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Si riduce numero allevamenti, ma produzione latte è costante

Si riduce il numero degli allevamenti ma la produzione resta costante e di elevata qualità, non sempre però premiata dal prezzo. Anche questo sarà uno degli argomenti al centro della prossima fiera di Cremona

Scende ancora il numero delle stalle da latte in attività. Ormai siamo a poco meno di 40mila dopo che nella campagna 2009/2010 hanno chiuso più di 800 aziende. E pensare che solo venti anni fa si potevano contare in Italia oltre 180mila stalle in attività. Nonostante questa impressionante caduta del numero degli allevamenti, la produzione italiana di latte si mantiene costante. Il merito è nell’aumento delle dimensioni medie delle stalle “superstiti” e nelle migliorate performance produttive degli animali. Un processo di concentrazione che ha radicalmente cambiato la fisionomia della zootecnia italiana sempre più rappresentata da aziende di dimensioni medio grandi. Lo dimostrano i numeri, con quasi la metà delle bovine da latte (il 41%) allevate in poche grandi aziende (il 7% del totale).

Ottimizzare i costi

Una trasformazione dettata dalla necessità di ottimizzare il rapporto fra costi, produzione e qualità del prodotto. Garantire qualità, d’altro canto, costa. Sono necessari controlli accurati, mangimi selezionati, tecnologia all’avanguardia. Esigenze che si scontrano con lo scarso potere contrattuale degli allevatori. Basti pensare che un allevatore trattiene solo il 24% del valore pagato dal consumatore. La rimanente quota del valore prodotto va alle industrie di trasformazione e alla distribuzione sempre più rappresentata dalla Gdo.

Le difficoltà del settore non hanno però impedito al latte italiano di raggiungere risultati significativi in termini di qualità. La dimostrazione arriva soprattutto dal settore dei prodotti riconosciuti a livello europeo, dove l’Italia detiene il 56% del valore totale (in termini di fatturato all’origine) dei formaggi Dop in Europa, distanziando di gran lunga il secondo Paese in questa classifica, la Francia, che si ferma al 25%.

Un primato, questo, che non solo ricopre un alto valore dal punto di vista economico, ma rappresenta anche un enorme patrimonio culturale e di valore aggiunto per tutto il made in Italy. Per questo la filiera lattiero-casearia, e in particolare gli allevatori, chiedono giustamente che venga loro riconosciuto il valore di un prodotto d’eccellenza che garantisce qualità e sicurezza alimentare ai massimi livelli.

Appuntamento a Cremona

Gli allevatori insieme a tutti i protagonisti della filiera si stanno dunque preparando al confronto che si terrà nell’ambito della Fiera Internazionale del Bovino da Latte (Cremona, 27-30 ottobre 2011), che sarà l’occasione per cercare soluzioni che consentano al settore di superare le difficoltà che sta attraversando.

Fonte: Cremona Fiere – 16 giugno 2011

 

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