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Si riapre il caso Cancellieri. Tensione nel Pd: Civati chiede il voto interno. Letta: caso già chiarito

La figlia di Salvatore in un’intervista a Vespa: «Il ministro nei guai per le telefonate alla mia famiglia? Mi dispiace moltissimo»

I tabulati delle telefonate dei membri della famiglia Ligresti. E gli incroci con la famiglia Cancellieri-Peluso. Tiene banco il nodo politico dei rapporti con la galassia Fonsai del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri e di suo marito Sebastiano Peluso. E il caso, di fatto, si riapre, in vista del voto sulla mozione di sfiducia nei confronti del ministro presentata dal Movimento 5 Stelle e fissata alla Camera mercoledì 20 novembre. I giochi si riaprono in casa del Pd. Con Pippo Civati che chiede «che il gruppo del Pd voti questa decisione al suo interno. Siccome oltre a me anche Renzi ha fatto capire di volere le dimissioni del ministro, e siccome lui conta su una larga schiera di deputati è probabile che la decisione passi». E con un’assemblea del gruppo Pd già in calendario martedì. Nel frattempo arriva il commento del premier Enrico Letta: «Il caso è già stato chiarito».

A riportare d’attualità i legami tra Anna Maria Cancellieri e la famiglia Ligresti, le rivelazioni di «Repubblica» relative ad una terza telefonata del ministro con Antonino Ligresti, fratello di Salvatore, e ai contatti tra il marito della Cancellieri, Sebastiano Peluso, e lo stesso Ligresti, contatti che emergono dai tabulati del cellulare di quest’ultimo. Ma ricostruiamola vicenda: a ridosso degli arresti di Jonella e Giulia Ligresti – e di Salvatore Ligresti, ai domiciliari dal 17 luglio scorso – la magistratura torinese decide di tenere “sotto controllo” ai fini dell’indagine il telefono di alcuni membri della famiglia. Acominciare da Gabriella Fragni, la compagna dell’ex patron del gruppo assicurativo. È da queste intercettazioni che emergono le telefonate che coinvolgono il ministro Cancellieri, telefonate di cui i pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio chiedono conto direttamente al Guardasigilli, che viene ascoltato dagli inquirenti a Roma il 22 agosto.

In un primo momento, dagli atti depositati dai pmemerge la telefonata che il ministro fa alla Fragni il giorno degli arresti, per esprimere solidarietà, come chiarisce in Aula il 5 novembre. Una seconda telefonata è tra il ministro e Antonino Ligresti, lascia traccia nel tabulato del telefono di Ligresti ed è confermata dallo stesso ministro ai pm. È la telefonata in cui si parla di Giulia Ligresti, della sua salute e della preoccupazione della sua famiglia. Chiamata seguita poi dalla segnalazione del caso ai vicecapi di dipartimento del Dap. «Un intervento umanitario assolutamente doveroso» lo definisce il ministro ai pm e come ha sostenuto poi in Aula. Il punto ora è la terza telefonata tra il ministro e Ligresti, una telefonata intercorsa il 21 agosto ed emersa successivamente, in relazione alla richiesta di acquisire i tabulati di Antonino Ligresti dal 17 luglio al 29 agosto.

Le questioni relative alla terza telefonata tra i Ligresti e il ministro Cancellieri sono due. La prima: di questa telefonata il ministro non parla chiaramente nella deposizione ai magistrati, ne fa cenno in realtà in conclusione del verbale, quando afferma che «ieri sera (il 21 agosto) Antonino Ligresti mi ha inviato un sms chiedendomi se avessi novità e gli ho risposto che avevo effettuato la segnalazione». Secondo punto: dalle verifiche fatte dal Sole 24 Ore emerge che il tabulato relativo al telefono di Ligresti non è stato inserito negli atti a disposizione delle parti. Né in relazione al processo con rito immediato che inizierà il 4 dicembre, a carico di Salvatore Ligresti e degli ex manager Emanuele Erbetta, Fausto Marchionni e Antonio Talarico, né a quello ordinario che riguarda Paolo Ligresti, Piergiorgio Bedoni, i revisori dei conti, i sindaci e l’attuario. Questo non esclude che gli inquirenti possano fare una integrazione di deposito di atti.

Ieri sera, in un’intervista a Bruno Vespa, Giulia Ligresti ha parlato dei “guai” del ministro Cancellieri – «mi dispiace moltissimo, mi dispiace comunque per le persone che in qualche modo mi sono state vicine, che hanno cercato di aiutarmi in un momento per me di grandissima difficoltà» – e torna sul caso Fonsai, in particolare sull’operato di Piergiorgio Peluso, figlio della Cancellieri e direttore generale del gruppo tra 2011 e 2012. «Ho tentato più volte di chiedere una diminuzione dell’aumento di capitale, ma non è stato possibile» dichiara Giulia Ligresti. «L’aumento di capitale – aggiunge – è stato deciso, in un momento di tempesta perfetta sui mercati, con lo spread sopra 500». Dichiarazioni che rimandano ai rapporti tesi con il manager che, come ricostruisce la Procura di Torino, fu imposto da Unicredit come condizione per la propria partecipazione in Fonsai.

Corriere della Sera – 15 novembre 2013 

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