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Suini Usa sotto scacco. Il virus della Ped sta compromettendo la produzione statunitense. E la Cina ha chiuso le frontiere

Stessa cosa in Francia. E i prezzi salgono, ma non in Italia. Uno degli ultimi casi è stato accertato in Virginia, ma negli Usa la Ped (porcine epidemic diarrhea) aveva già colpito pesantemente nei mesi scorsi, tanto che in marzo si contavano oltre 2 milioni di scrofe infette e con perdite enormi in termini di mortalità nelle nidiate.

Così la Cina, grande acquirente di suini di provenienza Usa, ha deciso di chiudere le sue frontiere e la stessa cosa ha fatto in questi giorni la Francia vietando le importazioni di suini vivi e di prodotti di carne suina provenienti dagli Stati Uniti. La Ped, è causata da un coronavirus che ha come organo bersaglio l’intestino e causa diarrea e disidratazione che nei suinetti si traduce in alte percentuali di mortalità. La sua presenza è segnalata in aumento in numerosi paesi asiatici e fra questi Corea, Giappone, Tailandia. La sua presenza negli Usa è stata diagnosticata già nella primavera del 2013 e successivamente anche in Canada. Dal punto di vista clinico è difficile distinguerla dalla gastroenterite trasmissibile (Tge), solo l’accertamento in laboratorio della presenza del virus consente una diagnosi certa.

Mercati in tensione

Va in ogni caso ricordato che sia la Ped sia la Tge non hanno alcuna ripercussione sulla salute dell’uomo, ma la loro presenza, in particolare per la Ped, si fa sentire sui mercati mondiali. Non a caso sulla borsa di Chicago i “futures” sulla carne suina hanno subito un’impennata senza precedenti. La scorsa estate questi contratti quotavano 90 centesimi di dollaro per libbra (453,6 grammi) per schizzare in marzo a 132 centesimi e poi collocarsi poco sopra i 120 centesimi. E’ in parte l’effetto della caduta della produzione suinicola statunitense, in calo secondo le stime più pessimistiche del 10%. In Cina il blocco delle importazioni dagli Usa non dovrebbe tradursi in un aumento dei prezzi grazie all’attuale surplus produttivo, ma con l’aumento dei consumi nell’ultima parte dell’anno gli analisti prevedono una ripresa delle quotazioni.

Italia con il segno meno

Intanto in Italia le contrattazioni registrate dalla Cun (Commissione unica nazionale) continuano a registrare forti difficoltà e anche nella seduta dell’8maggio non si è raggiunto un accordo fra rappresentanti dell’industria e degli allevatori. Come prevede il regolamento in questi casi, il prezzo dei suini pesanti è stato fissato dalla segreteria della stessa Cun a 1,427 euro/kg, con un calo dell’1% rispetto alla settimana precedente. Un segnale in controtendenza con le tensioni che invece si registrano sui mercati internazionali e che presto o tardi dovranno riflettersi anche sulle nostre produzioni, ridando un po’ di respiro ai nostri produttori.

Agronotizie – 14 maggio 2014

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