Breaking news

Sei in:

Terra rovente. Il rapporto dell’Onu sul clima: “Vicini al punto di non ritorno. Sempre più eventi estremi se entro il 2050 non si arriva a emissioni zero”

Elena Dusi, Repubblica. «Abbiamo perso il controllo» gridava qualche giorno fa Mattias Andersson, capo dei pompieri di Ornskoldsvik, mentre il fuoco divorava le foreste della Svezia a 63 gradi di latitudine nord, mezza giornata di viaggio dal Circolo Polare Artico. La frase può essere applicata al clima della Terra. Fra inondazioni in Germania e Cina, roghi in Turchia, Grecia, Italia e America, il sesto rapporto dell’Ipcc in uscita oggi può prendere il grido di Andersson come motto.
Otto anni fa il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), l’ente delle Nazioni Unite che studia il riscaldamento del pianeta, nel suo quinto rapporto lanciava soprattutto moniti. Erano moniti centrati, come dimostra quest’estate di fuoco e inondazioni. L’accordo di Parigi del 2015 aveva fissato la linea rossa da non superare in 1,5-2 gradi di aumento rispetto all’epoca preindustriale. Oltre questo limite, scrive l’Ipcc oggi «le condizioni ambientali cambieranno al di là della capacità di adattamento di molte specie». Peccato che a giugno, ultimo mese con misurazioni ufficiali, fossimo già a 1,4° di aumento sulla terraferma, secondo l’americana Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), con un decennio di anticipo sulle previsioni.
Secondo il rapporto di oggi (in realtà esce solo il primo capitolo, gli altri sono previsti nei prossimi mesi), nel 2030 potremmo arrivare a 3 gradi e nel 2.100 fino a 4. «Il peggio — si legge nella bozza — deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi ». La cura per riportare il termometro in equilibrio consiste nel dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050.
Al testo hanno lavorato 234 scienziati di 195 paesi, analizzando 40mila articoli scientifici. La parola chiave del rapporto è tipping point: punto di non ritorno. È come quando una barca si inclina oltre il limite e diventa impossibile raddrizzarla. Se l’anidride carbonica salirà troppo e la temperatura del pianeta supererà di 1,5° la media degli ultimi 150 anni, non ci saranno meccanismi efficienti per riportarla nella norma. Se i ghiacci dei poli si fonderanno oltre un certo limite, sarà impossibile che ritornino allo stato solido come facevano prima. Se roghi e siccità continueranno a erodere la foresta amazzonica, difficilmente la vedremo ricrescere nell’arco di una vita umana. Laddove si creerà un deserto, non rifioriranno più prati o boschi. E se una specie si estinguerà, nessuno potrà più resuscitarla. «La vita sulla Terra — spiegano gli esperti — saprà riprendersi da un cambiamento climatico drammatico facendo evolvere nuove specie e creando nuovi ecosistemi». Per gli uomini però «le conseguenze saranno irreversibili » .
Tutto questo, secondo il rapporto di oggi, non è inevitabile. Però è diventato ormai «probabile». Al Guardian il sottosegretario britannico Alok Sharma, che a novembre guiderà la conferenza mondiale sul clima Cop26 a Glasgow, ha detto che «non siamo ancora fuori tempo massimo, ma non possiamo più aspettare. Il momento di agire è adesso».
Il superamento dei punti di non ritorno è considerato dall’Ipcc un avvenimento «probabile in assenza di interventi». In questo caso il livello dei mari salirà, le temperature delle nostre città diventeranno soffocanti e in Sicilia (come già avviene) cresceranno ancor più mango e avocado. L’agenzia dell’Onu non dice che per questo necessariamente ci estingueremo, ma solo che le cose non saranno mai più le stesse. La nostra vita nel complesso diventerà più insicura. Alcune delle soluzioni suggerite sono passare ad auto elettriche, piantare alberi, ridurre la carne nella dieta a favore dei vegetali, riabbassando un livello di anidride carbonica che mai è stato così alto negli ultimi 800mila anni. «Dobbiamo ridefinire stili di vita e consumo» scrive il rapporto. Altrimenti l’Europa del Sud dovrà abituarsi a estati africane, le alluvioni improvvise non saranno più eccezionali e la Svezia dovrà rafforzare il corpo dei pompieri al servizio di Mattias Andersson.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top