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Stipendio decurtato 7mila euro, difensore civico ricorre al Tar

Dopo il tutore dei minori Aura Dissegna, anche Roberto Pellegrini si è rivolto al tribunale del lavoro di Venezia. Il suo compenso «alleggerito», da 10mila a 3mila euro

VENEZIA — Il presidente del consiglio regionale, il pidiellino Valdo Ruffato, ha ammesso che si è trattato di un «errore» e ha promesso che l’assemblea da lui guidata porrà rimedio alla questione «nel giro di qualche mese». Ma intanto, per sicurezza, si apre un altro fronte nella guerra giudiziaria tra il Difensore civico e il Tutore dei minori e la Regione Veneto, «rea» di aver azionato una delle mannaie più feroci che la storia ricordi in tema di compensi.

Con un semplice tratto di penna il consiglio aveva infatti sforbiciato il loro stipendio del 70 per cento e ora, dopo il ricorso al Tar di Aura Dissegna, titolare dell’ufficio che dovrebbe dare aiuto ai minorenni in situazioni difficili, arriva anche quello di Roberto Pellegrini, che con il suo avvocato Alfredo Bianchini ha invece deciso di seguire la strada del tribunale del Lavoro di Venezia. Insomma, un accerchiamento «a tenaglia» nei confronti di Palazzo Ferro Fini, che ora si trova nel mirino di due tribunali e di altrettanti «collaboratori» che evidentemente non si fidano troppo delle promesse verbali. Più o meno simili le questioni sollevate dall’avvocato Bianchini per conto dell’ex sindaco socialista di Chioggia negli anni ’80, poi presidente dell’Ater di Venezia e quindi del Corecom, legato a doppio filo insomma agli incarichi pubblici.

Nel mirino ovviamente c’è quel taglio dai circa 10 mila euro netti previsti inizialmente ad «appena» 3 mila: così aveva appunto deciso il consiglio — errore o non errore — in quel 6 aprile scorso. «Un atto che per certi versi è violento e imporrebbe un notevole cambiamento di vita – spiega il legale – se uno avesse dei programmi, un mutuo, figli che vanno in una scuola piuttosto che in un’altra, che cosa può fare? Un conto è un ridimensionamento, che ci può anche stare in un periodo in cui tutti tirano la cinghia: un altro è cambiare radicalmente il quadro negoziale che era stato proposto e a cui era stato dato il consenso». Questo punto sarà centrale nella discussione che ci sarà di fronte al giudice del lavoro di Venezia, quando verrà fissata l’udienza. «E’ una evidente violazione costituzionale», continua l’avvocato Bianchini. Tra l’altro la legge istitutiva del Tutore, la 42 del 1988, vincola di molto i nominati (l’ufficio «è incompatibile con l’esercizio di qualsiasi attività di lavoro autonomo o subordinato di qualsiasi commercio o professione») e però legava anche l’indennità dell’incarico a quella dei consiglieri regionali.

Ed è per questo che nel suo ricorso al Tar, firmato dagli avvocati Giorgio Orsoni (sindaco di Venezia) e Mariagrazia Romeo, si sottolineava — seppur con delicatezza — che un taglio così draconiano avesse colpito solo lei e Pellegrini, «e non anche, a titolo esemplificativo, gli stessi consiglieri regionali o i titolari di altri incarichi regionali». Venerdì scorso era in programma la prima udienza in camera di consiglio per la sospensiva, ma tutte le parti—l’avvocato Romeo per Dissegna e l’avvocato Maurizio Salvalaio per conto della Regione Veneto—hanno concordato che una questione del genere avrebbe dovuto essere trattata direttamente nel merito dai giudici. E dunque l’udienza è stata rinviata al 13 dicembre

Corriere Veneto – 1 agosto 2012

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