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Spending, mancano 4-5 miliardi. La dote può salire con statali e sanità. Slitta al primo ottobre l’aggiornamento del Def

IL NODO STIPENDI NELLA PA Da Cgil, Cisl e Uil immediato no all’ipotesi del prolungamento del blocco delle retribuzioni pubbliche: «È inaccettabile». Circa 10 miliardi di tagli già individuati seppure per grandi linee. Altri 4 o 5 ancora da incasellare nel menù delle proposte per la fase 2 della spending review a meno che da Palazzo Chigi non arrivi il via libera ad approfondire nuove ipotesi d’intervento su pubblicoimpiego esanità.

Comeadesempio il prolungamento per il solo 2015 del blocco delle retribuzioni nel pubblico impiego, su cui si registra però l’immediato stop dei sindacati, e l’attivazione di percorsi mirati di mobilità territoriale del personale. Oppure un intervento a presa rapida sulle convenzioni Ssn a livello nazionale (ma senza scardinare il Patto per la salute) facendoleva sul nuovo processodi razionalizzazione degli acquisti sul versante sanitario. Il tutto al netto della “pratica” pensioni che continua a non affascinare molto Matteo Renzi e sulla quale la parola decisivapotrebbe comunqueessere pronunciata solo a settembre. È questo lo stato di avanzamento della nuova tranche di revisione della spesa che i tecnici del governo si troveranno la prossima settimana davanti agli occhi quando sarà impressa una prima accelerazione al lavorodi preparazione della prossima “stabilità”, che al momento veleggia attorno ai 20-22 miliardi.

La “portata” della ex Finanziaria sarà definita solo dopo la presentazione della nota di aggiornamento del Def che, fa sapere il ministero dell’Economia, sarà sottoposta al Consiglio dei ministri «il 1? ottobre» (slittando dal 20 settembre) «in considerazione del termine del 22 settembre prossimo indicato dall’Istat» per la diffusione dei dati annuali sino al 2013 dei conti economici nazionali» sulla base della nuova metodologia “europea” (il sistema di calcolo Sec 2010). Via XX settembre precisa che «l’utilizzo dei nuovi dati Istat basati sul Sec 2010», che comprendono ad esempio anche le spese in ricerca e quelle militari, «è il presupposto essenziale per la predisposizione di un Def coerente con questa nuova metodologia di rilevazione statistica». Che anche a fine ottobre potrebbe modificare l’attuale impalcatura contabile dando al Pil una configurazione leggermente migliore di quella attuale con ricadute dirette sul rapporto con il deficit. E di conseguenza sull’impatto della “stabilità”. Il Def infatti potrebbe essere ulteriormente integrato dopo il 15 ottobre sulla base di eventuali rilevanti revisione dei tassi di crescita del Pil (a questo punto calcolato anche tenendo conto delle attività illegali come contrabbando e stupefacenti) da parte dell’Istat.

In ogni caso dalla spending sono attesi 17 miliardi per il 2015, 3 dei quali sono sono già garantiti in via strutturale dai tagli previsti dal decreto Irpef. Il commissario Carlo Cottarelli dovrà dunque presentare al governo nuove proposte della spesa per 14 miliardi.

«Occorre impostare una operazione di revisione della spesa che valga 15-17 miliardi nel 2015 e 30-34 miliardi nel 2016», ribadisce il viceministro all’Economia, Enrico Morando. Quanto agli affetti del bonus Irpef, Morando afferma che «gli 80 euro possono avere inciso solo sull’ultimo mese del secondo trimestre», per questo «aspettiamo di avere il dato del terzo trimestre». E poi sottolinea: per l’autunno prossimo «abbiamo l’esigenza di realizzare almeno quattro riforme strutturali di grandissimo impegno: giustizia, lavoro, fisco, Pa». Morando conferma che il governo non esclude un’accelerazione nella vendita di una ulteriore piccola quota di Eni ed Enel. E frena su nuovi interventi sulla previdenza.

Il lavoro di affinamento della fase 2 della spending e della “stabilità” si presenta denso d’insidie. Basta vedere la dura reazione dei sindacati di fronte all’ipotesi del ricorso a un nuovo blocco annuale o biennale degli stipendi nel pubblico impiego, già congelati dal 2010. «Attendiamo una smentita da parte del presidente Renzi e della ministra Madia», tuonano i sindacati confederali. Con la Cgil che aggiunge: «Un nuovo blocco biennale dei salari nella Pa sarebbe inaccettabile».

Il nuovo blocco degli stipendi nella Pa è una delle tante ipotesi inserite dai tecnici dell’Economia nella griglia dei possibili interventi per comporre la “stabilità”. Il governo non ha ancora preso decisioni. Ma appare già chiaro che diventerebbe molto difficile centrare l’obiettivo di 17 miliardi di riduzione della spesa nel 2015 (14 effettivi tenendo conto del decreto Irpef) senza ricorrere a nuovi interventi su pubblico impiego e sanità o, in alternativa, sulle pensioni. Cottarelli da parte sua prosegue nel suo lavoro. E il nuovo piano prevede interventi che dovrebbero garantire almeno 9-10 miliardi: acquisti di beni e servizi della Pa (nuova stretta), immobili pubblici, partecipate, costi e fabbisogni standard per i Comuni, enti inutili, sedi periferiche delle amministrazioni centrali, illuminazione stradale.

Il Sole 24 Ore – 21 agosto 2014

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