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Stretta su evasori e su società di comodo, online i redditi dei contribuenti: ecco gli emendamenti del Governo

1a1aaaaaaaaaredditionlineCarcere per chi evade più di 3 milioni, on line sui siti dei Comuni i redditi dei contribuenti e Ires maggiorata per le società di comodo. E ancora, stralcio della super Irpef per i privati, ma non per statali e pensionati d’oro. Ecco gli emendamenti appena depositati dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti e dal relatore, Antonio Azzollini. Carcere per chi evade sopra i 3 milioni. Oltre i 3 milioni di euro di imposta evasa o non versata scatterà lo stop alla sospensione del carcere che il giudice sinora poteva ordinare nel pronunciare sentenza di condanna alla reclusione o all’arresto per un tempo non superiore a due anni.

Per i delitti fiscali, si legge nel testo dell’emendamento, «qualora l’imposta evasa o non versata sia superiore a tre milioni di euro, non trova applicazione l’istituto della sospensione condizionale della pena», prevista nell’articolo 163 del codice penale.

On line i redditi dei contribuenti

Secondo uno degli emendamenti presentati i Comuni potranno pubblicare on line sui propri siti i dati delle dichiarazioni dei redditi di «categorie di contribuenti o di redditi».

Ai Comuni stana-evasori il 100% del sommerso

Sempre i Comuni, secondo quanto si legge nel pacchetto di modifiche presentato dal Governo, potranno incassare i frutti della lotta all’evasione che arriveranno grazie alla loro «partecipazione all’attività di accertamento tributario». I proventi andranno agli stessi enti al 100% per gli anni 2012, 2013 e 2014. L’emendamento raddoppia quindi la quota appannaggio dei Comuni per incentivarne la partecipazione alla lotta all’evasione rispetto al 50% previsto dal decreto sul federalismo fiscale municipale del marzo scorso che a sua volta aveva elevato l’incasso dal 33% previsto in precedenza.

Robin Tax agli enti locali

I maggiori proventi che arriveranno dalla Robin Hood Tax andranno a ridurre i tagli solo agli enti locali e non ai ministeri. Nella norma originaria era previsto un alleggerimento dei tagli al 50% per gli enti locali e al 50% per i dicasteri.

Stretta sulle società di comodo

Per le societá di comodo arriva l’Ires maggiorata del 10,5%. L’aliquota si applica al reddito «imputato per trasparenza». «L’aliquota dell’imposta sul reddito delle società di cui all’articolo 75 del testo unico delle imposte sui redditi – si legge nel testo dell’emendamento – è applicata con la maggioranzione di 10,5 punti percentuali».

Salta la super Irpef per i privati

Salta il contributo di solidarietà del 5% per i redditi oltre i 90mila euro e del 10% per quelli sopra i 150mila euro per i privati ma restano in vigore la norme precedenti alla manovra di ferragosto che prevedevano il taglio degli stipendi più alti del pubblico impiego (e non tassazione Irpef) e il prelievo sulle pensioni d’oro.

Beni intestati a società nel mirino

Arrivano norme più stringenti per i casi di «concessione in godimento di beni dell’impresa a soci e familiari». In particolare l’Agenzia delle entrate procederà a controlli sistematici della posizione di coloro che utilizzano i beni aziendali concessi in godimento. «Qualsiasi forma di finanziamento o capitalizzazione» societaria cadrà sotto i riflettori del redditometro. Inoltre, i costi relativi ai beni dell’impresa «concessi in godimento a soci o familiari dell’imprenditori per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato e diritto di godimento non sono in ogni caso ammessi in deduzione dal reddito imponibile». E la differenza tra i valori di mercati e il corrispettivo annuo «concorre alla formazione del reddito imponibile del socio o familiare utilizzatore». Le imprese concedenti o gli utilizzatori saranno obbligati a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai beni concessi in godimento.

Meno vantaggi fiscali per le coop

Arriva poi una stretta fiscale sulle cooperative. Per esempio aumenta dal 30 al 40% il peso degli utili nella formazione del reddito imponibile.

Sanzioni dimezzate per le pmi che non usano il contante

Sanzioni dimezzate poi per le pmi che non usano il contante. «Per gli esercenti imprese o arti e professioni con ricavi e compensi dichiarati non superiori ai 5 milioni di euro i quali per tutte le operazioni attive e passive effettuate nell’esercizio dell’attività utilizzano esclusivamente strumenti di pagamento diversi dal denaro contante, le sanzioni previste» in caso di violazioni relative alla dichiarazione delle imposte dirette, o alla dichiarazione dell’imposta sul valore aggiunto e ai rimborsi, o violazione degli obblighi relativi alla documentazione, registrazione e individuazione delle operazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto «sono ridotte alla metà».

Ilsole24ore.com – 1 settembre 2011

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