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Tendenze. Pane, yogurt, marmellata.Uno su tre li fa casa

Il «fai da te» cambia la spesa. Secondo una stima della Coldiretti oltre 21 milioni di italiani dichiara di preparare alimenti in casa come yogurt, pane, gelato o conserve. E di questi oltre 11,2 milioni lo fanno regolarmente. La crisi c’entra solo in parte

«Lidia! Il mezzorado non è venuto!» Per chi ha letto «Lessico famigliare» di Natalia Ginzburg, il «mezzorado» non è una parola sconosciuta, ma il simbolo di un’epoca in cui pochi pioneri — tra cui il padre della scrittrice — si avventuravano nella produzione dello yogurt fatto in casa. Oggi, quel vezzo da intellettuali («in quegli anni non si trovava in vendita, lui lo aveva imparato a fare in Sardegna, da certi pastori») o da consumatori alternativi, pare sia diventato pane quotidiano per gli italiani.

Secondo una stima della Coldiretti oltre 21 milioni di italiani dichiara di preparare alimenti in casa come yogurt, pane, gelato o conserve. E di questi oltre 11,2 milioni lo fanno regolarmente. La crisi c’entra solo in parte, perché in realtà la tendenza è lo specchio della nuova passione per il cibo: nel 2012 c’è stato un aumento record in quantità degli acquisti di ingredienti base per la preparazione degli alimenti come farina (8 %), uova (6%), burro (4%). Con una riscoperta della spesa nei mercatini degli agricoltori e nelle fattorie.

Nella sua casa milanese l’imprenditrice Maria Grazia Di Lauro, cuoca per passione, non solo inforna ogni giorno il pane per la famiglia, ma tiene corsi per adulti e bambini. «Sono persone dai 30 ai 40 anni, di buon livello culturale, che sanno apprezzare il valore di una cucina salutistica e vogliono avvicinarsi a una cultura perduta». D’estate trasferisce la produzione nella sua masseria pugliese: passate di pomodoro, marmellate di pere selvatiche, corbezzoli, agrumi e more. E naturalmente il pane, con grani speciali come il «Senatore Cappelli»: il segreto è tracciare la croce sulla massa, è un rito di benedizione e un modo per capire, quando i contorni sfumano, che la lievitazione è avvenuta. Per Anna Sartori, pasticcera brianzola, fare lo yogurt in casa è una passione iniziata da giovanissima. «Si prende il latte, si porta ad ebollizione, si fa raffreddare intorno ai 30 gradi, poi si aggiunge un vasetto di yogurt bianco e si lascia riposare, al caldo, magari in un forno spento, avvolto con un panno caldo». Ora che ci sono le macchine è tutto più semplice, ma l’emozione del risultato non cambia. «Tutte le paste lievitate, dove la “trasformazione” dipende fino ad certo punto da te, hanno un che di magico: e il risultato ti stupisce ogni volta».

La rinata passione per i menu a chilometro zero si traduce anche in un ritorno alla tavola domestica. Sempre secondo le stime della Coldiretti il 44% degli italiani va più spesso a mangiare da genitori e parenti e a una cena fuori preferisce una pasta in casa con amici: lo stesso rapporto Eurispes 2013 ha evidenziato come l’87% degli italiani ha ridotto le spese per i pasti in ristoranti e pizzerie. Ma il 37 per cento ha ammesso che, dovendo tagliare sui costi, non rinuncerebbe mai alla qualità dei cibi. «Io e mia moglie siamo amanti della convivialità e del buon mangiare, soprattutto a casa nostra», racconta Aldo Coppola, che fuori dai suoi saloni si dedica anima e corpo a una fattoria nel pavese dove pascolano mucche, capretti e pecore. «Invitiamo spesso gli amici per mangiare le cose della nostra terra: vino, olio, persino champagne. Ma soprattutto salami, culatelli e coppa».

Il fotografo Oliviero Toscani ha iniziato nel 1975, con la moglie Kirsti, a cucinare in casa. «È un atteggiamento che appartiene ai cuori liberi, indipendenti. Ho inaugurato questo ciclo di “autosostentamento” comperando i pannelli solari in Germania, quando neppure si sapeva cosa fossero». La farina, le uova, l’olio d’oliva, il vino, le conserve di pomodori, le marmellate: tutto viene prodotto nella casa toscana vicino a Bolgheri. «Quando i bambini erano piccoli infornavamo il pane ogni volta che ci capitava, nonostante fossimo spesso in viaggio: oggi cuciniamo più che altro verdure del nostro orto, mia moglie è la più grande cuoca di zuppe che esista».

Michela Proietti – Il Corriere della Sera – 17 marzo 2013

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