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Stretta nelle città. Strade e piazze chiuse dai sindaci. Domani la scelta sulla Campania. Verso la zona arancione in Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia. Il governo fiducioso sull’appiattimento della curva

Il Corriere della Sera. Per la prima volta da settimane, a Palazzo Chigi è arrivato un refolo di ottimismo. Lo hanno portato gli scienziati Brusaferro, Locatelli e Miozzo, chiamati dal premier per capire se davvero la curva del virus ha cominciato a piegarsi sotto i colpi delle misure restrittive adottate dal governo. Ebbene sì, grafici alla mano il terzetto di tecnici ha confermato al capo dell’esecutivo, ai capi delegazione e al ministro Boccia le impressioni degli ultimi giorni: il Covid-19 ha iniziato a rallentare la sua folle corsa. I contagi continuano ad aumentare, è vero, ma la crescita non è più esponenziale. Questo non vuol dire però abbassare la guardia, anzi. La linea è andare avanti con le chiusure per evitare il lockdown nazionale. Ieri si sono riuniti i comitati per l’ordine e la sicurezza e sono dunque scattate le ordinanze di chiusura nelle città.

A Roma saranno intensificati i controlli nei parchi e sul litorale, mentre nel fine settimana saranno contingentati gli accessi alle vie dello shopping. A Firenze sabato e domenica saranno invece chiusi bar e ristoranti, ma si sta anche valutando di vietare l’accesso in alcune piazze. A Palermo un’ordinanza dispone «fino al 3 dicembre il divieto di stazionamento per le persone, dal lunedì al venerdì dalle 16 e fino alle 22; sabato, domenica e festivi dalle 5 alle 22, nelle zone del centro di Palermo». Stessa misura scatterà «sabato e domenica, dalle 5 alle 22, anche in tutto il litorale, comprese spiagge, coste, aree verdi aperte al pubblico». A Bologna nelle piazze e strade del centro storico sono vietati eventi e manifestazioni, comprese le esibizioni degli artisti di strada. A Bari chiudono tre giardini e lo skate-park. A Verona si studiano blocchi, controlli e accessi contingentati al centro storico però si è già deciso di far scattare il senso unico per le strade pedonali.

L’analisi portata dagli studiosi rafforza la convinzione di Conte che la strada imboccata sia quella giusta: «Il rapporto tra contagiati e tamponi sta scendendo, la sensazione è che la curva si stia predisponendo a un appiattimento, stiamo per raggiungere il plateau. È un piccolo segnale incoraggiante». Le mascherine obbligatorie cominciano a portare risultati ed è ancora presto per vedere gli effetti delle ordinanze con cui il ministro della Salute ha fatto scattare il lockdown in Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Alto Adige e Calabria e colorato di arancione altre sette regioni. «È un meccanismo scientifico rigoroso, funziona e si va avanti con quello», è stata la conclusione del premier, che ha fissato le tappe verso la nuova stretta: domani tornerà a riunirsi la cabina di regia, i tecnici analizzeranno i dati in arrivo dai territori e sulla base del meccanismo dell’ultimo Dpcm altre Regioni dovranno arrendersi a misure più severe. «Sono già entrate nello scenario 4 — spiega un tecnico — resta da vedere in base all’indice Rt se scatta il fattore di rischio». Salvo sorprese domani sera Speranza firmerà l’ordinanza con cui Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia passeranno all’arancione e la Campania, che è nello scenario 4, massimo rischio, potrebbe anche diventare rossa. Ma non basta, non può bastare. Durante la riunione Speranza ha chiesto di mantenere altissima l’attenzione fino al vaccino. Il ministro della Salute sente la pressione dei medici e degli infermieri e non rinuncia a chiedere misure rigorose. «La curva si è addolcita, una prima piegatura c’è — avrebbe riconosciuto Speranza —. Ma non siamo ancora al picco».

Le Regioni Verso la zona arancione in Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia

La decisione sulla fascia da attribuire alla regione amministrata da Vincenzo De Luca sarà presa domani. Se dovesse diventare arancione il sindaco de Magistris sta già preparando misure più restrittive come il divieto di ingresso in città per chi è residente in altri Comuni. Lo stress delle strutture sanitarie a Napoli resta fortissimo. Per questo Conte sta pensando al coinvolgimento dell’esercito per disperdere gli assembramenti e ha chiesto al capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, una ricognizione dei posti nei Covid hotel del capoluogo in modo da implementare le strutture.

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