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Spesometro e «Pa», spunta il rinvio. Pesa la mancata attuazione della riforma di contabilità del settore, che risale al 2009

L’ALTERNATIVA La sospensione dell’obbligo di comunicazione potrebbe essere sostituita da una richiesta dati limitata alle operazioni registrate Iva

Una via d’uscita per le pubbliche amministrazioni. Il nuovo spesometro – a circa 20 giorni dalla prima scadenza per l’invio dei dati 2012 – potrebbe risparmiare Stato, Regioni, Province, Comuni e tutti gli organismi di diritto pubblico. Allo studio dell’agenzia delle Entrate – a quanto apprende «Il Sole-24 Ore» – c’è un provvedimento che dovrebbe esonerare le Pa dalla compilazione e dalla trasmissione dei dati sia per il 2012 che per il 2013 (in questo caso la scadenza di invio è prevista per prossimo mese di aprile).

Se la soluzione dovesse effettivamente andare in porto, si tratterebbe a grandi linee di una riedizione di quanto avvenuto già nel recente passato. Il provvedimento delle Entrate 2011/92846 del 21 giugno 2011 (che aveva integrato il precedente provvedimento 2010/184182) aveva escluso i soggetti pubblici dall’invio dello spesometro per le annualità 2010 e 2011.

In quell’occasione, l’esclusione dello Stato, delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri organismi di diritto pubblico da ogni adempimento relativo alle comunicazioni delle operazioni rilevanti ai fini Iva è stata motivata con le «peculiari modalità di tenuta della contabilità previste in capo a tali soggetti, che possono rendere particolarmente onerosa l’individuazione delle suddette operazioni rilevanti ai fini Iva, in ragione della difficoltà a effettuare una preliminare separazione delle operazioni effettuate».

Pertanto l’Agenzia aveva preso in considerazione la problematica della gestione finanziaria della contabilità pubblica e degli acquisti promiscui (vale a dire quegli acquisti motivati sia per attività istituzionali che commerciali.

Questa problematica (già segnalata dal Sole-24 Ore del 10 agosto e del 14 settembre scorso) non si è ancora risolta. Infatti, la riforma della contabilità pubblica introdotta dalla legge 196/2009 non ha ancora trovato piena attuazione: è in corso una fase di sperimentazione facoltativa per taluni enti (ad esempio per Province, Comuni e Università). E l’entrata a regime del nuovo impianto contabile è prevista per il 2015 per gli enti territoriali e per il 2014 (salvo proroghe) per gli altri enti.

In prospettiva, poi, bisogna considerare altri due aspetti. 7 Dal 6 giugno 2014 entra in vigore la fatturazione elettronica obbligatoria verso la Pa: obbligo che porterebbe a conoscenza del fisco le singole transazioni realizzate verso gli enti. 7 L’articolo 50-bis del decreto del fare (Dl 69/2013) ha previsto dal 1?gennaio 2015 l’applicazione del regime facoltativo che stabilisce l’eliminazione dell’obbligo dello spesometro se il contribuente invia quotidianamente all’agenzia delle Entrate le fatture e i corrispettivi emessi e ricevuti.

Due novità che potrebbero, di fatto, giustificare la sospensione dell’obbligo per le Pa alle prese come del resto tutte le imprese e i professionisti con non pochi problemi nell’invio dei dati mentre si avvicina il termine del 12 novembre per chi effettua le liquidazioni Iva mensili (la scadenza per i trimestrali è il 21 novembre).

Un’opzione alternativa alla sospensione potrebbe essere la richiesta solo dei dati relativi alle operazioni registrate ai fini Iva e non anche quelle fatture promiscue che i soggetti pubblici non hanno effettivamente registrato per l’imposta sul valore aggiunto e sulle quali non hanno operato la relativa detrazione.

Il Sole 24 Ore – 24 ottobre 2013 

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