Close Menu
Sivemp VenetoSivemp Veneto
    Facebook X (Twitter) RSS
    Facebook X (Twitter) RSS
    Sivemp VenetoSivemp Veneto
    ISCRIVITI
    • Home
    • Chi siamo
    • Iscriviti
    • Diventa sostenitore
    • Archivio Notizie
      • Attività Sindacale
        • Dalla convenzionata
        • Segreteria regionale
      • Formazione
        • Eventi E.C.M SIMEVEP
        • Appuntamenti
      • Novità normative
        • Contratto
        • Dal Ministero
        • Dalle ULSS
        • Dall’Europa
        • Dalla Regione
        • Sentenze
      • Temi
        • Lavoro
        • Professione
        • Previdenza
        • Politiche sanitarie
        • Sicurezza alimentare
        • Sanità animale
        • Anagrafe degli animali
        • Malattie trasmissibili
        • Allevamenti
        • Benessere Animale
        • Biosicurezza
        • Farmaci veterinari
        • Contaminanti e residui
        • Mangimi e sottoprodotti
        • Igiene urbana
      • Dicono di noi
      • La nostra vetrina
    • Contatti
    Sivemp VenetoSivemp Veneto
    Home»Notizie ed Approfondimenti»Sovrasfruttato e illegale. Da dove arriva il pesce che mangiamo
    Notizie ed Approfondimenti

    Sovrasfruttato e illegale. Da dove arriva il pesce che mangiamo

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche1 Novembre 2010Nessun commento4 Minuti di lettura
    Facebook Twitter LinkedIn Telegram Pinterest Tumblr Reddit WhatsApp Email
    Condividi
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

    La flotta europea supera di due o tre volte il prelievo tollerabile dal mare, e i tentativi dell’Ue di ridurre lo sfruttamento delle acque sono falliti. E i pescherecci europei si sono spostati in acque esterne a quelle dell’Unione, al largo della costa occidentale africana

    Pesca illegale, eccessivo sfruttamento degli stock ittici, la Fao, l’agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura corre ai ripari: oltre il 75% delle riserve ittiche globali è sovra-sfruttato, mentre nelle acque dell’Unione Europea la percentuale sale all’88%. Cifre che assumono aspetti ancora più allarmanti, se si considera che specie come lo squalo, il tonno ed il pesce spada sono diminuiti di oltre il 90% dall’era pre-industriale ad oggi. La flotta europea supera di due o tre volte il prelievo tollerabile dal mare, e i tentativi dell’UE di ridurre lo sfruttamento delle acque sono falliti miseramente, tanto che la quantità di pescato disponibile nel vecchio continente è aumentata dal 2 al 4% ogni anno. Ma come è stato possibile questo aumento, se le riserve ittiche sono drasticamente diminuite?

    Secondo uno studio di Greenpeace International reso pubblico recentemente, i pescherecci europei si sono spostati in acque esterne a quelle dell’Unione, e in particolare nei mari al largo della costa occidentale africana. La nave Arctic Sunrise dell’organizzazione ambientalista ha speso un periodo di cinque settimane nelle acque di Mauritania e Senegal, nel tentativo di monitorare il livello di sfruttamento delle riserve ittiche locali.

    Nel periodo fra il 24 febbraio ed il 1 aprile di quest’anno la nave di Greenpeace ha individuato nei mari interessati 130 pescherecci, 93 dei quali di origine straniera. Di questi ultimi, 61 arrivavano da Paesi UE. Secondo i pescatori di Senegal e Mauritania, un tale sfruttamento causa enormi danni sia alle risorse marine che alle comunità locali le quali, utilizzando per la pesca ancora piroghe e canoe, sono praticamente messe fuori gioco dalle capacità dei pescherecci stranieri. Un pescatore presso il mercato del pesce Soumbedioune di Dakar, in Senegal, ha spiegato agli attivisti: «in passato ero in grado di pescare fino a venti cernie in un giorno. Ora, non ne posso prendere più di due».

