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Test Università, anche presidi contro ministro. Forti polemiche per anticipo prove

L’anticipo dei test di accesso alle facoltà a numero chiuso riguarda Medicina, Veterinaria, Professioni sanitarie e Architettura.

Un decreto che fa discutere, quello con cui il ministro Francesco Profumo, ha deciso di anticipare i test di accesso alle facoltà a numero chiuso. E non solo per il momento dell’anno in cui è arrivato – del tutto inatteso – ma anche per le incongruenze che sottolinea.

Lo sconcerto

Dopo le proteste che venerdì si sono levate dalle organizzazioni studentesche un po’ in tutta Italia, ieri i presidi sono intervenuti nella polemica. Gianni Oliva, per esempio, da bis-preside dei classici Cavour e D’Azeglio attacca: «Stimo Profumo, ma questa volta non capisco la sua decisione. Anticipare a luglio i test è sicuramente utile per i professori universitari, che a fine mese sono comunque impegnati negli esami estivi e all’inizio di settembre possono fare altro… Ma è una scelta infelice per i maturandi: che senso ha imporre loro di iniziare a prepararsi per il test il giorno dopo l’orale?».

E l’assessore all’Istruzione della Provincia Umberto D’Ottavio, in campagna elettorale, rincara: «Per gli studenti si tratta della carriera professionale, del futuro. Quando si prendono decisioni che riguardano la scuola occorrono metodo e sensibilità».

Problemi pratici

Oliva sottolinea i problemi organizzativi che l’anticipo si porta dietro: «Cavour e D’Azeglio hanno promosso un corso intensivo di preparazione: 72 ore full immersion con docenti interni e universitari dal 19 agosto ai primi di settembre, cinque ore ogni mattina a 150 euro, contro i mille che chiedono i privati. Dovremo riprogrammarle dall’8 luglio e per chi avrà appena affrontato l’orale non sarà facile. Chi fa l’orale alla fine è discriminato, avrà meno tempo».

Genitori irritati

Il preside del liceo classico Alfieri ieri mattina ha incontrato un gruppo di genitori. «Erano contrariati. Molti dei nostri studenti vogliono entrare a Medicina e si impegnano allo spasimo per la maturità. Dopo, dovrebbero avere il tempo di prepararsi. Noi abbiamo organizzato un corso di trenta ore, ora finirebbe di essere quasi in contemporanea con lo studio per l’esame. L’anno prossimo ci si organizzerà, ma ora cambiare le regole in febbraioha senso? Tra l’altro, mi chiedo se anticipare abbia davvero senso per una migliore organizzazione: in agosto le segreterie faranno un po’ di ferie e si andrà a finire comunque a settembre».

Studiare non basta?

Il decreto sollecita molte riflessioni. «È invalsa l’abitudine di doversi sobbarcare due preparazioni diverse – osserva Caterina Bocchino, preside del liceo scientifico Volta -, una per l’esame di stato e un’altra per il test con libri e corsi ad hoc. Se la scuola funzionasse davvero per competenze non ce ne sarebbe bisogno. Di certo, quel che manca alla scuola oggi è la preparazione ad affrontare la parte di logica nei test».

«La realtà è che per l’università, la maturità non ha valore. È vero che in certi corsi negli anni finali mancano materie come fisica e chimica, previste all’inizio, ma su questi aspetti varrebbe la pena di riflettere. Come sull’esame di terza media: l’obbligo prosegue per altri due anni… Sono costi che lo stato sostiene», osserva Tommaso De Luca, preside dell’Avogadro e presidente dell’Asapi, l’associazione delle scuole del Piemonte. «È grottesco: intorno ai test universitari è nato un grande business. Sembra impossibile che test di cultura generale non possano essere compresi all’interno del curricolo e dell’esame finale».

La Stampa – 18 febbraio 2013

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