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Test Università: salta il bonus legato al voto della maturità. Gli studenti ‘migliori’: “Non si cambiano le regole così”

Nato nel gennaio 2008 con il decreto Fioroni, il meccanismo è stato modificato due volte, fino allo stop di ieri. Gli oltre 84mila aspiranti medici che ieri hanno affrontato il test d’ingresso sono entrati in aula quando la prova era caratterizzata dal «bonus maturità», e ne sono usciti quando le regole erano già cambiate.

Basta questo a mostrare il forte rischio che la decisione del Governo di cancellare il «bonus» anche per le prove di quest’anno possa produrre un mare di carta bollata. Secondo il ministero, però, tenere fermo il punto e rimandare la riforma avrebbe potuto aprire varchi a un’ondata di ricorsi ancora maggiore: la chiamata al Tar, del resto, è compagna abituale delle prove di ammissione alle facoltà a numero chiuso, e la zoppicante vicenda del bonus maturità ha finito per moltiplicare gli annunci di ricorsi sia nel momento della sua introduzione, sia in quello della sua cancellazione. Di passaggio in passaggio, la vicenda si è appesantita di complicazioni crescenti, che ne hanno reso impossibile una gestione ordinata e inevitabile un esito problematico.

La «valorizzazione della qualità dei risultati scolastici ai fini dell’accesso ai corsi universitari», nome burocratico del bonus maturità, nasce ufficialmente nel gennaio 2008, con il decreto-Fioroni (Dlgs 21/2008) che prevede di distribuire 10 punti in base ai voti ottenuti dagli studenti negli ultimi tre anni delle superiori e nell’esame di maturità. Il decreto raccoglie in questo modo una discussione in atto da anni, alleggerisce la valutazione rispetto a progetti iniziali che pensavano di attribuire al curriculum scolastico fino a 25 punti, ma non riesce a imboccare la strada dell’attuazione: a fermarlo sono le troppe variabili che entrano in gioco all’esame di maturità, quando da un istituto all’altro e da una città all’altra preparazioni simili sfociano in voti anche molto diversi fra loro.

Presenza fissa nei decreti «milleproroghe» che ad ogni fine d’anno fanno slittare una serie di scadenze sparse qua e là nelle leggi rimaste lettera morta, il bonus maturità era stato rilanciato dal Governo Monti, ma il suo ritorno in campo ha spinto i test di quest’anno in un ginepraio di modifiche in corso d’opera. Per limitare gli effetti dei diversi gradi di “generosità” nelle valutazioni dei singoli istituti, il bonus “risorto” si basava sul meccanismo dei «percentili», attribuendo 10 punti solo al 5% di studenti “migliori” di ogni istituto, riservando 8 punti al 5% attestatosi appena più in basso e così via, fino a negare il bonus agli studenti esclusi dal 20% più “brillante”. Anche così, il meccanismo è stato sommerso di critiche, e proprio nei giorni di chiusura delle iscrizioni ai test secondo il vecchio calendario, che prevedeva esami a luglio e classifica nazionale a settembre, l’allora neo-ministro Maria Chiara Carrozza ha deciso il primo stop dando il via alla ristrutturazione del premio. A giugno è stata preparata quindi la seconda versione del bonus, che ancorava la distribuzione dei punti ai voti distribuiti dalle singole commissioni della maturità, ma nemmeno questo sistema di ponderazione è stato giudicato in grado di reggere alla prova dei Tar.

Si arriva così al terzo cambio in corsa, annunciato ieri mentre si svolgeva il test di medicina. Anche così, però, i giudici amministrativi non rischiano certo di restare inattivi, perché potranno essere chiamati in causa da due schiere di studenti: quelli che lamenteranno l’esclusione a causa dell’addio a una regola su cui avevano fatto “affidamento”, ma anche quelli che sosterranno di non aver affrontato il test perché scoraggiati dalla presenza di un sistema di valutazione poi tramontato prima di nascere.

