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Speranza: “Fase dura, nessuno si diverte a chiudere. Ma la svolta è vicina. AstraZeneca e gli altri sieri sono sicuri”.

Il momento è molto duro perché l’epidemia sta correndo ma la vaccinazione, che nel giro di un mese dovrebbe decollare, permette di vedere la fine. E il ministro alla Salute Roberto Speranza pensa che già nella seconda metà della primavera le cose miglioreranno.
Ministro, tre quarti del Paese è in zona rossa, ha vinto la sua linea di prudenza. Allora non è vero che questo governo è più aperturista di quello precedente?
«Il punto non è essere a prescindere rigoristi o aperturisti. Dobbiamo essere realisti e credo che questo governo lo sia. Guarda in faccia i problemi che adesso ci sono e non possono essere sottovalutati. Il fatto nuovo sono le varianti, quella inglese in particolare che ormai è prevalente del nostro Paese. Nell’ultimo studio dell’Istituto superiore di sanità rappresentava il 54% dei casi, ma ora ci aspettiamo un dato ben più alto. È chiaro quindi che abbiamo bisogno di misure adeguate, capaci di piegare la curva».
È stato difficile far passare nell’esecutivo l’idea del rischio?
«C’è stata una legittima discussione partita anche da posizioni diverse. Come ministro della Salute, ho l’obbligo morale e il dovere costituzionale di tutelare un diritto fondamentale di ogni individuo. Il primato del diritto alla salute è l’asse che guida tutto il governo».
Le Regioni, spesso polemiche sui provvedimenti di chiusura, questa volta non si sono lamentate. Come mai?
«Prima del consiglio dei ministri le abbiamo incontrate. C’è grande consapevolezza del quadro epidemiologico. Molti presidenti già nei giorni scorsi hanno preso provvedimenti restrittivi a livello locale. Quando i numeri sono così netti, quando sale la pressione sugli ospedali c’è poco da fare. Non si tratta di un giudizio politico, nessuno si diverte a chiudere. La variante inglese circola tra il 35 e il 40% più velocemente del ceppo originario. Quando mi chiedono perché abbiamo portato in arancione i territori che erano in zona gialla rispondo che quello scenario teneva sul vecchio ceppo. Sul nuovo, per ora, no».
Ci sono 42 milioni di persone, in zona rossa. Servirà ad abbassare la curva?
«L’aspettativa del governo e dei nostri scienziati è che queste misure ci consentiranno di rimettere la curva sotto controllo nonostante la presenza delle varianti. C’è però bisogno di alcune settimane per vedere gli effetti. Per questo il decreto vige fino a Pasqua. Rispetto all’autunno c’è però un’altra grande novità: la campagna di vaccinazione è in corso. Non ci sono solo le misure restrittive. Ogni dose somministrata è un passo verso l’uscita dalla crisi».
Quando si vedranno dei miglioramenti?
«L’applicazione di misure più rigorose e la crescita progressiva del numero dei vaccinati ci porta a pensare che già nella seconda metà della primavera avremo numeri in miglioramento. Ci sono due verità che sembrano in contrasto tra loro, ma non lo sono. La prima è la seria difficoltà di queste settimane. Le prossime non saranno affatto facili. Lo sa bene chi lavora sui territori, negli ospedali, i nostri medici, infermieri e professionisti sanitari che toccano con mano l’aumento dei malati. Per questo abbiamo preso le misure delle ultime ore. La seconda verità, altrettanto importante, è che finalmente guardiamo con fiducia al futuro prossimo. Solo negli ultimi tre giorni abbiamo fatto in media 200mila vaccini al giorno. E cresceremo ancora. È difficile dire adesso quale sarà l’ora x della svolta, ma i risultati inizieranno a vedersi presto».
Ci sono disdette da parte dei cittadini della vaccinazione con Astrazeneca dopo il blocco del lotto. Vuole rassicurare gli italiani?
