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Suini, si riduce la redditività degli allevamenti e anche i macelli entrano in sofferenza a causa dell’aumento dei costi. Produzione in calo in tutta la Ue

Mercato a due velocità quello dei suini nel mese di giugno. Da una parte le quotazioni dei suini da macello, che continuano a salire. Dall’altra quello dei suinetti e dei suini da allevamento, che invece scendono.

Non c’è da stupirsi, i margini degli allevamenti sono erosi dall’aumento dei costi di produzione e si riduce la propensione egli allevatori ad aumentare la produzione acquistando animali da ristallo.

E’ questa in estrema sintesi la fotografia che emerge dalle analisi mensili del Crefis, il Centro per le ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell’Università Cattolica di Piacenza diretto da Gabriele Canali.

Partiamo dalle note “dolenti”, quelle dei suini da allevamento.

Per i suinetti di 7 Kg, il mese di giugno fa registrare un prezzo medio mensile di 54,180 euro/capo, in diminuzione rispetto al mese precedente dell’8,2% e rispetto all’anno precedente del 3,8%.

Situazione analoga per ciò che riguarda i capi da 30 Kg la cui quotazione è scesa a 3,200 euro/kg: -4% la variazione congiunturale e -13,9% quella tendenziale.

Come accennavamo, la fase di ingrasso, sempre a giugno, mostra invece un prezzo medio mensile dei suini da macello pesanti del circuito tutelato in aumento del 3,5% rispetto a maggio, per un valore di 1,663 euro/kg e con una dinamica tendenziale anch’essa in crescita del 7%.

Il ciclo aperto

Dato il quadro del mercato, focalizzando l’attenzione sull’allevamento a ciclo aperto, la redditività della fase di svezzamento – calcolata dall’indice Crefis – subisce in giugno una forte flessione, sia a livello congiunturale (-10%) che a livello tendenziale (-19,1%).

Ciò certamente a causa della diminuzione dei prezzi dei suinetti ma anche dei costi sempre elevati delle materie prime per la loro l’alimentazione.

La redditività della successiva fase di accrescimento – siamo sempre nell’ambito del ciclo aperto – mostra a giugno relativa stabilità congiunturale dell’indice Crefis che si attesta a +0,3%, ma con una variazione tendenziale negativa assai più marcata: -20,4%.

Arrivando alla fase d’ingrasso, si conferma la situazione sfavorevole della redditività del settore allevatoriale in quanto l’indice Crefis risulta in calo sia a livello congiunturale (-4,2%) che a livello tendenziale (-18,7%); ciò a causa della contingenza che ha portato gli allevatori a pagare con un prezzo elevato i suini da allevamento (+22% il rincaro ad inizio del periodo) in un contesto di costi sempre pesanti per le materie prime alimentari.

Il ciclo chiuso

Per ciò che concerne la redditività della tipologia allevatoriale a ciclo chiuso, in giugno l’indice Crefis segna una modesta ripresa rispetto al mese precedente (+1,1%), ma rimane fortemente negativo il confronto con la situazione dello scorso anno (-19,1%).

La redditività dell’allevamento a ciclo chiuso resta quindi ai minimi storici di lungo periodo.

Il macello

Passando ad analizzare il mercato del comparto della macellazione, nel mese preso in esame i prezzi delle cosce fresche destinate a produzioni tipiche nella tipologia pesante sono saliti a 5,354 euro/kg, con una variazione positiva rispetto al mese precedente dell’1,4%; anche il confronto tendenziale si mostra favorevole e pari a +27,4%.

Andamento diversificato per ciò che riguarda invece i tagli freschi: la quotazione del lombo taglio Padova ha raggiunto 3,680 euro/kg (+0,8% rispetto al mese precedente), mentre il prezzo del lombo taglio Bologna è calato dello 0,8% arrivando a 3,300 euro/kg.

Restano però negative le variazioni tendenziali per entrambi i prodotti: rispettivamente -0,2% e -3,6%.

