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Stop di Roma sui lupi: «Vietato abbatterli». Finco: vengano a vedere. Regione, esultano le opposizioni: «Schiaffo alla Lega»

Roma, forse in nome dei suoi natali, pronuncia un no secco e definitivo all’abbattimento dei grandi carnivori. Dalla conferenza Stato-Regioni al ministero dell’Ambiente il niet all’uccisione dei lupi rimbalza a consiglio regionale in corso e dai banchi dell’opposizione non si contiene l’entusiasmo. «Dal governo arriva uno schiaffo alla maggioranza leghista in Veneto: il nuovo ‘Piano lupo’ non prevede gli abbattimenti» esultano Andrea Zanoni (Pd), Cristina Guarda (Amp) e Patrizia Bartelle (IiC).

«Se ci sono affermazioni positive da parte di Enpa e WWF vuol dire che il piano è sbagliato, – ribatte tagliente il capogruppo della Lega in consiglio, Nicola Finco – il lupo non ha predatori in natura, continua a creare danni in tutto il Veneto. Vorrei che chi compila piani comodamente seduto in un palazzo romano venisse a vedere con i suoi occhi le carcasse di bestiame. Preciso che io non sono per eliminare il lupo ma per contenerlo. Questo non è uno schiaffo alla maggioranza leghista del Veneto ma uno schiaffo alla montagna veneta e ai suoi custodi». Di tutt’altro avviso, naturalmente i tre consiglieri ambientalisti: «Niente abbattimenti controllati, al lupo non si potrà sparare. Un’altra, e speriamo definitiva, sconfitta per la maggioranza a trazione leghista con in testa l’assessore Pan e il capogruppo Nicola Finco: il nuovo ‘Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia’ manda definitivamente in soffitta il progetto di legge del centrodestra sul contenimento dei grandi carnivori».

Tutto nasce dal documento consegnato alla Conferenza Stato-Regioni dal ministero dell’Ambiente, da cui sono scomparse le uccisioni previste dal 2017. Sul tema la maggioranza in Regione sta lavorando a un progetto di legge che alza l’asticella con lo scopo dichiarato di fermare lo scempio di greggi che flagella soprattutto l’altopiano di Asiago. Un progetto di legge che avrebbe dovuto incassare il sì definitivo dell’assemblea regionale ma che, invece, nei giorni scorsi, è stato rispedito in commissione.

Il tempo che la notizia si diffondesse ed ecco arrivare una valanga di reazioni, quasi tutte trionfanti, dall’Enpa a Legambiente passando per il WWF. Quest’ultimo ricorda che l’animale-simbolo della Natura d’Italia è proprio il lupo e che il piano del ministro Costa farà la differenza puntando su ricerca e monitoraggio, contrasto al bracconaggio e prevenzione dei danni.

Fuori dal coro si segnala la Coldiretti Veneto: «Coldiretti non ha mai trascurato il problema dei predatori. – scrive l’associazione dei coltivatori – Da Belluno alla provincia di Verona fino a Vicenza dove proprio sabato 6 aprile anche il Club Alpino Italiano organizza una giornata di studio sul tema della presenza dei carnivori nelle montagne italiane, Coldiretti porterà il proprio contributo al dibattito alla luce del nuovo piano presentato dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa evidenziando che il ripristino dell’equilibrio naturale deve valere anche per pecore, capre, vacche e vitelli allevati dagli agricoltori da generazioni».

Toni misurati che pongono, però, con forza, un problema irrisolto: «La presenza di branchi di animali selvatici mette a rischio la pastorizia e l’alpeggio che, oltre ad essere una risorsa fondamentale per l’economia montana, rappresenta anche un modo per valorizzare il territorio e le tradizioni culturali che lo caratterizzano. Senza i pascoli le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città».

E le osservazioni degli agricoltori sono tutt’altro che peregrine e si chiudono con una richiesta precisa: «Ci aspettiamo sistemi di difesa appropriati e un rapido ed adeguato rimborso dei danni, senza se e senza ma».

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