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Sicurezza alimentare, una sfida continua. Esperti a confronto all’Ulss 18

1aapubblico_rovigoMassima attenzione per le malattie trasmesse nella catena alimentare. Nuovi ceppi patogeni e rischi inediti: come garantire i consumatori in uno scenario in perenne mutamento. Si è parlato anche del ceppo di escherichia coli che in questi giorni sta allarmando l’Europa al convegno “La sicurezza alimentare: conoscerla per garantirla” che si è tenuto venerdì nell’aula magna della cittadella sociosanitaria dell’Ulss 18, organizzato da servizi veterinari, Società italiana di medicina veterinaria preventiva, Università di Padova e Ordine dei veterinari di Rovigo.

Tra i relatori, infatti, anche Alfredo Caprioli, dei dipartimento di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’Istituto superiore di sanità che in queste ore ha attivato la sorveglianza anche in Italia sul ceppo di escherichia coli (sembra contenuto negli ortaggi) che ha già causato tre vittime per sindrome emolitica uremica in Germania e altre cinque in altri paesi. Ha sede all’Iss infatti il laboratorio nazionale di riferimento per l’escherichia coli.

«La sorveglianza sulla malattia che si trasmette nella catena alimentare – ha spiegato Caprioli – viene fatta non solo a livello nazionale ma cercando di collegare tutti gli episodi che si verificano in varie parti del mondo». Una sfida continua per gli epidemiologi, tra nuovi ceppi e agenti patogeni emergenti e riemergenti.

«Quella della sicurezza alimentare è una frontiera perennemente aperta – afferma il vicepresidente della Simevep, Roberto Poggiani – con sempre nuove emergenze e problematiche che il “sistema” deve essere in grado di affrontare».

Il convegno, oltre 330 i partecipanti provenienti da tutt’Italia, si è aperto con i saluti del direttore sanitario dell’Ulss 18, Giovanni Pilati e di Francesco Quaglio della facoltà di medicina veterinaria di Padova. Ad Aldo Grasselli, presidente nazionale Simevep, il compito di introdurre la giornata. «La sicurezza alimentare è un tema complesso e difficile, un lavoro di tutela e garanzia svolto dalla sanità pubblica, che rimane “invisibile” fino a quando non si presentano problemi – ha osservata -. Oggi è necessario ripensare l’organizzazione della sanità preventiva portandolo a divenire un lavoro interdisciplinare che punti sulla qualità e sulla professionalità».

Le prime relazioni hanno affrontato i temi delle piccole produzioni locali e di nicchia per gli aspetti normativi (Piero Vio, Regione Veneto) e igienico sanitari (Valerio Giaccone, Università di Padova). La sicurezza alimentare è uno dei temi che preoccupa maggiormente gli italiani. E i cibi prodotti con il minor numero di manipolazioni e più “vicini” al consumatore (il proprio orto o quello degli amici, per capirci) vengono avvertiti come più “sicuri”. Ma anche in processi apparentemente usuali come la stagionatura e la maturazione di un salame casalingo possono celarsi insidie pericolose che vanno evitate.

L’avvocato Carlo Correra, esperto in diritto alimentare, ha affrontato gli aspetti giudici dell’analisi dei campioni e dei reperti e la nuova controversa legge sull’etichettatura di origine.

A Valerio Giaccone e Renzo Mioni, direttore del servizio di microbiologia alimentare dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie, il compito di affrontare il tema delle alterazioni cromatiche degli alimenti, dalla mozzarella blu, alla ricotta rossa, al pollo fluorescente e degli agenti che le determinano. Mioni ha ripercorso “emergenza” dei formaggi colorati della scorsa estate (e questa è appena iniziata …), riferendo dei campioni e dei reperti analizzati dall’IzsVe e del ritrovamento di pseudomonas fluorescens, il batterio colpevole della colorazione azzurra. Mioni ha puntato il dito contro il biofilm che si forma a causa dei residui dentro le tubature dell’acqua, difficilissimo da rimuovere, e in cui lo pseudomonas prospera. Di grande interesse anche la relazione di Giaccone che ha evidenziato gli effetti dei conservanti e coloranti sugli alimenti, dalla Co per ottenere un bel colore rosso vivo nel tonno al resorcinolo che “vivacizza” i molluschi, i possibili usi illeciti e le loro conseguenze.

Dedicata alla Listeria monocytogenes, pericoloso batterio che può portare a un’infezione letale, nelle conserve ittiche, la relazione di Giuseppe Arcangeli, dell’IzsVe, responsabile del laboratorio di riferimento nazionale delle patologie dei molluschi (che ha sede ad Adria).

Al comandante dei carabinieri dei Nas di Padova, capitano Pietro Mercurio, il compito di illustrare l’apparato sanzionatorio nella sicurezza alimentare. Mercurio ha accompagnato la sua relazione con esempi pratici riferiti anche ad operazioni compiute nell’ultimo anno in Polesine dai carabinieri per la tutela della salute.

28 maggio 2011 – cfo-rp- riproduzione riservata

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