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Solo tra un anno la «spending» da 2,2 miliardi. I risparmi «prioritariamente» per ridurre la pressione fiscale

Al massimo un anno. È il tempo che è concesso al nuovo commissario straordinario Carlo Cottarelli per presentare il suo piano sulla spending review. Che dovrà essere varato al più tardi il 15 ottobre del 2014 (quindi, con la legge di stabilità del prossimo anno) e che dovrà garantire risparmi «non inferiori» a 1 miliardo nel 2015 e a 1,2 miliardi nel 2016. Risparmi che lo stesso Governo conta di incrementare sensibilmente.

Non a caso nella legge di stabilità varata dal Consiglio dei ministri di martedì sera la spending review viene di fatto collegata a una clausola di salvaguardia che si traduce in un’operazione fiscale di aumento delle accise e di altre imposte dalla quale sono attese maggiori entrate per 3 miliardi nel 2015, 7 nel 2016 e 10 miliardi nel 2017.

L’intervento fiscale potrà essere alleggerito (o evitato) solo con la realizzazione di maggiori risparmi dal sistema di revisione della spesa rispetto a quanto indicato nei tendenziali di finanza pubblica per il periodo 2015-2017.

In ogni caso prima della fine del 2014 la nuova spending review di tipo selettivo resterà sulla carta e si continuerà a procedere, di fatto, con tagli semi-lineari. Che diventano, a loro volta, una specie di clausola di salvaguardia della stessa “spending”: senza revisione della spesa scatterà una «riduzione lineare» delle uscite rimodulabili dei ministeri per 256 milioni nel 2015 e 512 milioni nel 2016. Alle quali si aggiungerà una stretta, sempre di tipo lineare, su regioni e province autonome per 344 milioni nel 2015 e 688 milioni nel 2016.

L’era dei tagli di lineari, dunque, non è ancora destinata a chiudersi. Tanto è vero che dei 3,5 miliardi di riduzioni di spesa previsti dalla legge di stabilità per il prossimo anno, 2,5 arrivano da interventi diretti su capitoli del bilancio statale, a cominciare da quello del pubblico impiego, e un altro miliardo da un giro di vite alle uscite delle Regioni.

Nel dispositivo disegnato dal Governo c’è comunque un punto fermo: i risparmi derivanti dai nuovi meccanismi di revisione della spesa dovranno essere utilizzati «prioritariamente» per la riduzione della pressione fiscale. La “mission” del commissario straordinario Cottarelli è già delineata e dovrà svilupparsi su quattro versanti: razionalizzazione delle uscite, ridimensionamento delle strutture, riduzione della spesa per beni e servizi, ottimizzazione dell’uso degli immobili.

Complessivamente il Governo punta a recuperare tra il 2014 e il 2016 16,1 miliardi dalla riduzione della spesa pubblica (dismissioni immobiliari escluse). A questa operazione concorrono, oltre ai tagli lineari nel primo anno, la spending review, la potatura di agevolazioni e detrazioni fiscali e la stretta sui trasferimenti pubblici alle imprese (sulla falsariga del piano Giavazzi) per oltre 600 milioni in tre anni. Tra le misure di razionalizzazione previste, un giro di vite “rigido” sulle uscite per consumi intermedi (150 milioni nel 2014 e 2015, e 260 nel 2016), un taglio del 25% agli stanziamenti per i crediti d’imposta, l’azzeramento del fondo Irap per i professionisti e del fondo affitti attivati dalla legge di stabilità per il 2013, l’inasprimento delle misure restrittive sugli affitti degli immobili pubblici, la razionalizzazione della concessione dei contributi a enti culturali e di turismo, micro-tagli ad Authority, Caf e patronati.

Il Sole 24  Ore – 17 ottobre 2013 

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