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Sicilia. E noi continuiamo a pagare: dallo Stato altri 600milioni

Quattrocento milioni subito, cento alla fine di agosto. Poi altri seicento per saldare il debito di un miliardo per la sanità. Copriranno il rosso della sanità da un miliardo. Il vero pericolo? I crediti «virtuali»

Quattrocento milioni subito, cento alla fine di agosto. Poi altri seicento per saldare il debito di un miliardo per la sanità. Sono queste le cifre pronta cassa che la Sicilia conta di incassare nel giro di qualche mese per superare la crisi. Con queste disponibilità Palazzo dei Normanni potrà fronteggiare le necessità più urgenti allontanando il rischio del fallimento. L’arrivo di questi soldi da Roma fa gonfiare il petto di Raffaele Lombardo e del suo vice Massimo Russo. È la conferma della loro difesa: la Sicilia nonèal fallimento. Rasolo un problema di liquidità legato ai ritardi con cui lo Stato e la Ue fanno onore ai loro impegni. Ma è proprio così? In realtà il bilancio della Regione, come aveva dimostrato una recente inchiesta proposta sul mensile “S” da Salvo Toscano, grande conoscitore dei segreti della Regione, po }:4* asullasabbia. Su tanti granelli di entrate presunte. Da esigere. Chissà dove, chissà come, chissà quando. E per renderci di cosa stiamo parlando, è il caso di passare ai “freddi” numeri. I cosiddetti residui attivi (somme iscritte come entrate ma non riscosse), ammontano a 15,73 miliardi di euro. Un’enormità. Una somma lievitata anno dopo anno, dal 2000 in poi, ecresciutadialtriquattrocento milioni nel 2011 ( 2,3%). Il problema, al di là dei numeri, è legato alla possibilità, prima o poi, di recuperare “materialmente” queste somme. A valere su questi 15,7 miliardi infatti, alla fine del 2011, 650 milioni erano già stati riscossi, ma non ancora versati.

La stragrande mai oranza di quei residui, però, oltre 13,1 miliardi, sono considerate «somme da riscuotere certe». Soldi, insomma, che non sono ancora entrati nelle casse pubbliche, madovrebbero arrivare. Il resto si divide tra somme “dilazionate”, “incerte” e “dubbie”. Sarebbero queste ulti-meduevoci, insomma, a sollevare ma v ori preoccupazioni sull’effettiva possibilità di una riscossione. In realtà, sia dalle parole del vice presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, sia da un velato accenno contenuto nel rendiconto generale per il 2011 delle Sezioni riunite della Corte dei conti, emerge qualche perplessità anche sulle somme cosiddette “di certa riscossione”. “Risulta improcrastinabile – scrive la Corte dei conti nel giudizio consegnato pochi giorni fa – una effettiva ricognizione disponendo le necessarie verifiche sulla sussistenza dei crediti iscritti in bilancio, specialmente di natura tributaria, procedendo, prima, alla corretta classificazione e, poi, ove ricorrano i presupposti, alla definitiva cancellazione di quelli già dichiarati inesigibili». Una «corretta classificazione», scrive la Corte. Come dire: verifichiamo se le somme “certe” sono così certe, e quanti dubbi ci siano su quelle “dubbie”. E l’appello di Lo Bello a Mario Monti, potrebbe essere letto con una duplice chiave. Se, da un lato, infatti, come sottolineato anche dal procuratore generale della Corte dei Conti Giovanni Coppola, «lo Stato centrale non fornisce alla Sicilia adeguati mezzi finanziari, i siciliani continueranno a vivere nell’arretratezza delle proprie risorse infrastrutturali», dall’altro, molte di quelle entrate (al momento) fittizie, dovrebbero essere riscosse proprio dagli uffici periferici dello Stato. Una considerazione messa nero su bianco dal ragioniere generale della Regione Biagio Bossone e dall’assessore all’Economia Gaetano Armar, nella relazione annuale consegnata alla commissione bilancio dell’Assemblea regionale siciliana Tra quei residui attivi, per esempio, oltre un quinto sono mancati incassi dovuti della riscossione dei tributi: circa 3,4 miliardi di euro. Altri due miliardi riguardano interessi e sanzioni relative alle riscossioni delle imposte dirette e indirette. Insomma, è lo Stato che deve verificare l’annullamento di questi residui, e quindi la riscossione “concreta” delle spese iscritte in bilancio. «A tutto :4 – si legge nella relazione – non è pervenuta alcuna informazione da parte dei competenti Uffici finanziari statali». E intanto, come osserva l’inchiesta di ‘S”, il bilancio della Regione continua a po:_ are sulla sabbia Una sabbia che somiglia sempre di più a quella delle spia v: e greche.

Libero quotidiano – 20 luglio 2012

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