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Statali e pensioni, «i tagli non sono un tabù». Due proposte per i giovani e lo Stato sociale

Caro direttore, i professori Giavazzi ed Alesina sul Corriere della Sera hanno evidenziato la difficoltà del nostro Paese ad impostare seri programmi di revisione della spesa. Il governo Monti cominciò con Bondi a lavorare in tal senso. Ben presto ci si rese conto che l’obiettivo era difficilmente compatibile con i tempi a disposizione.

Così si decise di mantenere gli obiettivi di riduzione della spesa di parte corrente attraverso dei tagli lineari al posto della individuazione di costi standard. Si dirà: meglio poco che niente! E alla fine si può anche essere d’accordo. Fatto sta che tranne questo tentativo nel nostro Paese è difficile riorganizzare la spesa discrezionale intendendo per essa il risultato della sottrazione fra gli 800 miliardi di spesa complessiva e quella per interessi, delle pensioni e del pubblico impiego. Se si aggiungessero poi le spese per la scuola, la sanità ed il trasposto pubblico locale, ecco allora che il moloch da aggredire risulterebbe ancora meno imponente con il conseguente impoverimento dei risparmi che dovessero essere raggiunti. Ma è veramente così? Davvero anche dentro la spesa «rigida» del pubblico impiego o delle pensioni non si riescono a fare correzioni senza andare a ledere diritti acquisiti?

I firmatari di questa lettera hanno individuato alcuni interventi di risparmio della spesa anche di una certa consistenza. Il primo riguarda una norma in materia di pubblico impiego che si fonda su di un principio. Nella pubblica amministrazione ci sono tanti dipendenti che hanno scarsa produttività, sono giunti vicino alla pensione e rinuncerebbero volentieri ad una percentuale della retribuzione se lasciati a casa a svolgere telelavoro o senza prestare attività lavorativa attraverso la messa in disponibilità. Queste persone hanno retribuzioni più alte della media grazie agli scatti di anzianità. Se si immaginasse di assegnare ad ogni comparto un obiettivo di riduzione di personale su base di accordi e poi sulla base di decisioni delle amministrazioni si potrebbe avere un risparmio serio. Se si pensasse ad un obiettivo di 100.000 addetti, il costo complessivo ammonterebbe intorno ai 4,5 miliardi che con una riduzione del 30% della retribuzione assicurerebbe un risparmio di 1 miliardo senza abbassare la produttività. Il risparmio potrebbe essere utilizzato per coprire riduzioni di pressione fiscale o per finanziare un piano di assunzione di giovani sotto i 30 anni. L’altra misura che abbiamo proposto e che fa parte di un pacchetto di emendamenti da noi presentati al DL n.69/2013, tende ad eliminare il cumulo fra il percepimento della pensione pubblica e il compenso per lo svolgimento di un incarico pubblico sia elettivo che di nomina. Si pensi a quanti fra parlamentari, membri del governo e dei gabinetti, consiglieri e assessori degli enti territoriali, componenti dei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche ma anche consiglieri di Stato o della Corte dei conti percepiscono una doppia retribuzione che potrebbe invece essere risparmiata o versata in un fondo per finanziare le startup o le assunzioni dei giovani. Sappiamo che queste misure non sono decisive per assicurare risparmi di spesa voluminosi, però pensiamo che in tempi come questi sia opportuno intervenire per dare segnali a chi sta peggio perché non ha più un lavoro o perché non riesce a trovarlo. Insomma bisogna cambiare la musica ed evitare che i sacrifici riguardino sempre i soliti noti. Bisogna riorganizzare le funzioni pubbliche senza rivedere i sistemi di prelievo fiscale ma prioritariamente agendo sulle riduzioni di spesa. Questo è il punto politico più rilevante: lo schema secondo cui la sinistra aumenta la spesa e la pressione fiscale mentre la destra diminuisce la spesa e le tasse non è più attuale. Oggi per difendere lo Stato sociale e per assicurare un futuro alle nuove generazioni occorre ribaltare questo punto e andare a cercare risorse dentro il bilancio dello Stato rimodulando la spesa pubblica che nonostante le manovre lacrime e sangue di questi anni continua a crescere. (Corriere della Sera – 15 Luglio 2013)

Bruno Tabacci

Fabio Melilli

Andrea Romano

Angelo Rughetti

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