«Sicuramente. Ho piena fiducia delle nostre agenzie regolatorie, l’europea Ema e l’italiana Aifa. I vaccini in Italia e in Europa sono tutti efficaci e sicuri, ma ciò non toglie che continueremo a verificare e controllare tutto con la massima attenzione. È stato un risultato straordinario della comunità scientifica arrivare al vaccino. Ormai nel mondo sono state somministrate circa 350 milioni di dosi e l’evidenza ci dice di una piena sicurezza e efficacia.
Continueremo con i controlli, ma non dimentichiamo mai che il vaccino è la vera arma per vincere definitivamente questa sfida».
Le consegne da parte dell’industria in certi casi sono state ridimensionate o rinviate. L’Europa poteva fare contratti più stringenti con le aziende?
«Noi lavoriamo ogni giorno perché queste consegne siano puntuali visto che su di esse viene organizzata una programmazione molto complessa. Quando questo non è avvenuto c’è stato un grave spiazzamento per il servizio sanitario. Io continuo a pensare che l’Europa abbia fatto bene a costruire un modello d’acquisti condivisi. Il tutti contro tutti in Europa per accaparrarsi le dosi non avrebbe certo migliorato la situazione. E sarebbe stato un messaggio di divisione e debolezza. Chiediamo con forza alle autorità europee di essere molto rigorose nel rapporto con le aziende farmaceutiche per il rispetto dei contratti. Serve fermezza perché ogni ritardo produce un danno alla nostra campagna».
In base ai piani, l’Italia entro la fine del mese dovrebbe ricevere altre 8 milioni di dosi, più di quelle spedite fin qui. Arriveranno?
«Le aziende a volte hanno avvisato solo pochi giorni prima delle loro difficoltà a rispettare i tempi di consegna. Questa è la cosa che ci ha fatto più male. Comunque nell’ultima fase c’è stata una accelerazione. Arriverà una quantità consistente di dosi nella parte finale di marzo e ad aprile. Nel secondo trimestre aspettiamo 52 milioni di dosi e anche se dovesse esserci una nuova riduzione siamo comunque in condizione di dare una grande accelerazione alla campagna. E intanto lavoriamo per rafforzare ancora la capacità di somministrare».
In che modo?
«Sono in dirittura di arrivo le intese con i pediatri, gli odontoiatri e gli specialisti ambulatoriali per coinvolgerli a pieno nella campagna vaccinale, appena avremo più dosi disponibili. L’intesa con queste tre categorie di professionisti, dopo quella con gli specializzandi e naturalmente con i medici di medicina generale, aumenterà ulteriormente la nostra capacità di vaccinare».
Crede alla possibilità di produrre i vaccini in Italia. Ieri il presidente Mario Draghi ha parlato di un primo contratto.
«Il governo lavora, d’intesa con le case farmaceutiche, per il rafforzamento della nostra capacità produttiva anche in ambito vaccinale. L’industria farmaceutica è già un asset fondamentale del nostro Paese nel quale siamo in testa in Europa. Dobbiamo rafforzarci sul fronte vaccini».
A parte intervenire sull’emergenza si pensa a creare un polo per la produzione dei vaccini che resti?
«Come ha detto Papa Francesco, peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla. Non sprecarla significa rafforzare il nostro servizio sanitario nazionale, e accrescere la capacità produttiva dell’Italia nel campo della farmaceutica e in particolare proprio sui vaccini».
Cosa pensa della svolta del Pd con Letta? Questo arrivo può essere il primo passaggio di una riunificazione in prospettiva?
«Ascolterò con grande attenzione le parole del nuovo segretario del Pd. In questi mesi è cambiato tutto attorno a noi. Solo le forze politiche sembrano rimaste immobili. Per me quel che serve è un cambiamento profondo anche nel campo democratico, a partire dalla nuova centralità di beni pubblici fondamentali come salute, istruzione, lavoro e ambiente».
Repubblica

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