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Spending da 5-6 miliardi, costi standard per tutta la Pa. Dai ministeri 1,7 miliardi, 2 miliardi dalla sanità e 1,5-2 miliardi dal nuovo meccanismo di centralizzazione degli acquisti

Cinque o, più probabilmente, sei miliardi. È questa la quota alla quale alla fine dovrebbe essere collocata l’asticella della spending review. Ritocchi in extremis sono ancora comunque possibili fino a questa mattina quando si riunirà il Consiglio dei ministri per il varo della manovra da 27-30 miliardi. Dai ministeri dovrebbero arrivare 1,7 miliardi, anche con tagli modulari in percentuale fissa in diversi casi con una fisionomia semi-lineare.

Altri 2 miliardi dovrebbero essere garantiti dalla sanità. Il terzo pilastro della spending review, alla quale ha lavorato il commissario Yoram Gutgeld, è rappresentato dal nuovo meccanismo semplificato di centralizzazione degli acquisti che nel 2016 dovrebbe garantire risparmi per 1,5-2 miliardi. Un intervento in linea con uno dei paletti della nuova revisione della spesa: l’applicazione dei costi standard come regola generale per tutta la pubblica amministrazione.

Del pacchetto-spending faranno parte anche misure mirate. Come la sforbiciata ai super-dirigenti della Pa e l’ulteriore taglio del 10% agli uffici di diretta collaborazione dei ministeri. Una “mini-dote Inail” sarà poi utilizzata per il ricambio e l’aggiornamento dei macchinari per il settore agricolo. Una fetta non troppo cospicua di risorse potrebbe poi essere recuperata con due interventi su cui i tecnici hanno lavorato a lungo e che fino a ieri apparivano ancora in forse: l’inserimento nella legge di stabilità di una misura sul taglio delle partecipate di “raccordo” con il previsto testo unico di attuazione della riforma Pa in arrivo a fine mese; un mini-taglio di alcune specifiche agevolazioni fiscali senza ricorrere comunque al riordino vero e proprio delle tax expenditures. Questi due interventi ancora ieri erano in forse.

Il piano spending resterà abbastanza distante dall’obiettivo dei 10 miliardi indicato nel Def di aprile ma in linea con la Nota di aggiornamento in cui si parla esplicitamente di una revisione della spesa più graduale. Anche i suoi tratti, almeno per il 2016, sembrano destinati a rimanere privi, oltre che dell’operazione a tappeto sulle tax expenditures, di un intervento marcato sui costi della politica. Due versanti questi ultimi sui quali ha lavorato Roberto Perotti, che nei mesi scorsi era stato chiamato dalla Presidenze del Consiglio a far parte, nelle vesti di consulente, del “pool” guidato da Gutgeld. Ieri Perotti ha smentito le voci di dismissioni dall’incarico: «Non è vero che mi sono dimesso. Sono ancora operativo», ha detto. Ma non è un mistero che negli ultimi giorni il professore della Bocconi ha manifestato malumore per un cambio di rotta sul piano spending rispetto alle aspettative iniziali arrivando anche a ipotizzare di abbandonare l’incarico, con conseguenti tensioni a Palazzo Chigi.

Il criterio della revisione della spesa è comunque visibile soprattutto sul terreno degli acquisti della Pa che dal 2016 saranno gestititi con il nuovo sistema semplificato imperniato su sole 34 stazioni appaltanti e sul metodo Consip. Da luglio Gutgeld ha avuto incontri periodici (ogni 15 giorni) con le 34 “stazioni” per definire il programma di centralizzazione degli acquisti che dovrà essere seguito da ministeri, Regioni e i Comuni (anche se per gli enti locali non è vincolante in toto). Ed entro il 31 dicembre la presidenza del Consiglio dovrà varare l’apposito Dpcm con cui le categorie merceologiche e le soglie di valore sopra le quali le pubbliche amministrazioni dovranno tassativamente ricorrere alla gare delle 34 centrali.

Il programma di centralizzazione degli acquisti, che ha anche l’obiettivo di rendere omogenea la spesa sostenuta dalle varie amministrazione per le forniture, è in linea con la strategia di adozione dei costi standard per tutta la Pa. Questo criterio diventerà sempre più vincolante per le Regioni sul fronte della sanità ma anche per i Comuni per i quali da tempo il ministero dell’Economia ha allestito un apposito programma, al quale però gli enti locali fino ad oggi hanno aderito con più di un ritardo.

La dote della spending review servirà per sostenere il sistema di coperture dei tagli delle tasse, a partire da quelli sulla prima casa. Proprio quello delle coperture è risultato il lavoro più complesso per i tecnici. Altre risorse saranno recuperate sotto forma di nuove entrate soprattutto facendo leva sulla lotta all’evasione (2 miliardi dall’operazione sul rientro dei capitali), e sui giochi, ma potranno essere usate in forma una tantum. E insieme alle risorse attese dalle nuove privatizzazioni andranno a integrare la flessibilità concessa dalla Ue sotto forma di clausola riforme e clausola investimenti. Ancora tutta da giocare la partita sulla flessibilità legata alla cosiddetta clausola-migranti, che appare fortemente a rischio.

Marco Rogari Il Sole 24 Ore – 15 ottobre 2015

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