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Stage-qualità, tutor, “paghetta”: Veneto e Toscana fanno d’apripista

Il piano Successo per la sperimentazione ma in Italia c’è il collo di bottiglia degli uffici di collocamento. In Sicilia i 452 milioni arrivati dall’Europa nel 2011 finora non sono stati spesi

La Youth Guarantee che la Ue sta per finanziare con 6 miliardi di euro si ispira alle esperienze dei Paesi del Nord Europa: Svezia, Finlandia, Olanda. Ma anche in Italia ci sono alcune best practise: “Giovanisì” della Regione Toscana e il “Piano integrato delle Politiche Giovanili” del Veneto hanno dato finora ottimi risultati.

E anche in piccole realtà come la città di Biella gli “stage di qualità” che Youth Guarantee propone ai giovani entro quattro mesi dalla conclusione del percorso scolastico o dalla perdita del lavoro non sono una novità.

La “qualità” degli stage finanziati in Toscana emerge innanzitutto dal rimborso minimo di 500 euro al mese, dalla presenza di un tutor e dal contenuto formativo obbligatorio.

«La nostra legge sui tirocini ha previsto una serie di vincoli per evitare che venissero utilizzati solo per sfruttare i giovani senza pagarli e senza dare prospettive», spiega Gianfranco Simoncini, assessore alle Attività produttive, Formazione e Lavoro della Toscana.

La Regione contribuisce alla retribuzione del tirocinio con 300 euro al mese solo per i giovani al di sotto dei 30 anni. Se il tirocinante viene assunto a tempo indeterminato, la Regione elargisce un ulteriore contributo di 10.000 euro. In un anno e mezzo “Giovanisì” ha permesso di attivare 400 tirocini al mese per i giovani, di assumerne 105 e di “stabilizzare” 1400 lavoratori, dei quali 361 provenienti dalle liste di mobilità, e di avviare 349 praticanti retribuiti.

Il piano toscano ha messo in campo dal giugno 2011 365 milioni di euro. In Veneto la Regione ha costruito invece percorsi articolati che collegano la scuola alle imprese, valorizzando l’istruzione tecnica, ma non solo: dagli stage effettuati durante l’anno scolastico, al tirocinio estivo, tutto punta alla creazione di un rapporto di fiducia tra giovane lavoratore e impresa, che in moltissimi casi conduce all’assunzione.

«La Commissione Europea ci ha assicurato che in termini di valutazione dei percorsi siamo tra i migliori. – dice l’assessore regionale all’Istruzione e al Lavoro Elena Donazzan – Le imprese sono obbligate a dare un giudizio sul ragazzo, se ci sono carenze formative noi interveniamo. Le informazioni delle imprese sono preziose, anche per far incontrare al meglio domanda e offerta».

Una funzione che dovrebbe essere svolta dai centri per l’impiego, che però in Italia collocano una percentuale che oscilla in media tra il 3 e il 5% degli iscritti. «La Youth Guarantee potrebbe essere l’occasione per dare una nuova missione ai servizi pubblici per l’impiego», auspica la segretaria della Cgil per le Politiche Giovanili Ilaria Lani.

Anche il comune di Biella, con il contributo di Bruxelles, ha avviato con ottimi risultati dal 2008 gli “stage di qualità”, in collaborazione con Unindustria, Cna e Confcommercio. Ma ci sono anche fondi europei che fanno molta fatica ad arrivare a destinazione: nel dicembre 2011 Bruxelles ha stanziato 452 milioni che avrebbero dovuto favorire l’inserimento lavorativo di 50.000 giovani in Sicilia. A tutt’oggi quei soldi non sono stati spesi, mentre sono esplose forti polemiche sull’uso recente di 280 milioni del Fondo sociale europeo, finiti in corsi di formazione inconcludenti.

Repubblica – 29 maggio 2013

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