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Tagli stipendi direttori e tetti di spesa privati. «I sacrifici non bastano, commissario per la Sanità»

coletto_vertSacrifici, sacrifici e sacrifici. L’assessore alla sanità Luca Coletto non lesina il concetto: per far quadrare i conti ed evitare che il tanto temuto “tavolo Massicci” (quello che dovrà decretare o meno il commissariamento) si trasformi in un bagno di sangue bisogna rimboccarsi le maniche e mostrare buona volontà. «Comunque mi presenterò a fine mese a Roma con meno 73 milioni – dice -. Quanto basta per essere commissariati. Poi vedremo. Diciamo che abbiamo però dimostrato buona volontà e capacità amministrativa, con un bilancio pesante di 57 milioni di spesa in più per l’Arpav, 103 per le prestazioni assistenziali fuori dall’obbligo (extra Lea) e con meno 140 milioni di Irpef. Siamo capaci di fare sacrifici, non miracoli».

E le maniche se le devono rimboccare tutti, nessuno escluso. Neppure i direttori generali delle Aziende ospedaliere e di quelli amministrativi, sociali e sanitari che dovranno cedere il 20 per cento del proprio stipendio. Il tutto però dovrebbe diventare operativo al rinnovo degli incarichi e non subito e potranno azzerare “il danno” se raggiungeranno gli obiettivi previsti. Incarichi che però potrebbero anche essere rinnovati in caso di commissariamento, quando tutte le direzioni verrebbero azzerate e le posizioni commissariate e poi riassegnate.

In pratica un direttore generale percepirà uno stipendio di 123 mila 608 euro con possibilità di maggiorazione del 20 per cento in caso di verifica positiva dei risultati conseguiti. I direttori di area si attesteranno invece su 106 mila euro, sempre con la maggiorazione prevista in caso di performance positive.

«Sacrifici che hanno un senso – spiega l’assessore Coletto – Li abbiamo chiesti anche alle strutture private per le quali c’è una contrazione delle prestazioni, se il numero dei ricoveri è diminuito per il pubblico era ovvio scendessero anche per i privati. Partiamo dal presupposto che il ministro Fazio nel riparto ci darà lo 0,5-0,6 in più dello scorso anno, non si poteva fare altrimenti». Le strutture private dal 2004 al 2009 hanno infatti registrato un aumento dei ricoveri del 7 per cento, contro una contrazione di quelle pubbliche del 4 per cento. Una tendenza analoga la si riscontra nel numero dei posti letto: nel 2000 gli ospedali pubblici ne avevano 20.325, oggi 16mila. Il privato nel medesimo periodo è invece sceso da 3416 a 3396, sopra quella che è la dotazione imposta da Roma. Da qui la cura dimagrante.

In pratica ad ogni struttura privata verrà riconosciuto per il 2011 un incremento finanziario provvisorio del 5 per cento, che non verrà però più corrisposto dal momento che verranno applicate le nuove tariffe regionali che sono in corso di definizione. Tutte le prestazioni che supereranno il budget assegnato ad ogni struttura non verranno remunerate. Il tetto di spesa fissato per le attività ospedaliere e ambulatoriali delle strutture private accreditate e equiparate è di 464 milioni ai quali vanno aggiunti altri 66 milioni di incremento: naturalmente a questo punto si apre la trattativa per la determinazione delle nuove tariffe per ogni prestazione (Drg) che devono essere riviste. Una manovra che secondo l’assessore Coletto porta a risparmiare circa 30-35 milioni ogni anno, ma che fa temere ai privati – pronti ad impegnarsi in un tavolo di trattativa – una pesante riduzione della propria attività.

Il Gazzettino.it – 16 marzo 2011

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