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Terza dose insieme all’antinfluenzale, in arrivo il via libera. Il ministero pronto a dare l’ok al vaccino in contemporanea per gli anziani

La Stampa. Con le riaperture l’influenza quest’anno è pronta a rialzare la testa e così, per evitare il caos in studi medici e pronto soccorso tra chi confonde i mali stagionali con i sintomi del Covid, il Ministero della Salute è pronto a dare a breve(inizio ottobre) il via libera alla somministrazione in contemporanea dei due vaccini. «Aspettiamo che si concluda l’istruttoria perché l’abbinamento non è nella scheda tecnica dei due vaccini anti-Covid a Rna-messaggero», riferisce una voce autorevole del dicastero di Speranza. Tradotto: a breve l’Aifa darà l’ok, una volta terminato di esaminare i dati, più che favorevoli, forniti dalle aziende produttrici che hanno sperimentato su un campione di vaccinati gli effetti della somministrazione in simultanea.
Il Lazio intanto non aspetta. «Dal 4 ottobre siamo pronti a partire, evitando così a tanti anziani ultraottantenni di doversi sottoporre allo stress del doppio spostamento per immunizzarsi», conferma l’assessore regionale alla sanità, Alessio D’Amato. Che sulla scelta sente di avere le spalle coperte. «Abbiamo già avuto il parere favorevole dello Spallanzani, che in materia è un faro».
A dire si all’uno-due anti-Covid e antinfluenzale è anche un’autorità del calibro di Anthony Fauci, l’immunologo consigliere della Casa Bianca. «Non occorre far passare alcun intervallo di tempo tra la vaccinazione contro l’influenza e quella anti Covid-19, con la terza dose. Ciò che conta – ha detto ieri alla Cnn – è solo fare entrambe le immunizzazioni appena possibile. E se ciò significa farsi fare un’iniezione in un braccio e l’altra allo stesso momento nell’altro, questo va benissimo». «L’importante è facilitare le opportunità per la gente di ricevere entrambi i vaccini e perciò l’opzione di farli nella stessa visita è probabilmente la più conveniente», è la sua conclusione. Sottoscritta da Claudio Cricelli, presidente della Simg, la società scientifica dei medici di famiglia. «Non esiste alcun rischio di reazione anticorpale abnorme perché ogni vaccino segue la sua strada. Del resto somministriamo da anni ai bambini milioni di esavalente senza che accada nulla di grave», spiega. Ma l’appello diffuso è a vaccinarsi contro il virus stagionale, perché con le riaperture «la prossima stagione potrebbe essere di media intensità, con un numero compreso tra 4 e 6 milioni di casi contro il milione e 600 mila dello scorso anno», mette a sua volta in guardia Fabrizio Pregliasco, ricercatore di virologia all’Università degli Studi di Milano. «Affinché non sia una stagione pesantissima come le due che hanno preceduto la pandemia dipenderà da quanti si vaccineranno contro l’influenza». Lo scorso anno la campagna antinfluenzale è stata comunque già un successo, nonostante tanti under 65 siano rimasti a bocca asciutta non avendo potuto comprare in farmacia l’antidoto che alla fine è andato solo a medici di famiglia e Asl. Dai 10 milioni di vaccinati si è passati a 14,5 perché in tanti hanno preferito scacciare così la paura del Covid, visto che i suoi sintomi collimano in larga parte con quelli influenzali. Anche se poi le stime della Simg dicono che con i suoi 8.000 morti in media l’anno non è che l’influenza sia così da sottovalutare. Quest’anno comunque si punta ad alzare ancora di più l’asticella degli immunizzati dal virus stagionale e le Regioni si sono mosse in anticipo acquistando 19 milioni di fiale che a partire dalla prossima settimana saranno distribuite anche nelle farmacie, dove possono acquistarle gli under 65, mentre sopra quell’età il vaccino è gratuito.
Augurandosi che sempre più italiani alzino il muro contro l’influenza intanto è sempre Cricelli a spiegare come non diventare matti distinguendo questa dal Covid. «Il suggerimento è utilizzare negli studi dei medici di famiglia il test Combo, che dà una risposta in tempo reale. Sono tamponi con doppio reagente, uno per test Covid antigenico e uno per i virus antinfluenzali, che abbiamo iniziato a utilizzare nei nostri studi già lo scorso anno». Ma l’antidoto migliore alla paura resta sempre il vaccino. Per entrambi i virus.

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