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Tetto da 240 mila euro agli stipendi Camera, i dipendenti contro Boldrini. Protesta con i fischietti, l’ira del presidente di Montecitorio

Commessi e funzionari contestano i membri dell’Ufficio di presidenza per il via libera alla riduzione dei salari L’ira della Boldrini: “Protesta che rattrista, pensino al Paese reale che non ha neanche la cassa integrazione”. Sereni (Pd): scelta giusta, sfido i fischi. Anche i lavoratori del Senato fanno muro

Per la prima volta nella storia, i dipendenti della Camera contestano, in un corridoio di Montecitorio, i politici che hanno deciso di tagliare i loro stipendi. Ieri mattina, mentre fuori dal palazzo Cgil, Cisl e Uil sollecitavano il finanziamento della cassa integrazione in deroga, all’interno, davanti agli uffici della presidenza, decine tra commessi e funzionari si sono riuniti in un sit-in contro la riduzione delle loro retribuzioni, quasi tutte sopra i 100mila euro. La protesta ha registrato momenti di tensione quando è stata presa di mira la vicepresidente Marina Sereni (Pd), che ha la delega sul personale. «Bel capolavoro, grazie!», le è stato urlato nel corridoio dei “busti” da decine di lavoratori. Proteste anche nei confronti dei questori e dei Cinque Stelle Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro. Spintonati e insultati («Parassiti», «Restituite i 120 milioni di contributi all’editoria») pure i giornalisti. Non si era mai assistito ad una iniziativa così massiccia dei dipendenti (sono 1400 rappresentati da 11 sindacati), che si oppongono ai tagli del 20 per cento alle retribuzioni. E al tetto di 240 mila euro agli stipendi più elevati (una ventina). La loro rabbia è scattata anche per non essere stati ammessi all’Ufficio di presidenza. Subito dopo il sit-in, si sono riuniti in un’infuocata assemblea. La riduzione dei salari riguarda anche il Senato, dove però non si sono verificate proteste. «La scelta fatta dal Parlamento — si legge in un comunicato dei sindacati di Palazzo Madama — non è equa perché usando strumentalmente il tema della crisi riduce i dipendenti a capri espiatori, utili da sacrificare per scopi politici». «Non è un’operazione di contenimento della spesa — aggiungono — ma un attacco frontale al valore del lavoro pubblico e di quello al servizio del Parlamento».

La vicepresidente Marina Sereni difende la scelta dei tagli. «Se fuori di qui c’è un processo di rivisitazione degli stipendi più alti — dichiara — sarebbe singolare che il legislatore, che ha votato la conversione di quel decreto, non si ponesse il problema. Fa più piacere prendere applausi che fischi, ma bisogna assumersi delle responsabilità».

A bacchettare il personale in rivolta, «auspicando responsabilità e consapevolezza», è intervenuta la presidente della Camera. «È un passo importante e positivo — ha dichiarato Laura Boldrini — quello sul nuovo assetto retributivo, in linea con il principio dei tetti massimi che vale per tutte le amministrazioni pubbliche ». «Spiace e rattrista» la contestazione, ha aggiunto, proprio mentre fuori Montecitorio c’era «il Paese reale»: i lavoratori che chiedono il finanziamento della cassa integrazione.

Repubblica – 25 luglio 2014 

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