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Tagli maggiorati per pensioni alte ma ridotti fino a 2.626 euro. Costa 270 milioni l’aumento delle minime a 600 euro degli over 75 per il 2023

Il Sole 24 Ore, Marco Rogari. Cambia ancora il meccanismo di rivalutazione delle pensioni. Con gli emendamenti alla manovra presentati in commissione Bilancio alla Camera, il governo conferma il nuovo schema a sei fasce, ma, per effetto del pressing di parte della maggioranza, decide di attenuare la stretta sugli assegni tra le quattro volte il minimo (2.100 euro lordi al mese), che mantengono la perequazione piena, e quelli fino a cinque volte il minimo (2.626 euro mensili), per i quali l’adeguamento sale all’85% dall’80% dal testo originario del Ddl di bilancio. Con il risultato di far lievitare a circa 162-163 euro l’aumento di questi trattamenti invece dei 163 previsti in prima battuta. Un’indicizzazione in ogni caso più bassa di quello che sarebbe scattata (172 euro) con il sistema a tre fasce ora in vigore. Ma per far quadrare i conti, l’esecutivo con gli stessi ritocchi, che danno il via all’aumento a circa 600 euro delle «minime» degli “over 75” per il solo 2023, ha anche accentuato la stretta sui trattamenti di importo più elevato.

Il nuovo schema a sei fasce

Con la manovra all’esame della Camera l’esecutivo Meloni ha deciso di superare l’attuale schema d’indicizzazione articolato su 3 fasce di reddito: 100% per i trattamenti fino a 4 volte il trattamento minimo Inps (525,38 euro mensili); 90% per quelli superiori a 4 volte e fino a 5 volte il minimo; 75% sulle fasce di importo superiori a 5 volte il minimo. Il governo ha optato per un meccanismo biennale a 6 fasce che nella versione originaria del Ddl di bilancio assicurava la rivalutazione piena per le pensioni fino a 4 volte il minimo Inps (2.100 euro), dell’80% per gli assegni pari o inferiori a 5 volte il minimo (2.626 euro), del 55% per quelli tra 5 e 6 volte il minimo (3.150 euro), del 50% tra 6 e 8 volte il minimo (4.200 euro), del 40% tra 8 e 10 volte il minimo (5.250 euro) e del 35% per le pensioni superiori a quest’ultima soglia.

Il restyling

Questo meccanismo viene ora rivisto con i correttivi alla manovra depositati alla Camera. I ritocchi confermano l’adeguamento pieno all’inflazione per i trattamenti fino a 4 volte il minimo (2.100 euro lordi mensili), che beneficeranno di un aumento di 153 euro al mese, sempre al lordo. Ma fanno salire dall’80 all’85% la rivalutazione degli assegni fino a 5 volte al minimo (da 153 euro a quasi 163 euro). Rivalutazione che però diminuisce ancora per le altre quattro fasce: dal 55 al 53% per le pensioni fino 6 volte il minimo (3.150 euro) con un’ulteriore perdita di oltre 4 euro al mese (da 126 a 121,8 euro); dal 50 al 47% per quelle fino a 8 volte il minimo, pari a 4.200 euro, con una contrazione di altri 9 euro (da 153 a 144 euro); dal 40 al 37% fino a 10 volte il minimo (5.250 euro mensili), con un alleggerimento di oltre 11 euro (da 153 a 141,8 euro; dal 35 al 32% oltre le 10 volte il minimo, che nel caso di un assegno di 5.350 euro comporterebbe una riduzione sempre di 11 euro mentre per una pensione di 6mila euro si scenderebbe di circa 13 euro.

Su le minime per gli “over 75”

Gli emendamenti al Ddl di bilancio ufficializzano l’ulteriore aumento delle “minime” degli “over 75”, ma per il solo 2023, chiesto a gran voce da Fi. Per questi assegni scatterà una rivalutazione aggiuntiva del 6,4%, invece del previsto 1,5%, oltre alla indicizzazione del 7,3% già indicata dall’esecutivo. Una maggiorazione che farà lievitare la pensione fino a 597,3 euro mensili, per un costo di 270 milioni per le casse dello Stato. Gli altri trattamenti al minimo saliranno nel 2023 a 570 euro, come già stabilito dalla manovra.

Opzione donna

Anche ieri il Pd ha proseguito il suo pressing per convincere la maggioranza ad addolcire la nuova versione di Opzione donna. Ma l’esiguità delle risorse a disposizione lascia pochissimo spazio per un compromesso, con il Mef che rimane orientato a confermare la stretta introdotta dal Ddl di bilancio.

Regolamento Casse private

Uno dei ritocchi presentati impone al Mef e al ministero del Lavoro di depositare entro la fine di giugno 2023 l’atteso regolamento sugli investimenti delle Casse di previdenza private dei professionisti.

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