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Tbc bovina. Sondrio, scontro Asl-Apa. Gli allevatori: «Stop a mostre zootecniche». L’Asl: «Allarme inutile»

«Ad oggi non c’è alcun presupposto sanitario che motivi il divieto di svolgimento di mercati, mostre, fiere e manifestazioni zootecniche».

Parola di Paolo Grazioli, commissario straordinario dell’Asl di Sondrio, che ha diramato ieri un’eloquente nota indirizzata a tutti i sindaci, al presidente della Provincia, ai presidenti delle Comunità montane e alle associazioni di categoria, dall’Apa, a Cia, Coldiretti e Confagricoltura.

«L’abbiamo estesa anche agli organi di stampa vista l’eco mediatica che la notizia ha assunto – insiste Grazioli -, e per precisare che la decisione di non effettuare manifestazioni di sorta nel settore è stata adottata autonomamente dall’associazione di categoria, per quanto, a nostro avviso, non ve ne sia ragione dato che il servizio veterinario dell’Asl di Sondrio esercita i controlli in modo vigile e tempestivo e, al momento, la situazione è del tutto sotto controllo, bando a falsi allarmismi».

Il provvedimento

Posizione rimarcata anche da Marco Marchetti, direttore del dipartimento di prevenzione veterinaria dell’Asl, che precisa di «non avere, ad oggi, (ieri, nda) alcun elemento per assumere un provvedimento restrittivo di questo tipo. Di cui, tra l’altro, – precisa – sono venuto a conoscenza giovedì sera tramite il tg locale, perché nessuno ha ritenuto di dovermi informare anzitempo». Secondo Marchetti il provvedimento è del tutto ingiustificato, in questa fase, «tenuto conto che tutti gli accertamenti fatti sugli allevamenti a rischio hanno dato esito favorevole, nel senso che non abbiamo rilevato neppure un caso sospetto. Questo dopo aver accertato due focolai di tubercolosi in altrettante stalle, una nel territorio della Comunità montana di Chiavenna e uno in quello di Sondrio e Morbegno, fra il 20 giugno e la fine di quel mese. Ed aver disposto, come da prassi, in questi casi, l’abbattimento di tutti i capi allevati in entrambe le stalle, abbattimenti, in un caso, completati in macello entro il luglio, e nell’altro, terminati solo l’altro ieri. In tutto abbiamo dovuto disporre l’abbattimento di più di 200 capi bovini con ciò chiudendo il cerchio sui focolai di Tbc bovina presente».

Nessun contagio

Secondo Marchetti, ora come ora, il rischio di contagio da tubercolosi nelle mucche è ridotto al minimo. «Si può definire – assicura – estremamente esiguo, dato che da giugno in avanti non abbiamo più rilevato alcun caso sospetto pur sottoponendo i capi a rischio al test dell’introdermoreazione con l’antigene della tubercolina bovina. E proprio per rendere l’idea dell’inesistenza di un’emergenza sanitaria a livello veterinario, continuiamo ad eseguire i nostri controlli secondo una tempistica routinaria. Per questo il provvedimento restrittivo rispetto a mostre e fiere di bestiame mi è sembrato eccessivo».

Probabilmente il ritorno in essere del problema, dopo alcuni anni di oblio «l’ultimo caso di cui ho conoscenza – dice Marchetti – risale al 2004 quando si è reso necessario l’abbattimento di 300 capi bovini a Traona anche se, forse, qualche segnale della malattia si è avuto anche nel 2008», ha alzato la soglia di allarme fra gli allevatori atteso che la Tbc di trasmette facilmente da capo a capo tramite l’espettorato degli animali e il loro consumo di latte crudo. Gli stessi sistemi di trasmissione, peraltro, della malattia da uomo a uomo.

9 settembre 2013 

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