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Terapie intensive e Covid. Cosa intendiamo realmente per posto letto di terapia intensiva? Una proposta per evitare il “gioco delle tre carte” tra le Regioni.

Le Regioni in molti casi hanno incluso nei posti letto attivi – definiti in modo generico dal livello centrale e altrettanto genericamente controllati –  tutti i posti letto disponibili per far fronte all’emergenza. È dunque evidente che le percentuali di occupazione di questi letti riportate nelle varie situazioni locali sono difficili da interpretare e sicuramente disomogenei. Si rende quindi necessaria una più chiara definizione di cosa intendiamo realmente per posto letto di terapia intensiva

Nessuno mette in discussione che la pressione del Covid sulle terapie intensive sia forse il parametro attualmente più importante per monitorare l’impatto della pandemia sul sistema sanitario, ma tutti mettono in discussione l’affidabilità dei dati con cui viene effettuato. E’ diffusa e motivata la convinzione che il numero dei posti letto utilizzati dal sistema di monitoraggio centrale per il calcolo del fatidico indice della percentuale di posti letto da parte dei pazienti Covid sia sovrastimato in molte Regioni.

La questione è finita anche di recente su giornali “generalisti” di livello nazionale come l’Espressoil Manifesto e il Fatto Quotidiano testimonia come ormai il problema è, come si dice, di dominio pubblico. Lo stesso vale per la  stampa locale come nel caso del Friuli Venezia Giulia, delle Marche della Sicilia e del Piemonte, solo per fare alcuni esempi.

Sicuramente su questa incertezza sulla affidabilità dei dati gioca un ruolo importante la scarsa “credibilità” della situazione monitorata quotidianamente dal Report Agenas che proviamo a ricostruire con la Tabella allegata con i dati del 24 gennaio 2022. In base a questa tabella il numero di posti letto attivi in Italia sarebbe superiore dell’11% a quello previsto dal DL 34/2020 (9.663 posti letto attivi contro gli 8.679 previsti), percentuale che salirebbe ulteriormente se si considerassero anche gli ulteriori 542 posti letto attivabili. Quella percentuale in alcune Regioni arriva attorno al 40%.

Se si sta alla risposta ad una interrogazione alla camera del sottosegretario Costa da me commentata qui su QS questi “dovrebbero” essere i criteri con cui andrebbero comunicati  dalle Regioni i dati sui posti letto:

• il riferimento per il calcolo è il decreto-legge n. 105 del 23 luglio 2021 in base al quale le Regioni hanno comunicato i loro posti letto di terapia intensiva attivi al momento;

• è possibile aggiornare i dati con cadenza mensile sulla base di posti letto aggiuntivi che non incidano su quelli già esistenti e destinati ad altre attività;

• nei posti letto attivi possono essere inclusi anche quelli attivabili in 24-48 ore;

• ai soli fini di monitoraggio delle potenzialità di risposta dei servizi ospedalieri, il sistema informativo rileva altresì il numero di posti letto di terapia intensiva attivabili in breve arco di tempo, ma con tempi di attivazione superiori alle 24-48 ore.

È evidente che i numeri del report dell’Agenas non sembrano  coerenti né con lo stato di avanzamento dei lavori per l’adeguamento  dei posti letto previsti dal DL 34 (vedi il recentissimo articolo dell’Espresso) né con la effettiva disponibilità di personale specializzato siano essi anestesisti rianimatori (vedi il recente intervento di Vergallo presidente di Aaroi-Eimac, qui su QS) che infermieri (sulla cui carenza in tutte le aree è intervenuta su queste pagine la FNOPI pochi giorni fa).

Quei criteri ricordati dal sottosegretario non sono assolutamente chiari come dimostrano le dichiarazioni del 25 agosto 2021 attribuite al Direttore del Dipartimento interaziendale funzionale a valenza regionale “Malattie ed Emergenze Infettive” (D.I.R.M.E.I.) riportate nel sito ufficiale della Regione Piemonte a proposito dei 628 posti letto del report Agenas di quella Regione:
“Per quanto concerne la distinzione tra posti letto strutturali, funzionali, temporanei e provvisori essa non è frutto di una mera sottigliezza lessicale, ma rispecchia in modo il più possibile realistico l’esigenza di predisporre in tempi rapidi (h24) i posti letto necessari in caso di cambiamento in peggio dello scenario epidemiologico. Dei 299 posti letto strutturali definiti dal Decreto legge 34/2020 e in fase di realizzazione, 99 sono già attivabili a breve e si sommano ai 327 strutturali già presenti in fase pre-Covid. Con risorse regionali invece sono stati attivati altri 160 posti funzionali. A questi si aggiungono altri 42 posti funzionali che in caso di estrema necessità sono potenzialmente attivabili nell’arco di un giorno, attraverso la conversione di altri reparti. In totale, sono quindi 628 i posti letto di terapia intensiva disponibilità in Piemonte per fronteggiare l’emergenza.”

Mentre il Decreto parla solo di posti letto attivi (lasciamo perdere gli attivabili che sono un oggetto misterioso), la Regione Piemonte declina questa classificazione in tre categorie: strutturali (pre-Covid più DL 34), funzionali attivati e funzionali attivabili.  Questi ultimi esplicitamente collocati in altri reparti riconvertiti allo scopo. Totale 628 posti letto attivi.

Ma analoghe interpretazioni sono state evidentemente date da altre Regioni, come ad esempio le Marche che hanno conteggiato come attivi i posti di terapia intensiva del Covid Hospital in Fiera di Civitanova Marche chiuso da mesi.

Insomma le Regioni in molti casi hanno incluso nei posti letto attivi – definiti in modo generico dal livello centrale e altrettanto genericamente controllati –  tutti i posti letto disponibili per far fronte all’emergenza. È dunque evidente che le percentuali di occupazione di questi letti riportate in Tabella delle varie Regioni sono difficili da interpretare e sicuramente disomogenei.

Si rende quindi necessaria una più chiara definizione dei posti letto di terapia intensiva che potrebbe essere la seguente:

• posti letto ospedalieri strutturali totali: posti letto fisicamente disponibili in ambienti ospedalieri idonei con le tecnologie adeguate;
• posti letto strutturali ospedalieri attivi: posti letto che dispongono di personale strutturalmente assegnato proprio;
• posti letto strutturali ospedalieri attivati: posti letto che sono stati ulteriormente attivati con prevalente ricorso a personale assegnato ad altre attività;
• posti letto strutturali in costruzione;
• posti letto funzionali: posti letto derivanti dalla riconversione di altre aree dell’ospedale distinti tra disponibili e attivati;
• posti letto provvisori in strutture esterne all’ospedale distinti tra disponibili e attivati.

La percentuale di occupazione ai fini dell’attribuzione del livello di rischio andrebbe calcolata sui soli posti letto strutturali ospedalieri attivi come sopra definiti. Gli altri posti letto servirebbero ad una migliore comprensione della situazione delle aree critiche dei nostri ospedali.

Due ultime annotazioni:
• si registra anche una grande variabilità da approfondire nella percentuale di ricoverati per Covid assistiti in terapia intensiva;
• va data trasparenza a livello regionale a questi dati, una trasparenza che in molti casi manca.

Claudio Maria Maffei – Quotidiano sanita 

26 gennaio 2022

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