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Solo novecento multe: l’Italia del Green Pass non teme i controlli. Dal 15 ottobre un milione e mezzo le verifiche in ristoranti, palestre e teatri. Ma sui luoghi di lavoro sanzionare è più difficile. Cortei, una trentina i denunciati

Repubblica. Il recordman è certamente il leader del movimento triestino No Vax 3V Ugo Rossi che, per violazioni di ogni tipo, ha già collezionato multe per 25.000 euro. Per il resto, almeno a guardare le cifre relative a controlli e sanzioni del ministero dell’Interno, gli italiani sembrano assai rispettosi della pressocché sola restrizione antiCovid rimasta in vigore, il Green Pass.
Dal 15 ottobre (data dell’entrata in vigore dell’obbligo della certificazione verde anche nei luoghi di lavoro) sono state solo 668 le sanzioni affibbiate a singoli cittadini e ancora meno, 234, quelle a titolari di esercizi commerciali o attività. E a fronte di circa un milione e mezzo di controlli. Quelli almeno operati dalle forze di polizia perché per il resto il meccanismo di sanzione previsto dalla legge è talmente vago e farraginoso che difficilmente chi viene beccato senza Green Pass sul luogo di lavoro o in un qualsiasi luogo dove è richiesto riceverà effettivamente la sanzione. A firmarla e a valutarne l’entità infatti è il prefetto al quale dovrebbe arrivare la denuncia del datore del lavoro, di un ispettore della Asl o del lavoro, persino di un singolo cittadino. E che poi, come per qualsiasi sanzione ammini-strativa, ha tre mesi di tempo per notificarla.
Insomma, a meno di non essere sorpresi da un blitz di polizia, vigili urbani carabinieri del Nas — dopo essere riusciti a entrare in palestra o in un ristorante al chiuso o in un cinema senza Green Pass — le probabilità che da un controllo privato parta una denuncia alla prefettura e la conseguente sanzione è assai remota. Di certo non dall’anziano alla prese con la badante senza Green Pass o dal cittadino che si ritrova in casa l’idraulico senza vaccino o tampone.
E sempre più rari sono i blitz delle forze dell’ordine nei luoghi di lavoro e nei locali, come raccontano i numeri ma anche come appare sempre più evidente dal sempre maggior numero di titolari di attività che lasciano entrare i clienti senza più verificare il possesso del Green Pass o accontentandosi tutt’al più di chiedere se lo si ha o meno. Prima del 15 ottobre, quando l’obbligo riguardava soltanto bar e ristoranti al chiuso, palestre, cinema e teatri, un altro migliaio di sanzioni sono state effettuate dai carabinieri del Nas, due terzi nei confronti di titolari di attività commerciali e un terzo nei confronti di cittadini.
Pugno duro invece, come da indicazioni del Viminale, nei confronti di chi viola le prescrizioni di prefetti e questori per le manifestazioni contro il Green Pass. Dopo i tafferugli di Milano e Trieste, una trentina le persone denunciate. A Trieste, per gli scontri nei pressi di piazza Unità d’Italia, sono stati 18 i denunciati, e per altre sei persone sono stati emessi fogli di via obbligatori. Anche a Milano la questura ha usato la mano ferma: sono 11 le persone denunciate dalla polizia.
«Le manifestazioni no Green Pass sono difficilmente comprensibili per non dire al limite dell’ingiustificabile soprattutto quando poi sfociano nelle violenze», è il commento del coordinatore del Cts Franco Locatelli che ha poi escluso in Italia l’ipotesi di un lockdown per non vaccinati, come adottato in altri Paesi europei. «Sia in termini concreti operativi sia per quanto riguarda la compatibilità con i diritti costituzionali — obietta Locatelli — penso sia alquanto problematica».

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