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Stretta sulle prescrizioni e freno ai ricorsi sanitari. “Con queste norme pazienti fregati due volte”. I timori del Tribunale del malato

Paolo Russo. Lo stop alle prescrizioni facili di tac, risonanze e analisi previsto dalla manovra sanità continua a non andare giù ai medici. «Ci discreditano davanti ai cittadini che alla fine pagheranno gli accertamenti che non potremmo più segnare, pena il taglio dello stipendio», lamentano in coro le sigle di categoria. Ma a intravedere una doppia fregatura per gli assistiti è il Tribunale per i diritti del malato.

«Non solo avranno meno prestazioni ma anche minori tutele giuridiche nei casi di malasanità», denuncia il coordinatore, Tonino Aceti. La norma della discordia è quella alla quale sta lavorando la Lorenzin per porre un freno alla valanga di cause sanitarie, che generano tra l’altro 13 miliardi di sprechi per la medicina difensiva. Quella che fa prescrivere in eccesso ai medici per mettersi al riparo dagli avvocati. Oltre a ridurre la prescrizione da 10 a 5 anni e a impedire i ricorsi per «danno lieve», il ministro della Salute pensa di invertire l’onere della prova: non sarà più il medico a dover dimostrare di non aver sbagliato ma il cittadino a provare che errore c’è stato. «Una proposta irricevibile, tutta sbilanciata a favore dei medici», tuona Aceti. Che spiega: «Gli assistiti non hanno possibilità di raccogliere le informazioni sulle scelte diagnostiche e cliniche dei medici. Avere giustizia così diventa impossibile».

La promessa di mettere un freno ai ricorsi in sanità è accolta invece con favore dai camici bianchi. Con Massimo Cozza, responsabile della Cgil medici che però specifica: «Occorre dare ai cittadini certezza sui risarcimenti perché oggi si attendono anche 10 anni, ma la colpa di chi commette un errore in sala operatoria non può continuare ad essere messa sullo stesso livello penale di chi provoca un incidente mortale guidando in stato di ebbrezza».

Sui limiti alla libertà di prescrivere però il coro di no è unanime e i sindacati dei dottori annunciano già un autunno caldo per la sanità, fatto di proteste e scioperi a singhiozzo.

«Siamo d’accordo sul dover ridurre le prestazioni inappropriate – mette in chiaro il leader del sindacato del medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo – ma le sanzioni contro di noi non fanno che diffondere tra i cittadini un’immagine di negatività che non meritiamo». «La vera inappropriatezza – prosegue – è quella organizzativa delle Regioni, che fa perdere miliardi. Se si vogliono evitare le prescrizioni inutili basta fornire ai medici le indicazioni per aiutarli nelle scelte, che devono essere poi libere perché ogni paziente fa storia a sé». Un concetto, quest’ultimo, ribadito anche da Costantino Troise, a capo del più forte sindacato degli ospedalieri, l’Anaao. «Di fronte alla paura di perdere parte dello stipendio già bloccato da sei anni il medico – prevede – finirà per prescrivere sul ricettario bianco, scaricando così la spesa sugli assistiti». «In caso finisca per negare la prestazione si esporrà invece al rischio di nuove cause sanitarie». Proprio quelle che la Lorenzin vorrebbe limitare.

La Stampa – 6 agosto 2015 

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