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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Statali, dalle manovre tagli per 2 miliardi. Contratti, liquidazioni, pensioni: ecco cosa succede
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    Statali, dalle manovre tagli per 2 miliardi. Contratti, liquidazioni, pensioni: ecco cosa succede

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche19 Settembre 2011Nessun commento4 Minuti di lettura
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    1a1aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaeuroAllungamento di un anno del blocco dei contratti, analoga proroga per il congelamento delle retribuzioni al livello del 2010 e per il divieto di nuove assunzioni. Ma anche nuova spinta alla mobilità, limitazioni all’importo dell’indennità di vacanza contrattuale, pagamento ritardato della liquidazione e, per il settore scuola, un anno in più da attendere per poter accedere alla pensione. Senza contare la riduzione di stipendio per i dirigenti (al di sopra dei 90 mila euro annui) entrata in vigore già nel gennaio di quest’anno in virtù della manovra 2010, ma che certo brucia ancora di più dopo la marcia indietro sull’analogo provvedimento che avrebbe dovuto toccare la generalità dei contribuenti.

    I dipendenti dello Stato, degli enti pubblici e delle autonomie locali non hanno molto di cui rallegrarsi scorrendo le pagine dei due decreti estivi, quello di luglio e quello scritto alla vigilia di Ferragosto e da poco pubblicato in Gazzetta ufficiale. Anche perché questi provvedimenti arrivano a un anno dalla manovra dell’anno precedente, che aveva già avuto un impatto molto pesante sul mondo del pubblico impiego; i circa tre milioni e mezzo di lavoratori pubblici pensavano insomma di avere già dato. Invece il nuovo conto per loro, negli anni decisivi del pareggio di bilancio (2013-2014), è di oltre due miliardi l’anno.

    Contratti e stipendi. Il blocco in vigore fino al 2013 è prolungato di un altro anno. Dunque per i dipendenti pubblici si tornerà a parlare di contrattazione dal 2015 in poi. Viene estesa di un anno anche la norma che congela le retribuzioni ai livelli nominali del 2010. Il risultato complessivo è un blocco di fatto degli stipendi, che però si traduce in una perdita di potere d’acquisto stimabile intorno all’8 per cento se si ipotizza un’inflazione media del 2 per cento l’anno.

    Assunzioni. Le norme che bloccano le assunzioni sono prorogate per tutto il 2014, con alcune eccezioni: Polizia, Vigili del fuoco, agenzie fiscali.

    Vacanza contrattuale. La norma prevede la fissazione di nuove norme di calcolo dell’indennità per il periodo 2015-2017. Che certo saranno meno favorevoli visto che ne devono derivare risparmi. Il riferimento al periodo successivo al 2014 fa poi pensare che la ripresa effettiva della contrattazione sia ancora più lontana.

    Mobilità. Anche «semplificazione, rafforzamento e obbligatorietà delle procedure di mobilità» dovranno permettere di ridurre la spesa complessiva nel comparto. I dettagli arriveranno attraverso regolamenti.

    Liquidazioni. Il pagamento ritardato del trattamento di fine servizio scatta per coloro che hanno maturato o maturano il diritto alla pensione già dall’entrata in vigore del decreto di Ferragosto, anche se l’effetto reale si vedrà a partire dal 2012 a causa dell’anno di attesa prima del momento in cui si andrà effettivamente a riposo. Secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato la poco gradita novità toccherà già in questo scorcio di anno circa 8.000 persone che conseguono i requisiti per la pensione. Il ritardo è di 6 mesi per coloro che lasciano il servizio per raggiunti limiti di età (finora il versamento era immediato o quasi), di due anni per chi opta per la pensione di anzianità (era già previsto uno slittamento di sei mesi).

    Scuola. Viene estesa al personale scolastico l’attesa di un anno – tra conseguimento del diritto alla pensione e decorrenza effettiva – già in vigore per gli altri lavoratori dipendenti. Dunque si lascerà il servizio il primo settembre dell’anno successivo a quello in cui si maturano i requisiti.

    Contributo di solidarietà. Resta in vigore per i dipendenti pubblici per la parte di retribuzione superiore a 90 mila euro l’anno (5 per cento) e per quella sopra i 150 mila (10 per cento). L’analogo provvedimento per i lavoratori privati è stato cancellato e dunque non è mai diventato operativo. Gli interessati – le categorie più colpite sono magistrati e medici – minacciano il ricorso alla Corte costituzionale per questa disparità di trattamento.

    Gazzettino.it – 19 Settembre 2011

    La manovra bis pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 16 settembre 2011

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