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Svizzera. Pierre Rusconi: “In tavola vogliamo carne prodotta nel rispetto delle nostre leggi”

Il consigliere nazionale: “Ci vuole una dichiarazione obbligatoria per tutti i prodotti d’animali abbattuti che sono importati dall’estero e che non sono stati prodotti secondo i nostri standard”

BERNA – “La legge federale sulla protezione degli animali (LPAn) dev’essere modificata introducendo una dichiarazione obbligatoria per tutti i prodotti d’animali abbattuti che sono importati dall’estero e che non sono stati prodotti secondo i nostri standard.” È quanto chiede il consigliere nazionale UDC Pierre Rusconi insieme a una ventina  di cofirmatari di altri partiti con un’iniziativa parlamentare.

I firmatari chiedono che d’ora in poi su tutti gli imballaggi, sui prodotti animali in vendita e sulle carte dei menu sia inserita in maniera visibile la dichiarazione “Prodotto da allevamento, caccia o abbattimento non conforme alla legge svizzera”.

Questo perché, scrivono, in Svizzera “la LPAn garantisce uno standard minimo nella detenzione di animali, che mira al loro benessere. Mentre all’estero nella maggior parte dei casi non esistono delle disposizioni legali per la protezione degli animali o se esistono non sono conformi agli standard minimi richiesti in Svizzera. In particolare, nell’allevamento di animali da reddito e nella pesca vi sono grosse differenze nei metodi di allevamento, nonché nelle disposizioni legali in materia di trasporto, caccia ed abbattimento”.

Infatti, motivano ancora i promotori, nonostante la Svizzera spesso vieti e sanzioni le produzioni derivanti da metodi che comportano il maltrattamento di animali, questi sono legali all’estero. Vengono quindi importati grandi quantitativi di carne e pesce nonché molti prodotti e preparazioni ottenute con questi metodi.

“Questa merce viene in seguito offerta sul mercato senza informazioni sull’allevamento e sulla produzione. I perdenti sono in primo luogo gli animali, ma anche ogni produttore svizzero che si attiene alla LPAn. Per i consumatori responsabili questa mancata trasparenza corrisponde a un sostegno involontario all’importazione di merce di origine animali prodotta con metodi che comportano il maltrattamento di animali.”

23 settembre 2013 

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