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Rovigo. Straordinari, doccia fredda sui medici in stato di agitazione. Fumata nera al vertice con l’Usl 5 sulle 30 mila ore maturate durante la pandemia. «Due settimane per trattare»

Il Corriere del Veneto. Non cessa lo scontro con l’Usl 5 sulle ore di straordinario fatte dai camici bianchi dell’azienda sanitaria polesana durante l’emergenza Covid. E resta aperto lo stato di agitazione da parte dei camici bianchi. Ieri al tavolo convocato in prefettura non è stata trovata nessuna soluzione tra i sindacati di categoria e i vertici dell’Usl. Presenti, per i lavoratori, Davide Benazzo (Fp Cgil Medici), Francesco Chiavilli (Cimo-Fesmed), Piero Di Pasquale (Aaroi-Emac), Nicoletta Santi Polo (Anaao-Assomed), Giorgio Faccioli (Uil Fpl), Michele Zaghi (Fvm) e Vincenzo Lolli (Fassid). Dall’altra parte, a rappresentare l’Usl 5 c’era il direttore amministrativo Urbano Brazzale e quello sanitario, Alberto Rigo. Grande assente la direttrice generale Patrizia Simionato, per la cui sedia vuota non sono mancate stoccate dei sindacalisti.

A far traboccare il vaso, il rifiuto e la proposta dei vertici dell’Usl 5 di pagare ai medici 1.750 ore, a fronte di 30 mila fatte dai nel 2020 e non ancora retribuite. «Oggi (ieri, ndr .) hanno proposto di pagare 8.500 di ore anziché 1.750 – ha dichiarato Davide Benazzo Fp Cgil-. Quello che preoccupa è la mancanza di visione del reale problema, che non sono solo le ore non retribuite, ma la mancanza di soluzioni da parte dei vertici relativamente a che cosa accadrà fra qualche anno, quando molti dei medici già sotto organico andranno in pensione e non ci sarà chi li sostituisce. Con la conseguente diminuzione della qualità dei servizi erogati ai cittadini».

Una mano tesa nel tentativo di trovare una soluzione per le politiche sanitarie della provincia di Rovigo è giunta dal prefetto Clemente Di Nuzzo, con l’apertura di un tavolo permanente di confronto, oltre che con le istituzioni e la politica del territorio, anche con i rappresentanti della Regione Veneto. Le prossime tappe sono: mercoledì l’assemblea con i lavoratori della dirigenza medica e, nell’arco di due settimane, un incontro con la Regione Veneto. «Lo stato di agitazione resta – spiega ancora Benazzo -, congeliamo per i prossimi 15 giorni la possibilità di scioperare e, peggio ancora, di bloccare gli straordinari».

Grande delusione da parte di tutti i rappresentanti sindacali per l’assenza del direttore generale, Patrizia Simionato, scelta da Luca Zaia e operativa dallo scorso marzo alla guida dell’Usl 5. «Il tema non è tecnico – dichiara Cristiano Pavarin per conto della Uil di Rovigo -, i medici non ce la fanno più e hanno bisogno di riposte concrete. L’assenza della dottoressa Simionato è grave, il peso politico che avrebbe dato la sua presenza sarebbe stato cruciale per far capire che non è solo una questione amministrativa. Ci auspichiamo sia presente ai prossimi incontri».

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