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“Sì alla manipolazione degli embrioni umani”. Londra, la svolta divide. Via libera a team inglese dopo l’esperimento in Cina: “Studieremo nuove cure”. “Sarà eugenetica”

Marco Cattaneo. Kathy Niakan e i suoi collaboratori del Francis Crick Institute di Londra potranno alterare geni di embrioni umani per studiare le cause dell’infertilità e dell’aborto spontaneo. Prima al mondo, la Human Fertilisation and Embryology Authority, l’autorità britannica per l’embriologia e la fecondazione umana, ha autorizzato i ricercatori a condurre esperimenti di modifica genetica sugli embrioni, dopo aver a lungo valutato la richiesta della biologa, soppesando le implicazioni etiche di un progetto di ricerca probabilmente destinato a suscitare polemiche.

Esperta di biologia dello sviluppo, Niakan ha spiegato già nelle scorse settimane che l’obiettivo ultimo di questi studi è «capire quali siano i geni necessari perché un embrione umano si sviluppi con successo dando origine a un bambino sano. E la ragione per cui è così importante è che aborti spontanei e infertilità sono estremamente diffusi, ma non ne capiamo bene i meccanismi ». Su 100 uova fecondate, infatti, appena la metà raggiungono lo stadio di blastocisti, una struttura composta da circa 200-300 cellule, 25 si impiantano correttamente e 13 superano i tre mesi di sviluppo. Allo stadio di blastocisti, che si raggiunge intorno a una settimana dalla fecondazione, alcune cellule sono già state indirizzate per svolgere specifici ruoli: alcune vanno a formare la placenta, altre il sacco vitellino, che svolge le funzioni nutrizionali nelle prime fasi dello sviluppo, e altre ancora finiranno per dare vita a un bambino.

Per il momento i meccanismi con cui si svolge questo processo non sono chiari, ma si sa che in questa fase ci sono alcune porzioni del nostro Dna molto attive. Niakan e colleghi disattiveranno alternativamente geni per capire esattamente quali siano essenziali durante queste fasi precoci dello sviluppo embrionale. Gli embrioni, provenienti da donazioni, saranno distrutti dopo una settimana e — secondo le indicazioni della Hfea — non potranno in alcun modo essere impiantati per far nascere un bambino.

In realtà non è la prima volta che embrioni umani vengono sottoposti a modifiche genetiche. Già nell’aprile scorso il gruppo di Junjiu Huang all’Università Sun Yat-sen di Guangzhou, in Cina, aveva pubblicato su Protein & Cell i risultati dei primi esperimenti di manipolazione, eseguiti senza grande successo nel tentativo di correggere un gene per l’emoglobina per prevenire la talassemia. L’articolo era stato però respinto sia da Nature che da

Science, sulle cui pagine erano apparsi appelli a non perfezionare la tecnica usata dal team cinese prima che fossero stabiliti confini ben precisi al suo uso, dato il rischio di eugenetica dietro l’angolo. Quella stessa tecnica, battezzata CRISPR-Cas9, era comunque stata dichiarata da Science, a dicembre, l’innovazione rivoluzionaria dell’anno. In uso già da qualche tempo, permette di intervenire sul Dna con il cosiddetto gene editing, una specie di correzione di bozze in cui è possibile modificare le singole lettere che compongono la sequenza genetica. Ed è la stessa che useranno Niakan e gli altri scienziati del Francis Crick Institute per intervenire sugli embrioni.

All’entusiasmo di Paul Nurse, direttore del Francis Crick, si è unito un coro di voci favorevoli. Da George Daley, esperto di cellule staminali a Boston, a Sarah Chan, bioeticista dell’università di Edimburgo, che vede nella rivoluzionaria decisione della Hfea un ottimo esempio di come si possa «fare sperimentazione distinguendo tra ricerca e riproduzione ». Fuori dal coro, David King, direttore di Human Genetics Alert, ha invece ribadito che «è il primo passo di un processo che condurrà a bambini geneticamente modificati, e a un futuro di eugenetica di consumo». I toni sono già alti. E siamo solo all’inizio.

Repubblica – 2 febbraio 2016 

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