di circa la metà la portata della perdita di spazio vitale. ”La buona notizia – ha concluso Warren – è che la nostra ricerca fornisce nuove prove di come azioni per ridurre le emissioni di CO2 o altri gas serra possono limitare la perdita di biodiversità attraverso la riduzione dell’aumento della temperatura media globale di solo 2 gradi anzichè 4. Ciò consentirebbe anche di guadagnare tempo, fino a quattro decenni, permettendo a piante e animali di adattarsi alle restanti 2 gradi di aumento della temperatura mondiale”.

14 maggio 2013

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