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Sì alla stretta anticorruzione pene più alte e beni confiscati Il premier: ora processi veloci. Ma il testo è più blando del previsto

Si allunga la prescrizione. Ma l’Ncd fa muro sugli “sconti” a chi svela reati Renzi: pronto a mettere la fiducia per arrivare presto all’approvazione. Solo la corruzione propria punita più gravemente (anziché 4-8 anni, 6-10 anni). Patteggiamento ammesso se si confessa e si restituisce il malloppo. Confische ai corrotti come per la mafia, e anche agli eredi. Prescrizione bloccata con la condanna di primo grado, ma che poi corre di nuovo se l’appello dura più di due anni e il rito in Cassazione uno.

È tutto qui il pacchetto anticrimine. Renzi e Orlando, dopo un consiglio dei ministri durato 40 minuti, cercano di venderselo bene. Le frasi a effetti ci sono. Renzi: «Contro la corruzione possiamo andare a testa alta». «Se questo è un compromesso sono pronto a farne tutta la vita». «Sono finiti i tempi delle uscite gratis di prigione». Un appello ai giudici «perché facciano i processi in fretta». «Se necessario, siamo pronti a mettere la fiducia ». Orlando, l’uno dopo l’altro, illustra i singoli passaggi.

Non dicono, Renzi e Orlando, tutto quello che poteva entrare nel ddl — non sarà un decreto «perché non si può fare sulla materia penale» (Renzi) — e che è rimasto fuori. Il partito di Alfano ha puntato i piedi, ancora prima della riunione a palazzo Chigi, a partire dalla norma transitoria sulla prescrizione che ne esclude perentoriamente l’uso per i processi in corso. Orlando e Alfano tornano assieme da Belgrado e il ministro dell’Interno è esplicito col collega della Giustizia: «O cambiate il testo o noi votiamo contro». Detto fatto, le proteste di Ncd sulle pene più alte per tutti i reati corruzione e sulla norma per agevolare processualmente chi svela reati di corruzione vengono accettate. Tant’è che il vice ministro della Giustizia Enrico Costa parla di «provvedimento equilibrato».

Orlando porta a palazzo Chigi due ipotesi di ddl. A e B. La prima è quella con le disposizioni più dure, l’intera gamma dei reati di corruzione con pene aumentate e soprattutto agganciati all’articolo del codice penale (il 161) che consente di raddoppiare la prescrizione come per la mafia. Già nella versione B il testo si depotenzia, ma resta almeno la norma sui collaboratori. Poi, via anche quella. Dice David Ermini, renziano, responsabile Giustizia: «È una buona base di partenza, Renzi ha mantenuto la promessa, ma il Pd cercherà di rafforzare il ddl già alla Camera, soprattutto inserendo la norma sui collaboratori». Felice Casson, al Senato, è fortemente polemico: «Importante manovra anticrimine? Questo ddl è del tutto inutile. Si farebbe prima e meglio dando il via libera a quelli che già pendono da molto tempo nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato». Svanita l’ipotesi di un ddl snello di 3-4 articoli, è passata la soluzione di infilare tutto nella trentina di articoli del ddl sul processo penale. Inevitabili, quindi, tempi lunghi in Parlamento.

In via Arenula però sottolineano due aspetti. Il primo: con il nuovo reato di autoriciclaggio, di fatto, si allungherebbe la prescrizione anche per i processi in corso, solo per quel reato ovviamente, perché i pm possono contestare un delitto che è stato commesso nel corso del tempo, e non quando è avvenuta la corruzione. Idem per la confisca agli eredi dei corrotti che potrebbe consentire ai magistrati di recuperare i capitali da Mani pulite in avanti. (Repubblica – 13 dicembre 2014)

Corruzione. Un testo più blando del previsto. Mancano le richieste dei magistrati. Niente norme su concussione e pentiti. I dubbi del Pd

Amedeo La Mattina. Il Consiglio dei ministri è andato liscio. Il ministro di Ncd Alfano non ha posto alcun problema sull’allungamento della prescrizione. Mettersi di traverso in questo momento non è popolare, con Renzi che è saltato sopra la vicenda. «Non è stata una discussione cruenta», ha confidato Alfano. La soddisfazione di Alfano e del viceministro Ncd della Giustizia Enrico Costa («sono misure serie ed equilibrate») spiega molte cose destinate a far infuriare l’ala giustizialista del Pd.

Mancano all’appello alcune misure chieste dai magistrati come il dimezzamento della pena per i collaboratori di giustizia. Manca l’introduzione della figura dell’«agente provocatore» che, infiltrandosi, dovrebbe cercare il funzionario pubblico corrotto, promettendo bustarelle. Manca l’ammissione di colpa del corrotto per poter patteggiare. Manca l’incremento della pena per concussione (si voleva portarla a 8 anni la minima e a 14 la massima. Il responsabile Giustizia del Pd David Ermini dice che ci vuole più tempo per regolamentare queste novità, «ma ai magistrati abbiamo dato molti altri strumenti importanti. Questo è solo un primo passo».

Una parte del Pd, quella più vicina alla magistratura, dirà che Ncd ha frenato Renzi. Ma sembra che Renzi e Orlando si siano frenati da soli. Infatti tutte le misure che mancano non sono state tolte durante il Consiglio dei ministri: non ci sono proprio arrivate. Ora potrà girare la leggenda metropolitana che Ncd abbia sbarrato la strada a tutto ciò, ma alla fine il partito di Alfano ha solo tirato un sospiro di sollievo. Lo stesso allungamento della prescrizione era già dentro il provvedimento sulla riforma penale approvato dal Cdm il 29 agosto. Ncd potrà solo dire che queste misure si applicano per il futuro e non per i processi in corso.

Salvo intese

Il testo anti-corruzione di ieri è stato approvato «salvo intese»: vuol dire che è soggetto a modifiche e correzioni. Del resto ieri pomeriggio, a poche ore dall’inizio del Cdm, i tecnici e il ministro Orlando stavano ancora lavorando ai quattro articoli che non erano conosciuti dai ministri di Ncd: ne hanno saputo qualcosa leggendo i giornali. Certo, ci sono stati diversi impegni internazionali, ma il problema è stato un altro. Renzi ha voluto mettere Ncd davanti al fatto compiuto e farsi il suo spot. Prima di partire per la Turchia, si è presentato in tv in maniche di camicia e ha annunciato il giro di vite.

Ora i problemi ci saranno in Parlamento. Le misure sono state inserite nel ddl complessivo di Orlando che verrà mandato alla commissione Giustizia della Camera presieduto da Donatella Ferranti, ex magistrato, considerata una dura. Ncd avrebbe voluto che queste nuove misure venissero destinate al provvedimento che già si occupa di corruzione. Ma questo provvedimento si trova in commissione Giustizia del Senato presieduto da un altro ex magistrato, Nitto Palma, ma è di Forza Italia e la pensa in maniera opposta alla Ferranti. Tra l’altro in questa commissione il relatore è Nico D’Ascola, esponente di Ncd. Il Pd teme che le sabbie mobili possano inghiottire o rallentare tutto. Allora meglio mettere tutto nelle mani di Ferranti che farà correre il provvedimento. Ma Ncd, con i nuovi gruppi di Area Popolare e un maggiore peso numerico, vorrebbe che avere il relatore del ddl Orlando in commissione alla Camera. «Se lo possono scordare: il relatore sarà la Ferranti», dicono nel Pd. (La Stampa – 13 dicembre 2014)

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