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Squali e razze in pericolo di estinzione: l’eccesso di pesca e le catture accidentali giocano un ruolo importante nella sparizione della specie

Tra pochi anni più di un quarto delle specie di squali e razze sarà estinto, con gravi ripercussioni sulla biofauna marina e non solo. È questo il grido d’allarme lanciato dalle colonne di eLife dallo Shark Specialist Group (SSG), un gruppo di 302 esperti di 64 Paesi, presente all’interno della International Union for Conservation of Nature (IUCN), coordinato da Nicholas K Dulvy alla Simon Fraser University della British Columbia Canadese.

Lo studio è il risultato delle informazioni raccolte su oltre mille specie di razze, squali e altre a queste correlate, sulla distribuzione, la pesca, le abitudini, le tendenze demografiche, gli habitat e le misure protettive adottate o proposte. I ricercatori hanno visto che questi animali sono più a rischio di estinzione rispetto ad altri: 249 delle 1.041 specie censite (107 specie di razze e 74 di squali) rientrano in una delle tre Red List (elenco delle specie prossime all’estinzione appunto), e solo il 23% delle specie sono state giudicate relativamente al sicuro.

Il pericolo riguarda principalmente i pesciche vivono in acque accessibili ai pescherecci. L’eccesso di pesca, secondo gli esperti del panel, è la causa principale della loro possibile scomparsa, ed è ampiamente sottostimato in tutto il mondo. Il fatto più sorprendente è che non si tratta solo di pesca intenzionale, sostenuta dalla domanda di carni proveniente soprattutto dalla Cina, ma anche, in misura significativa, di pesca accidentale. Inoltre ci sono le uccisioni volontarie riconducibili al timore di attacchi all’uomo, che riguardano 12 specie.

Le razze, le mante e specie simili sono quelle più minacciate, contrariamente alle previsioni, anche se gli squali riscuotono maggiore attenzione. Secondo gli esperti cinque delle sette specie più a rischio in assoluto sono appunto razze e non squali, e ciò si deve soprattutto al mercato cinese, che utilizza questi animali a scopi alimentari, ma anche per la preparazione di farmaci tradizionali. Le zone dove il pericolo di estinzione è maggiore sono il Mar Mediterraneo e il Golfo di Tailandia, insieme al Mar Rosso.

Tutte queste  specie si riproducono lentamente per questo, sottolinea Sonja Fordham, presidente di Shark Advocates International e membro di IUCN: «Le politiche adottate negli ultimi anni sono andate nella giusta direzione, ma è indispensabile imprimere loro una grande accelerazione e includere nelle misure conservative per tutte le specie a rischio estinzione. È necessario estendere i divieti e studiare molto di più le abitudini delle specie minacciate. Non c’è più tempo, se vogliamo che i nostri nipoti possano ancora vedere dal vivo questi magnifici e importantissimi animali, la cui estinzione avrebbe tragiche conseguenze su tutta la catena alimentare e su tutto l’ecosistema marino e non solo».

Il Fatto alimentare – 5 febbraio 2014 

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