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«Sparate a lupi e orsi». Il progetto di legge passa tra le polemiche. Il Veneto chiede allo Stato di contenere specie e danni

Il Corriere del Veneto. «I lupi sono come l’Isis e anzi, sono peggio dei terroristi perché in questi anni hanno fatto più morti. Bisognerebbe schierare l’Onu contro di loro». Senza arrivare all’ extrema ratio invocata dal leghista Nazzareno Gerolimetto, il consiglio regionale ha approvato ieri il progetto di legge statale dal titolo perifrastico («Misure di prevenzione dei danni provocati dai grandi carnivori e di contenimento delle popolazioni in esubero rispetto alla sopportabilità del territorio ed alla loro compatibilità con le attività antropiche») che si traduce in realtà in un concetto piuttosto semplice: sparare a lupi e orsi.

Si tratta, come detto, di un progetto di legge statale, destinato come tale a finire nel nulla (ad oggi non un solo progetto di legge statale partito dal Veneto è mai stato non solo approvato ma neppure discusso dal parlamento) utile comunque a rinvigorire la sempreverde polemica tra il relatore, Sergio Berlato, paladino dei cacciatori eletto con Fratelli d’Italia, spalleggiato dai leghisti e da Stefano Valdegamberi del gruppo cimbro Tzimbar Earde, e l’ambientalista Andrea Zanoni, affiancato da Simone Scarabel dei Cinque Stelle e Cristina Guarda di Veneto 2020. L’argomento, d’altronde, è scivoloso, ha già costretto altre volte la Lega alla marcia indietro, anche su ordine del governatore Luca Zaia, e difatti il successivo progetto di legge all’ordine del giorno dell’aula, quello sì regionale e dunque in grado di esplicare subito i suoi effetti (salvo scontate impugnazioni da parte della Corte costituzionale), è stato prudentemente anestetizzato con il «non passaggio all’articolato», un tecnicismo per non votare senza bocciare.

«Mi sarei aspettato più coraggio ma tant’è, mi sono dovuto adeguare alle logiche della maggioranza» ha allargato le braccia Berlato, che ha avuto comunque l’occasione per ribadire, una volta di più, come la pensa sull’argomento: «Diamo un forte segnale al governo, cieco e sordo alle richieste dei nostri malghesi e delle famiglie che tramandano la tradizione dell’alpeggio. Il lupo che si aggira nei nostri boschi non è il lupo della Walt Disney. Per questo chiediamo che l’Italia si doti di un Piano nazionale di gestione, come avviene in tutti gli Stati membri dell’Ue che preveda il monitoraggio, il censimento e, laddove necessario, l’abbattimento. Per avere un’efficace soluzione al problema, non si possono intraprendere operazioni diverse da quelle che natura esige».

Quali sono i contorni del fenomeno? I numeri li ha dati l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan: «I branchi censiti sono 12, ciascuno conta 8-10 esemplari. Nel 2019 gli attacchi sono stati 191, per 393 capi uccisi e richieste di risarcimento per 196 mila euro».

Ovviamente in disaccordo il dem Zanoni: «È una legge che non serve, perché non risolve i problemi degli allevatori. C’è già il Piano nazionale per la gestione del lupo, esistono ben 22 misure di prevenzione, senza arrivare all’uccisione. I modi per evitare gli abbattimenti ci sono: recinzioni, cani da guardiania, strumenti di dissuasione, rafforzamento delle competenze e professionalità da mettere in campo in modo costante, non con blitz a inizio stagione negli alpeggi». E i Cinque Stelle chiosano: «Il lupo nelle nostre montagne ci sarà sempre, semplicemente perchè è casa sua. Dobbiamo adottare tutti i dispositivi tecnici per migliorare la coabitazione».

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