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Spese pazze, raffica di indagati nei consigli regionali: saune e viaggi di lusso tra i rimborsi

Dopo l’Emilia-Romagna, anche il Piemonte di nuovo nell’occhio del ciclone. Ma sono 16 su 20 i ‘parlamentini’ finiti sotto accusa per l’uso allegro dei fondi pubblici. Negli scontrini scaricati ora al vaglio di magistrati e giudici contabili figurano più cene consumate contemporaneamente nello stesso posto, limousine a nolo e gioielli

ROMA – Nell’ultimo mese e mezzo è toccato di nuovo all’Emilia-Romagna. Alla Sardegna. E poi al Piemonte. Dove addirittura sono arrivati a prendersi a sberle. E’ un’escalation di avvisi di garanzia. Un crescendo di ‘spese pazze’ finite nel mirino della magistratura. Tre consigli regionali sono piombati nuovamente nell’occhio del ciclone, con tanto di dimissioni (a Bologna) e rissa (a Torino). Tre ‘parlamentini’ che vanno ad affiancarsi ad altri 13 consigli regionali già protagonisti di inchieste giudiziarie tuttora in corso e di monitoraggi costanti di una Corte dei conti che sulla questione vuole vederci chiaro. Viaggi extra lusso, ristoranti très chic, saune, massaggi, palestre, banchetti per cerimonie funebri, gioielli, penne d’oro, lap dance e perfino tasse. I rimborsi dei gruppi consiliari, ma soprattutto la gestione allegra di tali somme di denaro, aprono uno squarcio che appare sempre più profondo e desolante. Ben 16 Regioni su 20 al momento risultano coinvolte nelle inchieste. Da nord a sud. E  –  politicamente, s’intende  –  da destra a sinistra.  

A Bologna a fine ottobre vengono indagati tutti i 9 capigruppo dell’assemblea legislativa. Marco Monari del Pd arriva a dimettersi. Fa particolarmente scalpore la rivelazione di un viaggio da Napoli ad Amalfi con un’auto a nolo più conducente che on-line si pubblicizza come ‘servizio limousine’, costato 900 euro e messo tra i rimborsi del gruppo dem dallo stesso Monari e dal consigliere Roberto Montanari. La spesa, che è di fine luglio 2011, viene esaminata dalla Guardia di finanza che indaga per peculato su delega della procura di Bologna. I due consiglieri in quei giorni parteciparono ad un seminario di Areadem.

Gli avvisi di garanzia, però, scatenano un vespaio di polemiche dentro allo stesso Pd. Che viaggia spedito verso le primarie dell’8 dicembre ma che nel frattempo deve cercare di gestire pure lo scandalo di un tesseramento anomalo che ha macchiato l’iter dei congressi provinciali. Complice il web, la base non perdona. Forse è per questo che, a ridosso di consultazioni aperte che hanno come obiettivo il massimo coinvolgimento dei cittadini (nonostante la defezione già annunciata di Romano Prodi), la direzione regionale del Pd ha deciso di riunirsi per affrontare il tema. Discutere di quanto accaduto. E condannare qualsiasi abuso. Un tentativo di fare ‘pulizia’ alla vigilia di un appuntamento a cui sarebbe meglio presentarsi con meno macchie possibili.

Nel frattempo, in Piemonte si prendono a botte. Gli indagati sono addirittura 43, e tra questi c’è anche il presidente della Regione, Roberto Cota (Lega Nord), che per 115 volte è stato smentito perché ‘beccato’ dagli investigatori in luoghi diversi rispetto a quelli in cui, sulla base degli scontrini infilati nel rimborso, avrebbe dovuto trovarsi. Un “dono dell’ubiquità” su cui ora sarà nuovamente chiamato a rispondere davanti ai pm. E sono ben 592 gli scontrini che attesterebbero esborsi non propriamente riconducibili all’attività istituzionale. Sigarette, foulard, spazzolini, hamburger e cioccolatini. Ma soprattutto nel mirino finiscono le cinque cene diverse consumate da Cota nello stesso ristorante a pochi minuti di distanza l’una dall’altra. Il governatore si difende. I democratici attaccano dopo che, per quanti di loro erano stati indagati, è stata chiesta l’archiviazione. E tentano la spallata alla giunta Cota. In che modo? Dimettendosi dagli incarichi istituzionali in Regione. Il vicepresidente dell’assemblea, Roberto Placido, il presidente della Giunta per le elezioni, Rocco Muliere, e i vicepresidenti delle commissioni hanno formalizzato agli uffici regionali il loro passo indietro.

Vale la pena ricordare che nel solo 2011 sono stati messi a disposizione dei ‘parlamentini’ 47 milioni di euro. Una cifra che la spending review  ha ridimensionato sul 2013, limandola fino a farla scendere a quota 9 milioni. I compensi dei consiglieri, ovviamente, rimangono emolumento a parte.

Repubblica – 1 dicembre 2013 

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