Breaking news

Sei in:

Spesa per interessi e nuove pensioni spingono il debito. Frena la spesa sanitaria. Nel 2022 la previdenza supererà i 305 miliardi. Impennata già nel 2019. Forte timore del Quirinale

Nei prossimi tre anni la spesa per interessi sul debito pubblico salirà dai 64 miliardi di quest’anno ai 73,7 del 2022. In tutto, il costo aggiuntivo sarà di 17,4 miliardi che fanno salire del 9,1% all’anno il costo medio del debito. Sono i dati contenuti nelle tabelle del Def pubblicate dal ministero dell’Economia che spiegano spiegano anche le ragioni dell’aumento: ad allargare «il differenziale di rendimento rispetto ai principali Paesi dell’area euro», si legge nel programma di stabilità, sono state le «forti tensioni sul mercato dei titoli di Stato» alimentate dalle «vicende politiche che hanno caratterizzato la formazione del governo italiano» e «l’elaborazione del programma del nuovo governo». Numeri che destano la preoccupazione di Mattarella per la tenuta dei conti pubblici in vista della manovra d’autunno (data l’entità delle cifre) e per la verifica politica post-voto .

A pesare sul bilancio sono anche gli effetti di quota 100 che solo quest’anno costerà 8,6 miliardi, per crescere poi di 10 miliardi l’anno. Nel 2022 la spesa per la pensioni supererà i 305 miliardi. Con gli effetti del reddito di cittadinanza, i costi delle due riforme del governo arrivano a 38 miliardi in tre anni. Le prestazioni sociali crescono del 4,4%. Frena la spesa sanitaria.

Pensioni, spesa extra da 10 miliardi l’anno
Effetto Quota 100. Forte accelerazione nel triennio 2019-2021 rispetto a lla crescita degli ultimi quattro anni. Nel 2022 superati i 305 miliardi. Il peso del «Reddito». Le prestazioni sociali complessive crescono del 4,4% il prossimo anno, a un ritmo doppio del 2018. Nel 2020 la Sanità frena

Una curva che s’impenna più di quella del debito pubblico. Con l’arrivo di “quota 100” quest’anno la spesa per pensioni farà un salto di quasi 9 miliardi (8,6 per la precisione), per poi crescere al ritmo di quasi dieci miliardi l’anno fino al 2021, quando si chiuderà la sperimentazione dell’anticipo pensionistico a 62 anni con 38 di contributi per tutti. Solo nel 2022 arriverebbe una prima leggera frenata – ma il governo ha già annunciato che introdurrà “quota 41”, a sua volta onerosa – quando il livello sfonda la soglia psicologica dei 300 miliardi, arrivando a 305,1 (+2,7% sull’anno).

A fotografare l’impatto della contro-riforma delle pensioni è il Documento di economia e finanza, approvato martedì dal governo. Il picco più significativo sarà raggiunto nel 2020, con una lievitazione del 3,6%, 1,6 punti in più del +2% registrato nel 2018.

Nella nuova gobba della spesa, che spunta dopo alcuni anni di raffreddamento e che si discosta nettamente da quelle più basse disegnate dalle precedenti riforme del 2011 e del 2016, non c’è naturalmente solo l’effetto “quota 100”. Le uscite sarebbero cresciute comunque a causa dei nuovi pensionamenti e dell’indicizzazione. Ma lo scarto è tutto legato alle nuove pensioni. Entro maggio saranno circa 50mila i quotisti che avranno incassato il primo assegno, mentre nel primo trimestre dell’anno Inps ha accolto complessivamente 114mila domande di pensionamento (comprese quelle di vecchiaia e di anzianità), il 14% in più rispetto ai primi tre mesi del 2018.

Le sole domande per “quota 100”, monitorate quotidianamente da Inps, sono arrivate ieri a 116.486. Quelle dei dipendenti pubblici (per i quali la prima uscita è prevista ad agosto) sono state 39.238. Mentre i primi di settembre dovrebbero incassare la pensione non meno di 47mila dipendenti del comparto scuola che hanno fatto la loro richiesta prima della fine dello scorso anno o entro febbraio. Quasi 40.000 domande (39.761) sono di persone con meno di 63 anni mentre 23.537 sono state presentate da chi ha più di 65 anni. La parte più rilevante delle richieste (53.188) è invece di lavoratori tra 63 e 65 anni.

Secondo le previsione governative quest’anno dovrebbero pensionarsi con “quota 100” circa 290mila lavoratori aggiuntivi rispetto a quelli che usciranno con i canali tradizionali: 100mila dal settore pubblico, 102mila dai dipendenti privati e 88mila tra i lavoratori autonomi. Inps fornirà i primi di maggio la prima proiezione mensile sulla spesa aggiuntiva, come previsto dalla legge di Bilancio. Gli altri due momenti clou di monitoraggio saranno in settembre (con i dati sulle uscite del pubblico impiego) e ottobre, con il flash sulla scuola.

“Quota 100” e Reddito di cittadinanza innescano un nuova spesa per circa 38 miliardi nel triennio, determinando un impulso macroeconomico trascurabile sia in termini di crescita sia sul fronte del mercato del lavoro. La settimana scorsa i vertici Inps hanno approvato la Nota di variazione al bilancio 2019 – ora al vaglio del Consiglio di vigilanza – che incorpora 10,6 miliardi di maggiori trasferimenti dello Stato (quest’anno si arriva a un totale di 117,7 miliardi) proprio per finanziare le nuove pensioni anticipate e il Reddito di cittadinanza.

Tornando ai numeri del Def, il peso complessivo delle prestazioni sociali in denaro fa registrare un incremento del 4,4% nel 2019, il doppio di quello contabilizzato lo scorso anno. Si passa da 348,8 a 364,1 miliardi.

Quest’anno l’incidenza sul Pil di questo aggregato di spesa corrente arriva al 20,5%, lo 0,6% in più rispetto al 2018, per poi salire ulteriormente al 20,8% nel 2021, l’anno dopo in termini nominali si sfioreranno i 397 miliardi. La corsa delle pensioni continua a essere più elevata di quella dei trasferimenti assistenziali per tutto il quadriennio di previsione. Il tasso di crescita medio della previdenza tra il 2020 e il 2022 sarà del 3,2% annuo, mentre quello per le prestazioni sociali nel loro complesso crescerà del 2,9%.

Nello stesso periodo è prevista una crescita della spesa sanitaria dell’1,4% in media annua, lo 0,9% in meno di quella raggiunta l’anno scorso.

Il Sole 24 Ore

 

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top