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Tagli sanità, Balduzzi promette modifiche. Stop da Bersani: “Da aggiustare”

Il ministro della Salute annuncia un suo intervento per rivedere uno dei punti caldi del provvedimento approvato nella notte da Palazzo Chigi. Il Pd ribadisce le sue perplessità. Duro il giudizio della Cgil: “Manovra depressiva”. Allarme delle Regioni: “Servizi a rischio”

ROMA – “In Consiglio dei ministri c’è stato un confronto pacato ma serrato” che ha portato a un intervento in sanità “molto inferiore rispetto a quello paventato”. Ma “mi farò carico ancora di presentare ai miei colleghi le ragioni per cui va ripensato l’intervento in campo sanitario”. Così il ministro Renato Balduzzi commenta al Tg1 i tagli inseriti nella legge di stabilità approvata nella notte 1dal Consiglio dei ministri. La legge, ha detto Balduzzi, “contiene moltissime cose interessanti” ma “il profilo più problematico resta quello delle riduzioni sulla sanità, molto inferiori rispetto a quello paventato alla vigilia ma che incidono su un settore che ha già subito molte riduzioni negli ultimi anni” e che “complessivamente dà risultati ottimi pur con la spesa più bassa a livello europeo”.

La frenata del Pd. Ieri forti critiche per le scelte del governo in materia di servizio sanitario nazionale sono arrivate da più parti e in particolare dal Pd 2 che ha minacciato di non votare un testo ritenuto “irricevibile”. Presa di posizione ribadita oggi dal segretario Pierluigi Bersani. “Da quel che capisco ci sono cose da aggiustare”, dice il leader democratico. “Va benissimo

la riduzione delle aliquote piu” basse ma io sono preoccupato per la sanità. C’è da dare un’occhiata molto precisa sugli effetti dei tagli. E poi voglio capire bene la questione della scuola: sotto la parola ingegnerizzazione io ci leggo i tagli degli insegnanti. Su questi punti voglio chiarimenti e siamo pronti a intervenire”.

L’appello di Vendola. Duri attacchi arrivano anche da Sel. “Bisogna dare uno stop al governo Monti. Il Pd deve decidere se vuole vincere le elezioni contro il sentimento del Paese e dopo che si è scorticato vivo ciò che resta degli italiani”, sostiene Nichi Vendola, che chiede al Pd di staccare la spina al Governo.

L’allarme delle Regioni. Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani lancia un allarme per gli effetti che la legge stabilità potrà avere nei prossimi mesi. “Abbiamo una fortissima preoccupazione – spiega – su sanità istruzione e servizi sociali insistono manovre che compromettono la possibilità di erogare servizi”.

La Cgil attacca. Nel complesso, a stroncare la legge stabilità uscita ieri da Palazzo Chigi, è la segretaria della Cgil Susanna Camusso. “E’ una manovra depressiva ed è notizia di stamattina che l’aumento dell’Iva ci sarà e sarà scaricato tutto sul futuro governo. Un aumento solo parzialmente compensato dal taglio dell’Irpef. Di fatto gli incapienti, che sono il 20% degli italiani avranno un secco aumento del costo della vita”.

Il nodo “esodati”. Se la sanità è uno dei punti più caldi del provvedimento, non è però certo l’unico. La Cgil esprime ad esempoi preoccupazione per l’eseguità delle risorse destinate agli “esodati”. I 100 milioni di euro stanziati dal governo “non bastano; bisogna mettere all’ordine del giorno il fatto che tutte le persone coinvolte devono avere la stessa risposta”, afferma il segretario confederale Vincenzo Scudiere. Il fondo deciso nella legge di stabilità, spiega, “è uno strumento ma ora è necessario che non ci sia una contraddizione tra quello che fa il governo e quello che dice la Ragioneria dello Stato sulla copertura finanziaria. Bisogna trovare una soluzione per tutti gli esodati”.

Consumatori contro l’Iva. Contro l’aumento dell’Iva di un punto dal 10 all’11% e dal 21 al 22%, varato dal Cdm nell’ambito della legge di stabilità, si schiera il Codacons. E’ “una presa in giro dei consumatori ai quali il Governo, fino a ieri, aveva promesso che avrebbe fatto di tutto, fino all’ultimo, per scongiurare questo aumento, visto il crollo dei consumi. Diventa ancora più una beffa e un tradimento l’aumento di un punto dell’Iva a fronte della riduzione dell’Irpef, che dimostra come le risorse per non aumentare l’Iva evidentemente ci sono”, lamenta l’associazione dei consumatori. “L’aumento dell’Iva – denuncia ancora il Codacons – significa una stangata media, su base annua, considerando la famiglia media Istat da 2,4 componenti, pari a 273 euro: 176 euro per l’Iva dal 21 al 22% e 97 euro per l’Iva dal 10 all’11%”.

Duro attacco su questo punto pure dalla Confesercenti. “Lo scambio tra taglio delle aliquote Irpef e aumento dell’aliquota Iva – afferma una nota – non è un favore alle famiglie. Anzi, è un’altra inaccettabile ‘mazzata’ da circa 1,5 miliardi di euro mascherata da taglio della pressione fiscale”.

Gli effetti della norma, secondo i conteggi della Cgia di Mestre, potrebbero essere effettivamente molto pesanti. I circa 8 milioni di contribuenti italiani che rientrano nella cosiddetta “no tax area” rischiano, secondo il centro studi, un aumento delle tasse della pressione fiscale che va dai 23 euro nel 2013, per un contribuente senza famigliari a carico, ai 60 nel 2014 per una famiglia monoreddito con moglie e figlio a carico.

Irpef, Cisl soddisfatta. Apprezzamento da parte dei sindacati invece per il taglio di un punto delle prime due aliquote Irpef. Secondo il leader della Cisl, Raffale Bonanni “è un segnale parziale ma molto, molto importante”. Parere sostanzialmente condiviso da Scudiere che parela di “un timido segnale”. “Vedremo concretamente – aggiunge – che incidenza avrà l’insieme delle scelte della manovra del governo sul reddito da lavoro e da pensioni. E’ evidente che se c’è un abbassamento dell’Irpef si dimostra che è possibile farlo”.

Repubblica – 11 ottobre 2012-10-11

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