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Stop ai turni senza fine. L’Italia si adegua alla normativa Ue e vieta i maxi orari. “Non dite che noi medici siamo scansafatiche. Il vero problema? È mancato il cambio generazionale”

Manila Alfano, Il Giornale. I medici non potranno più lavorare come prima. Lavoreranno meno per legge. Turni più brevi, più umani probabilmente. Comunque in linea con gli altri Paesi dell’Europa. L’Italia, dal 25 novembre infatti, si adeguerà a una direttiva europea del 2003. E cambierà tutto: per chi lavora in ospedale soprattutto, e a partire dalle norme che regolano il turno di notte, finito il quale si dovrà andare a casa a riposare.

E non saranno ammesse eccezioni che spesso e volentieri si verificano ora quando molti medici restano fino a mezzogiorno e anche di più per contribuire alle attività del mattino. Regole che stanno dividendo i medici, che fanno discutere, indignare i reparti, tra le corsi e tra i pazienti. I sindacati da una parte, orari più degni e più umani dicono, dall’altra c’è chi vede la burocratizzazione del mestiere che deve essere fatto prima di tutto con passione e non con l’orologio alla mano. «Punti di vista certo, peccato che qui ci va di mezzo la salute delle persone», spiega il dottor Maurizio Bruni, medico condotto di Milano di 67 anni, professore all’Università degli Studi di Milano e specialista in urologia, medico dal 1972. «Sono anni che svolgo questa professione. So di cosa parlo, prima di fare il medico di famiglia, sono stato un medico ospedaliero, per anni al Pronto Soccorso dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Erano gli anni Settanta e l’ultimo problema di noi medici era l’orario di lavoro». L’orario extra large era così frequente che probabilmente nessuno ci faceva neppure caso. «Era regola svolgere il “giro” di reparto dopo la notte, e nessuno se ne lamentava, anzi era l’entusiasmo che ci faceva muovere, che cancellava la stanchezza».

E allora cosa è cambiato? Possibile che oggi abbia vinto la burocrazia in ogni settore e campo? Che domini il cartellino da timbrare? Possibile che tutto il mondo lavorativo abbia perso il senso di quell’entusiasmo capace di spazzare via la stanchezza? «È cambiata l’età. Semplicemente. Senza fare discorsi retorici. Quei turni li puoi fare se hai vent’anni. Se sei giovane prima di tutto. Oggi invece quegli stessi orari massacranti li fai anche se sei un giovincello di cinquant’anni. E posso garantire che non è la stessa cosa. Un tempo era un periodo così, un turbinio, una giostra di novità, di sforzi massacranti. Ma a termine. Poi il famoso ciclo generazionale lasciava il posto ai nuovi e via così. Oggi questa fase si è interrotta». Assunzioni bloccate, spending review, tagli alla Sanità sono stati i motivi principali di questo stop. L’Italia è il Paese che spende 30 per cento in meno rispetto a Francia o Germania nella Sanità. Sono questi i nodi che vengono al pettine e la prospettiva è distorta. «Ora sembra che i diritti dei lavoratori siano un artificio a discapito dei malati che non potranno essere seguiti con efficienza perché questi “pigroni” dei medici vogliono addirittura riposare dopo dodici o quindici ore di lavoro ininterrotto o non vogliono svolgere turni prima di affrontare una notte di guardia». Le risorse da valorizzare e i fondi che non ci sono, nuove assunzioni che però non si possono fare perché le casse piangono, contenere i costi ormai sembra il motivo di fondo in ogni corsia, in ogni reparto di qualsiasi ospedale. «È il risultato di scelte sciagurate. Credere di guarire la sanità pubblica con formule economicistiche si è rivelato un errore. Pura follia. Perché invece non si riduce la pletora di amministrativi che non accenna a diminuire? O aspettiamo forse un altro commissario speciale anche per questo?».

Il Giornale – 3 novembre 2015 

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