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Superinps non taglia 12 direttori ma 250mila travet rischiano il posto. Prepensionamenti e mobilità forzata

1a1a2_Mastrapasqua_inpsCausa crisi il Governo potrebbe ricorrere a prepensionamenti e mobilità forzata. Tagliare è difficile. Tagliare ai vertici della macchina amministrativa sembra quasi impossibile. E così ci si può ritrovare nella situazione che, causa crisi, il governo debba ricorrere a prepensionamenti e mobilità forzati per alleggerire lo stato di 250mila dipendenti, mentre all’Inps non si riescono a tagliare 12 incarichi dirigenziali di livello generale. L’ipotesi di sforbiciare del 7-8% la forza del pubblico impiego è stata presa in esame sin dall’insediamento del governo Monti come estrema ratio. Un intervento modello Grecia che Piero Giarda, ministro ai rapporti con il parlamento incaricato di realizzare la spending review, ha sempre rifiutato.

Ma il progetto, articolato su prepensionamenti economicamente penalizzati e mobilità d’ufficio per due anni (con licenziamento finale in caso di mancato riallocazione nel pubblico o nel privato), non è mai del tutto morto, resta chiuso in un cassetto, pronto ad essere rispolverato per fronteggiare il pericolo finale di default dello stato. Gli interventi chirurgici a cui Mario Monti affida il risanamento dei conti pubblici produrranno effetti nel medio periodo, non nell’immediato e nell’emergenza, è la consapevolezza. Ma se poi neanche gli interventi intermedi si riescono a fare… La fusione degli enti previdenziali Inps, Inpdap ed Enpals, prevista nella prima manovra del governo Monti, va nella direzione della riorganizzazione del servizio di welfare per renderlo più efficiente e al tempo stesso meno costoso. La creatura che è nata sulla carta, e che dovrà poi essere consacrata sul territorio, è un colosso previdenziale da 400 miliardi di euro di bilancio e 35 mila dipendenti. Entro fine anno dovrà essere presentato il piano di riorganizzazione che significa mettere insieme spazi, personale e servizi. In queste settimane si sta discutendo della revisione dell’assetto organizzativo di vertice. E sono cominciati i guai: attualmente ci sono 53 direzioni generali, 28 in conto Inps, 24 per I’Inpdap, 1 per l’Enpals, importo medio delle retribuzioni tra i 160 mila e i 180 mila euro. Devono diventare 41 direzioni, il 23% in meno. Ma tagliare quei 12 posti da dg pare essere operazione titanica:in quale comparto tagliarli, a carico di quale ente, come continuare a garantire le specificità dei servizi e dei prodotti e soprattutto come evitare guerre interne della dirigenza che minino il progetto complessivo, sono i problemi emersi. E così, in una bozza di riassetto messa a punto dall’istituto guidato da Antonio Mastrapasqua, si fissano a regime in 41 le funzioni di livello generale, le 12 che avanzano, quelle che devono essere tagliate, si prevede possano essere assegnate per un periodo transitorio di tre anni per realizzare «progetti a termine, per l’attuazione di programmi, di progetti e gestioni con caratteristiche di eccezionale rilievo per lo sviluppo e l’integrazione. Insomma, per altri tre anni resta tutto com’è. L’integrazione dei sistemi previdenziali dovrebbe fruttare circa 20 milioni di risparmi nel 2012, 50 mln nel 2013 e 100 dal 2014. Il governo si attende però che si faccia di meglio. Di questo passo non sarà facile.

ItaliaOggi – 26 aprile 2012

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