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Soglia flessibile per i 67 anni: modello Ape social per le pensioni. Piano del governo per escludere dall’aumento dell’età le categorie disagiate

Enrico Marro. Via libera del Pd alla trattativa fra governo e sindacati sulle pensioni, con l’obiettivo di arrivare entro il 13 novembre a un accordo sull’aumento dell’età pensionabile a 67 anni. Aumento che ci sarà dal primo gennaio 2019, come prevede la legge – su questo il governo non è disposto a cedere – ma dal quale verrebbero escluse le 11 categorie di lavoratori che svolgono attività gravose e, secondo le indiscrezioni emerse ieri, tutta la platea ammessa all’Ape social (che scade nel 2018 e potrebbe essere prorogata al 2019 e oltre). In tutto 20-30 mila persone l’anno per un costo di qualche centinaio di milioni. «La platea degli esentati sarà ampliata», conferma il viceministro dell’Economia, Enrico Morando. Inoltre potrebbe essere rivisto il meccanismo di calcolo dell’adeguamento alla speranza di vita, tenendo in maggior conto i cali della stessa (si è verificato nel 2015 e potrebbe riverificarsi nel 2017) e allungando lo scatto, da biennale a triennale. Insomma un meccanismo più soft. Nonostante ciò, con la Cgil l’intesa appare al momento molto difficile.

«È importante che si sia avviato un confronto. Lavoreremo per favorire un esito positivo», dice il coordinatore della segreteria del Pd, Lorenzo Guerini. Ma la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, frena: «L’accordo è molto lontano. Vedremo se le aperture del governo si tradurranno in una revisione generale del meccanismo». Più dura ancora la leader della Fiom, Francesca Re David: «Non si può stare alla catena di montaggio più di 40 anni».

La trattativa fra i tecnici del governo e quelli del sindacato partirà lunedì, ma già ieri c’è stato il primo scontro sull’ordine del giorno partito da Palazzo Chigi. Giudicato troppo ristretto («adeguamento dell’età pensionabile per alcune occupazioni») dai sindacati e subito corretto dal governo con la precisazione che il confronto sarà più ampio toccando tutti «i temi emersi» nel vertice di giovedì tra Gentiloni e i leader di Cgil, Cisl e Uil.

Intanto, entro la prossima settimana dovrebbe arrivare al voto in commissione Bilancio del Senato l’emendamento presentato dal Pd (prima firmataria Erica D’Adda) che rinvia a giugno 2018 ogni decisione circa l’aumento a 67 anni dell’età pensionabile, decisione che invece secondo le norme attuali deve essere presa da questo governo entro il 31 dicembre 2017. Probabilmente l’emendamento sarà bocciato in attesa dell’esito del confronto col sindacato. Ma Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, avverte che senza accordo la soluzione del rinvio verrà riproposta alla Camera.

Il Corriere della Sera – 5 novembre 2017

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