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Un gruppo napoletano invita a boicottare la pastiera Melegatti. «Quell’azienda specula sulla nostra tradizione»

La ricetta originale prevede la ricotta di capra e il grano cotto e poi il cedro, l’arancia e anche la zucca candita. Ovviamente un gran numero di uova, cui va aggiunto anche qualche tuorlo. Il tutto, ben amalgamato, diventa la crema della pastiera, il gran dolce napoletano di Pasqua. Melegatti, l’azienda veronese che produce pandori e dolci per le ricorrenze, un po’ per omaggiare la tradizione napoletana e un po’ per cercare nuovi prodotti da affiancare alla colomba, ha deciso di mettere in commercio un proprio dolce che si chiama proprio «La Pastiera».

Sul sito dell’azienda, il nuovo prodotto viene descritto così: «Un classico della grande tradizione napoletana: delizioso impasto di grano saraceno e arancia, con cuore di crema alla ricotta».

Solo che questa scelta non è piaciuta a chi si sente custode dell’antica tradizione della pastiera, quella che prevede ore e ore di lavorazioni e magari una notte intera del grano messo a bagno, che un po’ si è indispettito. Che poi la napoletanità della pastiera sia messa in discussione proprio dai veronesi, pronti a produrla in modo industriale, deve aver fatto il resto. Risultato? Una pagina Facebook «Diciamo No alla Pastiera Melegatti» nella quale si invita a boicottare il prodotto dolciario.

Qualcosa di simile era successo, la primavera scorsa, quando Bauli aveva messo in commercio una torta al limone che aveva chiamato Sorrento. Era intervenuto lo stesso Comune di Sorrento per chiedere che quel nome fosse sostituito. Stavolta la pagina, invece, è nata da difensori della tradizione che non vedono un nesso tra la torta messa in commercio da Melegatti e quella fatta in casa. Per questo sulla pagina Facebook spiegano: «La pastiera napoletana è uno dei capisaldi della tradizionale cucina campana. Diciamo NO a chi specula sul suo nome!». A dire la verità, per adesso, la pagina non ha ottenuto uno straordinario successo: conta 938 like e l’obiettivo è quello di arrivare a mille entro Pasqua. Poi, probabilmente, anche la polemica svanirà perché «Pasqua senza pastiera niente vale: è ‘a vigilia senz’albero ‘e Natale, è comm ‘o ferragosto senza sole».

Samuele Nottegar – Corriere del Veneto – 8 aprile 2014

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