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Spending review. Iniziato Cdm. Per sanità si teme il peggio

Non c’è ancora un testo ufficiale ma se verranno confermate le indiscrezioni, per la sanità la botta sarà di 5 miliardi, più gli 8 di Tremonti, per un totale di 13 miliardi di tagli in due anni e mezzo.

Sale l’attesa per le misure economiche del Governo. Il Consiglio dei ministri, convocato per oggi pomeriggio alle 17, dovrà infatti sciogliere la riserva sull’inseime delle misure di revisione della spesa e di taglio vero e proprio alle risorse pubbliche che vedono la sanità tra i settori più colpiti.

Ieri sera l’incontro tra Balduzzi e le Regioni è finito con il no secco di queste ultime a nuovi tagli unilaterali ma con la disponibilità a parlare di tutta la manovra nell’ambito del Patto per la Salute che attende di essere sancito da mesi e che dovrebbe comunque concludersi entro il prossimo autunno. Da registrare la palese contrarietà di Balduzzi rispetto ad alcune misure, prima tra tutte quella della ventilata chiusura dei piccoli ospedali che lui non vorrebbe proprio veder sancita per legge con un atto del governo centrale, passando così sopra alle prerogative prommatorie regionali.

In attesa di vedere come andrà a finire e di conoscere l’effettiva entità e qualità delle misure, riassumiamo ancora una volta lo stato dell’arte delle indiscrezioni che hanno accompagnata questa calda vigilia della spending review.

Ulteriore taglio di 5 miliardi al fondo sanitario
Le risorse per la sanità da ripartire alle Regioni caleranno di 5 miliardi in tre anni. Un miliardo a valere sul 2012 e due sul 2013 e anni successivi. Si legge nella bozza: “Le riduzioni sono ripartite fra le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano secondo criteri e modalità proposti in sede di autocoordinamento dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano medesime, da recepire” entro “il 30 settembre 2012, con riferimento all’anno 2012 ed entro il 30 novembre 2012 con riferimento agli anni 2013 e seguenti”. Se confermati, questi tagli si andrebbero ad aggiungere a quelli già previsti dalla manovra Tremonti del luglio scorso, pari a 8 miliardi nel biennio 2013/2014. Le risorse per la sanità pubblica si ridurrebbero quindi 13 miliardi da qui al 2014.

I settori sanitari interessati ai tagli dovrebbero essere:
Gli ospedali con un ulteriore abbassamento del rapporto posti letto/abitanti, che dovrebbe scendere dal 4 per mille fissato dal Patto per la Salute 2010/2012 al 3,7 per mille, comprensivo dello 0,7 per mille per i letti di lunga degenza e riabilitazione. Gli ultimi dati disponibili sui posti letto ospedalieri in attività sono riferiti al 2009 e indicano circa 251 mila posti letto con un indice del 4,2 per milla abitanti, di cui 3,6 per mille per acuti. Rispetto a questo dato, il taglio ipotizzato dalla bozza, che vorrebbe portare l’indice al 3,7 complessivo per mille, darebbe luogo a una riduzione di poco meno di 27 mila posti letto che, sommati a quelli già tagliati dal 2000, equivarrebbero a un taglio complessivo di circa 72 mila posti letto in poco più di dieci anni. Va detto che in serata dal ministero della Salute sono arrivate rassicurazioni che i nuovi tagli non supererebbero i 16/18 mila posti letto. Una stima basata evidentemente su dati più aggiornati della realtà dei presidi ospedalieri, ma che non cambiano la sostanza del problema: un indice di 3,7 per mille abitanti su una popolazione di 60,6 milioni come la nostra equivale a un totale di 224mila posti letto. Se nel 2009 (ultimo dato pubblicato) essi erano 251mila, vuol dire che comunque il taglio “reale” è di di circa 27.000 mila letti rispetto all’ultima situazione documentata. Se il ministero parla oggi di “soli” 16/18 mila letti in meno, vuol dire che dai dati in suo possesso risulta che dal 2009 ad oggi sono stati già tagliati almeno altri 13/11mila letti.

Sempre per gli ospedali, si prevede, per l’appunto, anche la chiusura di quelli con meno di 80 posti letto. Un’ipotesi che vedrebbe però, come abbiamo visto, la netta contrarietà di Balduzzi.

I beni e servizi dovrebbero poi essere tagliati del 5%, che vuol dire un risparmio di circa 1,7 miliardi.

Per i farmaci la bozza prevede diverse misure.
In primo luogo la rideterminazione dello sconto dovuto dalle farmacie convenzionate al 3,65% fino a fine anno. Si legge nella bozza nel testo diffuso da alcuni quotidiani: “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto – si legge nella bozza – l’ulteriore sconto dovuto dalle farmacie convenzionate è rideterminato al valore del 3,65 per cento”.

Aumenta anche il contributo delle aziende farmaceutiche che, sempre fino a fine anno, arriverebbe al 6,5%. Si legge sempre nella bozza: “Limitatamente al periodo decorrente dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2012, l’importo che le aziende farmaceutiche devono corrispondere alle Regioni è rideterminato al valore del 6,5 per cento”.

Cambia anche il tetto per la farmaceutica territoriale che passerebbe dall’attuale 13,3% al 13,1% nel 2012 per scendere ulteriormente all’11,5% nel 2013. Si legge nella bozza, “Per l’anno 2012 l’onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l’assistenza farmaceutica territoriale è rideterminato nella misura del 13,1 per cento”. Dal 2013 il tetto è ulteriormente abbassato all’11,5% “al netto degli importi corrisposti dal cittadino per l’acquisto di farmaci ad un prezzo diverso dal prezzo massimo di rimborso stabilito dall’AIFA”.

Sale invece il tetto per la farmaceutica ospedaliera, che cresce al 3,2% rispetto al 2,4% attuale. Si legge infatti nella bozza che “a decorrere dall’anno 2013 il tetto della spesa farmaceutica ospedaliera di cui all’articolo 5, comma 5, del decreto-legge 10 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, è rideterminato nella misura del 3,2 per cento e si applicano le disposizioni dei commi da 5 a 10”.
Ma le aziende dovrebbero anche accollarsi gli oneri della metà dell’eventuale sfondamento del tetto, oggi invece a carico delle Regioni. 

quotidianosanita.it – 5 luglio 2012

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