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Stretta sul pagamento contanti pensioni. Per 2mila rischio rata ottobre

Forse non saranno duemila. Ma la stretta sull’utilizzo del contante per il pagamento delle pensioni oltre i mille euro potrebbe avere una conseguenza poco piacevole: il rischio, per chi entro fine mese non si adegua alle nuove regole, di sentirsi dire dall’incaricato di turno, alla posta o in banca: «ci dispiace».

I soldi della pensione di ottobre sono stati restituiti all’Inps». Già, proprio così, la pensione non c’è. Addio ai contanti per le pensioni oltre mille euro Il decreto Salva Italia (convertito con la legge 214 del 2011) ha previsto l’utilizzazione di strumenti di pagamento elettronici, messi a disposizione da banche e uffici postali (comprese le carte prepagate), per pagare stipendi, pensioni e compensi comunque dovuti in via continuativa a prestatori d’opera e ogni altro tipo di emolumento a chiunque destinato, di importo superiore a 1.000 euro. Un’altra norma (la legge 44 del 2012, di conversione del Dl 16, il decreto sulle semplificazioni fiscali) ha sancito che l’obbligo di pagare le pensioni con strumenti elettronici sarebbe scattato dal 1° luglio 2012: l’Inps, in altri termini, non avrebbe dovuto effettuare pagamenti in contante o con assegno di importo superiore a 1.000 euro per pensioni a decorrere da quella data, e ciò sia per le rate correnti sia per le nuove liquidate. Dopo il 30 settembre somme accantonate restituite all’Inps Non solo. Ancora la legge 44 ha previsto che, se i beneficiari di trattamenti di importo superiore a 1.000 euro entro il 30 giugno 2012 non avessero indicato un conto di pagamento su cui accreditare la pensione, sarebbe scattata una fase transitoria: dal 1° luglio al 30 settembre l’Inps avrebbe dovuto continuare a disporre i pagamenti mensili in attesa che il pensionato scegliesse la modalità di riscossione alternativa ai contanti. In particolare, le pensioni sarebbero state trattenute in un conto di servizio transitorio, in attesa che il beneficiario della prestazione procedesse a comunicazione il c/c o altri strumenti elettronici per il pagamento della somma. L’Inps: le somme accantonate saranno restituite all’istituto Ora, il termine del 30 è alle porte: la scelta va fatta. Chi non ha un conto corrente base o un libretto di risparmio postale deve farseli. Altrimenti? Semplice: dopo il 30 settembre, spiega una nota dell’ente di previdenza, «le somme accantonate saranno restituite all’Inps». Il che, in concreto, significa che chi non comunica le modalità, alternative ai contanti, con cui ricevere la pensione entro domenica – già, il termine cade proprio in questo giorno festivo… – potrebbe non poter riscuotere la rata di ottobre. Per 2mila persone pensione di ottobre a rischio Alla data di entratta in vigore della norma che ha sancito la stretta sul pagamento in contante delle pensioni di importo superiore a 1.000 euro, spiega ancora l’Inps, erano oltre 600mila (fra l’ente di previdenza e l’ex Inpdap) i pensionati che percepivano in contanti trattamenti mensili oltre questo limite. Ad oggi, continua ancora l’istituto, risulta «che un piccolo numero di essi, meno di duemila, debba ancora scegliere le modalità elettroniche di pagamento da utilizzare per l’accredito della pensione». L’Inps consiglia a chi non abbia ancora provveduto, «per evitare difficoltà nella riscossione della rata di pensione di ottobre», di comunicare al proprio ufficio pagatore (banca o Poste italiane) o alla sede Inps che gestisce la pensione le modalità di pagamento elettronico.

ilsole24ore.com – 26 settembre 2012

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