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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Stabilità, dubbi del servizio Bilancio del Senato: sovrastimato l’aumento del 57% dei contratti a tempo indeterminato
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    Stabilità, dubbi del servizio Bilancio del Senato: sovrastimato l’aumento del 57% dei contratti a tempo indeterminato

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche7 Dicembre 2014Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Potrebbe essere sopravvalutata la stima di un aumento del 57% dei contratti a tempo indeterminato legato alle misure contenute nella legge di stabilità, attualmente all’esame della commissione Bilancio di Palazzo Madama.

    A sollevare dubbi sulla percentuale citata nella relazione tecnica alla manovra come effetto degli sgravi contributivi previsti (l’addio all’Irap sul lavoro e lo stop ai contributi per tre anni per i neoassunti con il contratto a tutele crescenti) sono i tecnici del servizio Bilancio del Senato: a loro avviso i numeri da cui si parte per calcolare l’incremento sono troppo bassi, e dunque la quota risulta sovrastimata.

    Sottostimato il numero di neoassunti nel 2013

    Secondo i dati utilizzati dal ministero dell’Economia, sulla base dei numeri Inps, nel 2013 (ultimo anno disponibile per effettuare le simulazioni) ci sarebbero state 630mila assunzioni a tempo interminato; il prossimo anno invece dovrebbero essere

    un milione, con un aumento appunto del 57 per cento. Per il servizio Bilancio, però, il dato non “depurato”, che emerge dal rapporto sulle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro arriva a 1,57 milioni di lavoratori. Anche sottraendo i lavoratori che nei sei mesi precedenti sono risultati occupati a tempo indeterminato, si tratta comunque di una «differenza rilevante».

    Come funziona lo sgravio

    L’incentivo previsto dalla manovra per i datori di lavoro è l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per un periodo massimo di 36 mesi, nel limite massimo di un esonero di 8.060 euro su base annua, per i nuovi contratti a tempo indeterminato, esclusi i quelli di apprendistato e di lavoro domestico che partiranno dal primo gennaio

    al 31 dicembre 2015. Per il finanziamento degli incentivi è previsto un miliardo di euro, per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017 e 500 milioni per il 2018. «Stante la rilevanza e la significatività dell’incentivo – si legge nel dossier – è presumibile e prudenziale valutare un effetto incentivante, con riduzioni di assunzioni a contribuzione piena (a tempo determinato, ad esempio) verso la tipologia di contratto a tempo indeterminato incentivato». Lo sgravio dei contributi è totale per retribuzioni imponibili fino a 26mila euro, con il tetto massimo di sconto a 8.060 euro.

    Dubbi anche su chi beneficerebbe dell’incentivo «pieno»

    Nella relazione tecnica si stima che 790mila contratti potranno beneficiare dello sgravio totale dei contributi previdenziali, che in media sarà di 4.215 euro (irca 360mila retribuzioni saranno inferiori a 8.500 euro). I restanti 210mila contratti potranno beneficiare dello sgravio nella misura massima di 8.060 euro su base annua. Il servizio Bilancio chiede «precisazioni» anche sulla stima per cui quasi l’80% dei nuovi contratti non beneficerebbe in misura piena dell’incentivo: «Occorrerebbe fornire i dati che sono alla base di questa stima, con riferimento alla distribuzione per classi retributive di fonte Inps, in modo da valutarne la congruità».

    Il Sole 24 Ore sanità – 7 dicembre 2014

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