Il Sole 24 Ore – 10 settembre 2013 

Lo sconcerto tra Cervantes e quiz sul prosciutto “Test falsati, non si cambiano le regole così”

Alla prova per Medicina protestano i migliori diplomati. E fanno festa tutti gli altri

IL BONUS maturità non c’è più. «È uno scherzo? Io ho nove punti » dice la ragazza inviando un sms appena fuori dal test di Medicina. Firenze, piazzale affollato davanti a una delle sedi universitarie. Il bonus è stato cancellato dal Consiglio dei ministri. «Sarebbe fantastico… era iniquo, ma possibile?». Sconcertati, presi in contropiede, i reduci della prova che in tutta Italia ha visto iscritti 84mila candidati (un numero sempre in crescita negli ultimi anni), riemergono dalle aule a fine mattina in ordine sparso e vengono a sapere della novità. Cominciano a twittare divisi in favorevoli: «Bravo ministro», «dài festeggiamo», «era discriminatorio quel bonus». E contrari: «tutti i Trota gioiscono», «un pasticcio assurdo», «non c’è certezza nel diritto», «vendo voto maturità causa inutilizzo».

Qualcuno profetizza: «Si riempiranno di ricorsi», il Codacons già li promette: «difendi il tuo diritto allo studio agisci contro il numero chiuso nelle facoltà» si legge in un volantino. «Entriamo con delle regole e usciamo con altre — osserva Chiara, 19 anni e una maturità scientifica alle spalle — Del resto a febbraio avevano annunciato il test a luglio e a giugno hanno corretto su settembre. Oltre alla precarietà del futuro voglio farci sentire l’incertezza del presente» ironizza. Antonio Carrassi, presidente di Medicina alla Statale di Milano osserva: «La decisione di abolire il bonus mi sembra saggia, ma mi ha lasciato sbalordito che sia stata presa all’ultimo. Se ci si mette nei panni di chi aveva il bonus, si capisce lo scontento».

Non bastava l’assalto alle iscrizioni, i controlli, le code all’ingresso nelle aule. Nel giorno del test più temuto dell’università italiana, con i commissari impegnati a isolare i candidati dai telefonini, da ogni possibile accesso in rete e dai copioni, tramonta una delle novità più contestate, il premio in punti per i primi della classe nell’esame di Stato. Resta invece intatto il quizzone come rastrelliera per selezionare i 10.771 futuri medici.

Sessanta domande, una raffica di risposte multiple che vanno dalla cultura generale, alla logica, dalla biologia alla fisica alla matematica: è richiesta una velocità di crociera di un minuto e quaranta a quesito. Bisogna correre sulle pagine. Si va dalla caccia all’errore nell’abbinamento fra città e museo (a Parigi al posto del Louvre è stato messo l’Hermitage), allo scoprire chi è l’autore del Don Chisciotte (Miguel de Cervantes), a Luisa che compra il prosciutto cotto in offerta al supermercato e deve ottimizzare gli sconti con le date di scadenza,quiz sempre utile in tempi di crisi economica. In materia di logica, anche una beffa: la domanda che contestava la validità degli stessi test di logica nella preparazione degli studenti. «Certi quesiti erano davvero troppo lunghi per il poco tempo che avevamo a disposizione» è una delle lamentele ricorrenti. «Davvero pensateche tutto questo serva?» chiede una ragazza a un commissario.

A Roma alla Sapienza, l’Udu, l’unione degli studenti universitari, ha protestato per lo sbarramento dei test con un flashmob in cui i ragazzi indossavano cartelli stradali con il divieto di accesso, quelli di Link, altra organizzazione studentesca, hanno steso uno striscione in cui si leggeva: «Il numero chiuso non è salutare». Daniele Grassucci, della community Skuola.net si è iscritto al test della Sapienza «per vedere se era vero quello che ci segnalavano molti candidati e cioè che nelle aule c’era comunque chi copiava e chi riusciva, malgrado i controlli all’ingresso, a portare il cellulare». Il telefonino se l’è nascosto fra la cintura del pantaloni e una camicia e, con una webcam sistemata su una penna, ha documentato le varie fasi della prova. «Però — ammette — sipossono cercare in Internet le risposte di cultura generale, ma per le altre è inutile: a chimica, se le ossidoriduzioni non le sai fare, il cellulare non serve a niente». Lo stesso vale per i quesiti sul glicogeno o la differenza fra cellule procariote ed eucariote, per la fotosintesi e le domande di genetica o per quelle di matematica. La questione dei controlli esiste: i commissari sono spesso pochi rispetto ai candidati: «Noi eravamo 50 in classe con tre prof». «Il problema è più generale — sottolinea un’altra studentessa — siamo sicuri che basta un test per capire chi sarà un buon medico domani?». I risultati del test si conosceranno il 23 settembre, il Miur pubblicherà la graduatoria nazionale il 30.

Repubblica – 10 settembre 2013 

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