Nonostante i recuperi dei prezzi dei principali tagli di carne suina, l’aumento del prezzo del suino da macello ha comportato una redditività ancora in calo per i macellatori italiani che vedono in giugno l’indice Crefis segnare -2,7% a livello congiunturale; peraltro, a livello tendenziale l’indice segna un dato favorevole rispetto allo scorso anno: +5,2%.

La stagionatura

Per quanto riguarda il comparto della stagionatura, si registrano quotazioni tutte in crescita: il Prosciutto di Parma stagionato ha raggiunto un prezzo medio mensile di 10,050 euro/kg, con un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente e del 23,7% a livello tendenziale.

Anche le quotazioni del prodotto stagionato non tipico sono aumentate, raggiungendo i 6,850 euro/kg (+0,4% su base mensile) e mostrando una variazione tendenziale pari a +10,9%.

Il trend positivo delle quotazioni dei prosciutti Dop stagionati, tuttavia, non è riuscito a contrastare l’aumento di prezzo delle cosce fresche registrato a inizio stagionatura; pertanto l’indice Crefis di redditività del prodotto tutelato risulta in calo a livello congiunturale del 3,6%, così come è negativo il confronto con la situazione del 2021 (-4,2%).

Al contrario la redditività del prodotto generico, nella tipologia pesante, ha fatto registrare un ulteriore aumento rispetto al mese precedente (+0,4%); questo grazie all’incremento dei prezzi dei prosciutti stagionati e alla stabilità delle quotazioni delle cosce fresche a inizio stagionatura.

Ma la variazione a livello tendenziale resta negativa e pari a -11,7%.

A giugno, il gap di redditività rimane fortemente a favore del prodotto Dop: 42,8%. Fonte: Crefis

La produzione di carne suina nell’UE continuerà a diminuire nonostante i prezzi elevati, calo della produzione in Italia

Le misure ambientali, le ridotte prospettive di esportazione, gli elevati costi di produzione e la PSA porterebbero a una riduzione della produzione di carne suina nell’UE nel 2022.

Da febbraio 2022, i prezzi della carne suina nell’UE si sono rapidamente ripresi. Tuttavia, le crescenti preoccupazioni ambientali, le ridotte prospettive di esportazione, i costi di input ancora elevati e la peste suina africana (PSA) stanno riducendo la produzione. La produzione dovrebbe diminuire drasticamente in Germania (-14%), in Italia (-7,5%), così come in Pologna (-14%).

Poiché Belgio e Paesi Bassi stanno discutendo normative simili per ridurre la pressione sull’ambiente, la produzione dovrebbe già adeguarsi in anticipo (-3% in Belgio e stabilizzazione nei Paesi Bassi). D’altro canto, la Spagna, più grande produttore dell’UE, dovrebbe continuare ad aumentare la sua produzione del 3% nel 2022. Nel complesso, la produzione di carne suina dovrebbe diminuire del 4,7% nel 2022. Nel 2022, il consumo interno dell’UE potrebbe diminuire del 3,3%, il che rappresenterebbe una media di 31,7 kg pro capite.

Mentre la Cina continua a ripristinare la sua capacità di produzione di carne suina, le esportazioni dell’UE verso questa destinazione sono tornate ai livelli precedenti alla PSA e dovrebbero diminuire del 40% nel 2022, per raggiungere i livelli appena superiori del 2016. Le esportazioni dell’UE nel Regno Unito continuano a migliorare. Potrebbero aumentare del 10% nel 2022, raggiungendo quasi il livello del 2019.

Le esportazioni di carne suina dell’UE verso altre destinazioni d’oltremare dovrebbero aumentare nel 2022: +20% verso Giappone, Filippine, Stati Uniti e Australia, ad esempio. Nel complesso, le esportazioni di carni suine dell’UE dovrebbero diminuire del 9,6% nel 2022, il che significa che raggiungerebbero comunque un livello superiore del 19% rispetto alla media 2016-18. Le importazioni di carne suina dall’UE nel Regno Unito dovrebbe aumentare fortemente nel 2022, del 34%…

Commissione Europea/ Unione Europea.
https://ec.europa.eu

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