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Spending review al rush finale. L’emergenza spread detta tempi Camere

Il Senato che fin da oggi va a tutta spending review, la Camera che si concentra sul decreto per la crescita. Sono questi i due capitoli decisivi e pressoché unici di una settimana parlamentare che si apre ancora una volta all’insegna dell’emergenza dettata dai mercati e dalle turbolenze finanziarie.

Un’emergenza che condiziona l’agenda dei lavori parlamentari, imponendo al Governo e a tutte le forze politiche di stringere i tempi e di accelerare il varo di tutti i provvedimenti che possano in qualche modo rappresentare un biglietto da visita positivo davanti ai mercati per il nostro Paese. Se mai bastasse davvero.
Il segnale più evidente della situazione che sta avvolgendo l’area euro con pesanti riflessi sul nostro Paese, è il cammino che attende il Dl 95 di revisione della spesa pubblica che da oggi sarà all’esame della commissione Bilancio del Senato. Con la novità che gran parte dei 2mila emendamenti sono destinati a cadere dopo la decisione del Pd di ritirare i suoi per concentrarsi su poche e selezionate grandi questioni. Una scelta fatta proprio sull’onda dell’andamento dello spread e della gravità della situazione economica, che fin da oggi, avrà effetti sull’iter del decreto. Il calendario prevede tre giorni d’esame (fino a mercoledì) in commissione anche in attesa degli emendamenti dei relatori e del Governo, e poi lo sbarco in aula da giovedì con immediato voto di fiducia nella stessa giornata in un testo che includerà anche il Dl 87 sulle dismissioni. Quindi il passaggio del testimone alla Camera che a sua volta, in poche battute, provvederà alla conversione in legge entro la settimana successiva.
Un vero e proprio percorso di guerra, senza spazio alle riflessioni e alle modifiche, in soli 30 giorni e non nei 60 canonici di vita dei decreti legge. Tutto questo mentre la Camera da questa mattina esamina in aula il Dl 83 sulla crescita da inviare poi al Senato. I decreti su terremoto in Emilia, sicurezza e proroghe sanitarie completano il quadro dei lavori parlamentari della settimana. Dove solo le riforme istituzionali costituiscono un’eccezione ai decreti: peccato che ormai siano fallite dopo il blitz di Pdl e Lega, che nonostante tutto hanno ottenuto di impegnare su di esse l’aula del Senato per due giorni, da domani a mercoledì.

Spending review al rush finale: il via libera del Senato potrebbe giungere giovedì

Colpo d’acceleratore per la spending review: oggi alle 14,30 parte infatti il rush in commissione bilancio a Palazzo Madama. E i tempi già strettissimi potrebbero accorciarsi ancora di più con il via libera dell’aula già giovedì, un giorno prima di quanto ipotizzato. È ormai scontato il ricorso alla fiducia, che dovrebbe avvenire sui testi (Dismissioni e Spending) delle commissioni accorpati in un maxiemendamento. Poi un breve passaggio alla Camera, seconda fiducia, e conversione definitiva in legge.

Intanto a caccia di mediazioni, i relatori Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd) stanno esaminando i 2mila emendamenti. «Stiamo tirando fuori gli argomenti più importanti – ha sottolineato Pichetto Fratin – ma ne saltano fuori almeno 2 per ogni articolo, quindi troppi. Ad esempio l’articolo 1 sugli acquisti Consip così come è non funziona: si rischia che le gare a prezzo più basso siano fuori norma. E anche i 40 giorni dati ai territori per esprimersi sull’accorpamento delle province sono troppo pochi, dovremmo portare il termine dal 28 agosto al 30 settembre, se non al 15 ottobre. Poi c’è la protesta dell’industria farmaceutica, ma anche dei farmacisti. Insomma protestano tutti, servirebbe una mediazione. Ci sono anche delle microquestioni, noi ad esempio chiediamo di salvare l’istituto per il microcredito». Insomma tanta carne al fuoco «ma – dice Pichetto Fratin – dobbiamo chiudere martedì notte o al massimo mercoledì mattina».

Intanto sembra sempre più probabile l’arrivo a metà agosto di una terza fase di revisione della spesa, con nuovi tagli a carico di partiti e sindacati (dossier Amato), revisione e taglio di agevolazioni alle imprese (dossier Giavazzi), revisione degli sconti fiscali (dossier Ceriani), piano dettagliato di dismissioni (dossier Grilli), e ulteriore intervento su pubblico impiego e consumi della Pubblica amministrazione (dossier Giarda-Bondi). I documenti sono già sul tavolo di Mario Monti. Basterà tradurli in un nuovo decreto se la tempesta finanziaria estiva proseguirà.

Ilsole24ore.com – 23 luglio 2012

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