    Forte degli accordi noti col nome di Fisheries Partnership Agreements (FPA), l’UE può pescare nelle acque territoriali di sette nazioni africane: Capo Verde, Costa d’Avorio, Gabon, Guinea, Guinea-Bissau, Mauritania e São Tomé e Príncipe, piccolo arcipelago al largo dell’Africa centro-occidentale. Accordo che fino al 2006 l’Europa aveva anche col Senegal, ma che ora non è più possibile, dato che questo Paese si ritrova a sua volta con una popolazione in aumento e le riserve ittiche in declino.

    Lo sfruttamento non si limita ai mari ed alle sue ricchezze, ma riguarda anche gli equipaggi di certi pescherecci. Un’altra organizzazione ambientalista, la Environmental Justice Foundation (EJF), è stata autrice pochi giorni fa di un rapporto incentrato non solo sulle ripercussioni ambientali della pesca intensiva (e di quella illegale in particolare), ma anche sulle condizioni di vera e propria schiavitù degli equipaggi di tali imbarcazioni.

    Nel rapporto All at sea (scaricabile da: http://www.ejfoundation.org/page95.html#other),

    Secondo il Rapporto di Greenpeace, l’Unione Europea ed i suoi Stati membri sono “moralmente responsabili del mancato supporto delle condizioni di sostenibilità nelle nazioni più svantaggiate, e devono prevenire ogni conflitto con gli interessi, l’integrità ambientale e la sicurezza alimentare di questi Paesi”. Viene inoltre suggerito all’Unione di salvaguardare le proprie riserve ittiche, invece di trasferire il sovra-sfruttamento in acque straniere. Creando più aree marine protette, impedendo lo sfruttamento intensivo ed industriale dei mari e promuovendo in generale pratiche di pesca più sostenibili. Con regolamentazioni, controlli e misure che vadano oltre la dimensione e la lunghezza delle reti, o l’elargizione di sussidi a pescatori difficilmente controllabili.

    Fonte: ilfattoquotidiano.it

    31 ottobre 2010

    Post Views: 223
    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    SeguenteSequestrate 13 tonnellate di prodotti ittici in Puglia
    Precedente Cina stop a show animali negli zoo
    pecore-elettriche

    Potrebbe interessarti anche

    Blue Tongue: come si stanno muovendo Toscana e Sardegna

    5 Marzo 2025

    Registro Italiano Sindrome Emolitico Uremica, nella seconda metà del 2024 crescono i casi rispetto all’anno precedente

    23 Febbraio 2025

    Alla sala Orus dell’ IzsVe, il 22 febbraio verrà eletta la nuova Segreteria regionale del SIVeMP Veneto

    6 Febbraio 2025
    Scrivi un commento
    Leave A Reply Cancel Reply

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Residui di farmaci veterinari negli alimenti: la non conformità rimane bassa nel 2023

    5 Marzo 2025

    Fuga medici all’estero. “In Italia non solo stipendi più bassi, ma anche pressione fiscale eccessiva”

    5 Marzo 2025

    Aviaria ad alta patogenicità, il Ministero istituisce la zona di attenzione fino al 15 marzo

    5 Marzo 2025

    Antibiotici, in Italia aumentano consumi e uso improprio. Il report Aifa

    5 Marzo 2025

    Blue Tongue: come si stanno muovendo Toscana e Sardegna

    5 Marzo 2025

    Il SIVeMP (Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica) propone per i propri iscritti: la tutela sindacale sul piano morale, formativo, professionale, giuridico ed economico; la promozione e l’aggiornamento scientifico, tecnico, organizzativo e gestionale; la consulenza in materia di tutela assistenziale, previdenziale e pensionistica integrativa.

    Chi Siamo
    • Home
    • Chi siamo
    • Iscriviti
    • Diventa sostenitore
    • Archivio Notizie
    • Contatti
    Contatti - SONIA LAVAGNOLI
    • segretariofvmveneto@sivempveneto.it
    • certificata@pec.sivempveneto.it
    • +39 339 2538475
    • Via Danilo Preto, 1B - 37133 Verona (VR)
    Facebook
    X (Twitter)
    RSS
    © 2026 Sivemp Veneto - CF 97611610581
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Invio per cercare. Premi Esc per annullare.